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La dominazione del Bull Fenris

La dominazione del Bull Fenris

La dominazione del Bull FenrisSi avvicinava il mio compleanno e Gianni, quest’anno, aveva deciso di farmi un regalo fuori dall’ordinario.Dato che il mio compleanno cadeva di sabato, aveva organizzato un incontro in hotel con il bull Fenris, un uomo grande e forte che, come il lupo della mitologia norrena, aveva un carattere ribelle e selvaggio.Gianni sapeva che le chat con questo bull mi avevano intrigato parecchio, così lo aveva contattato per chiedergli di partecipare al nostro gioco senza dirmi nulla.In realtà, avevo sospettato qualcosa, perché nei giorni prima dell’incontro Fenris si era fatto schivo e mi dava risposte evasive, ma quando me lo trovai al tavolo, la sera del venerdì, devo ammettere che la sorpresa mi intrigò ed eccitò.Non lo avevo mai visto di persona e a figura intera, perciò mi presi del tempo per osservarlo: alto, ben piazzato, dai muscoli snelli e forti di chi è abituato a fare un lavoro fisico all’aria aperta; indossava con disinvoltura una camicia azzurra, aperta sul collo, e un paio di jeans che ne delineavano le lunghe gambe ben tornite.Mi accolse con un sorriso malizioso sul volto affilato, caratterizzato da un folto pizzetto e circondato da una selva di capelli selvaggi neri come la notte, i profondi occhi castani già brucianti di desiderio.Appena gli fui a tiro mi avvolse tra le braccia con trasporto, facendomi sentire il suo calore e il suo membro, già in parziale erezione, attraverso la stoffa dei pantaloni, poi strinse la mano a Gianni e ci sedemmo al tavolo per la cena.Durante il pasto, Fenris non perse tempo: mostrò sin da subito la sua indole curiosa e provocatoria e, anche se non entrò mai nei dettagli espliciti, aveva capito che mi stava facendo eccitare, perché spesso mi guardava con aria sorniona.Sembrava che, in cuor suo, avesse già messo in conto di avermi vinta, dato che aveva organizzato tutto con Gianni alle mie spalle. Io, però, non volevo rendergli le cose facili, anzi volevo fargli capire chi comandasse, così passai parte della cena a escogitare un modo per mettere in riga quel bull così sfrontato.L'idea mi venne quando io e Gianni tornammo in camera e notai come il letto era uno di quei letti a baldacchino, circondati da quattro robuste colonne di legno, che alcuni hotel mettevano nelle suite per dare alla stanza un aspetto più padronale.Mi tornò in mente quello che lo stesso Fenris mi aveva raccontato una volta: di come, cioè, il gigantesco lupo fosse stato legato per insegnargli l'obbedienza.Decisi in quel momento che avrei fatto lo stesso con il mio bull.Dissi a Gianni che, dato che era il mio compleanno, volevo cambiare un po' la solita routine: la mattina dopo si sarebbe dovuto occupare lui di andare a prendere il bull nella sua camera per portarlo alla monta e, gli spiegai, volevo che fosse denudato e legato ad uno dei pali del letto, mani e piedi. Gianni non fece domande e si preparò ad obbedirmi, come al solito.La mattina successiva, mentre il cuckhold andava a prendere il bull e a prepararlo, io mi chiusi in bagno e mi preparai a mia volta con cura: avevo optato per biancheria di pizzo rossa, un tubino nero aderente, stivali di cuoio dal tacco alto e capelli lasciati sciolti, come sapevo piacevano a Fenris.Completai la preparazione con due gocce di profumo, poi, al segnale di Gianni, mi presentai in camera da letto.Fenris, ben legato con alcuni foulard di seta, mi aspettava con il pene già turgido: nel vedermi così sexy già mi divorava con gli occhi. Conoscendolo, mi aspettavo che avrebbe detto qualcosa di sagace, ma stavolta non glielo permisi: gli misi una mano sulle labbra e, avvicinatami a lui, gli sussurrai:"Non dire nulla: i regali di compleanno non parlano."Era il mio turno di sorridere, mentre mi portavo dietro di lui, salivo sul letto, lo circondavo tra le mie braccia e iniziavo a masturbarlo: una mano percorreva lenta l'asta del pene, sfiorando con le dita la cappella per poi tornare giù, accarezzando il canale sensibile al di sotto; l'altra giocava con i suoi testicoli, massaggiandoli, tirandoli, strizzandoli in quel modo giocoso che sapevo far impazzire i bull.Lo sentivo infatti eccitarsi sempre di più al mio tocco e la cosa faceva godere anche me. Mi separai da lui, mi tolsi i vestiti, riponendoli con cura sul letto, poi ripresi da dove avevo lasciato, strofinando piano i miei capezzoli duri sull'ampia schiena dell'uomo, per fargli sentire come anche il mio corpo stava reagendo a quel gioco sensuale.Lui, anche se non parlava, non poteva stare fermo. Avvertivo tra le mie cosce che, con le mani, cercava di raggiungere il mio sesso per stimolarmi, così decisi di lasciarlo fare: gli liberai la mano destra, invitandolo ad assaggiarmi.Da buon bull irruento non se lo fece ripetere due volte: mi accarezzò le grandi labbra, mi strofinò due dita sul clitoride, facendomi sfuggire un sospiro, poi le infilò dentro di me, esplorandomi a fondo. Quando si ritenne soddisfatto dall'esplorazione, si portò quindi le dita alla bocca, assaporando i miei umori come fossero miele dolce e pregiato, ripetendo quell'operazione più volte, mentre si godeva il mio massaggio.Ormai il suo cazzone fremeva tra le mie mani: anche se non era dei più grossi che avessi assaggiato, aveva una leggera curvatura verso l'alto che avevo trovato raramente, negli altri bull, e mi chiedevo che sensazione avrebbe causato nella mia bocca.Mi portai quindi davanti a lui: con i tacchi raggiungevo un'altezza superiore al metro e ottanta e potevo guardarlo negli occhi, anzi, da un'altezza di poco superiore.Mi assicurai solo un momento che Gianni stesse svolgendo il suo ruolo di fotografo, volevo godermi questo momento ora e più volte in futuro, poi mi schiacciai contro Fenris, baciandolo con la lingua e assaporando il mio sapore nella sua bocca.Sentivo il suo cazzo pulsare contro il mio ventre e la sua mano libera corse sicura ad artigliarmi la natica sinistra, attirandomi ancora più vicina.Se non avessi agito prontamente, mi avrebbe sollevata con la forza che avvertivo nei suoi muscoli e mi avrebbe impalata così: lui legato e io con le cosce spalancate e il desiderio di essere scopata, ma non ero ancora soddisfatta.Gli misi le mani sul petto, accarezzandone i pettorali, e mi staccai dal suo corpo, anche se a malincuore. Fissandolo negli occhi, scesi lentamente in ginocchio, leccai la sua cappella piano, facendola fremere, poi lo presi in bocca, assaporando lo sfregamento che la punta del cazzo faceva sul mio palato.Lo succhiai e lo leccai a fondo, mentre riprendevo a massaggiarli lo scroto e lui mi metteva una mano sulla testa, per forzarmi a prendere in bocca tutto quanto.Quando lo sentii prossimo a venire, mi liberai facilmente dalla sua presa mordendo forte la base del cazzo: il dolore lo fece sussultare e muovere la mano per allontanarmi da lui, così ripresi a guardarlo negli occhi."Non venire troppo presto." Gli ordinai, "Voglio che tu duri, voglio che mi scopi e mi fai godere. Ora, vediamo di farti produrre un bel po' di sborra."Gli sollevai il pene con una mano, sfregando la cappella con un pollice per tenerlo sulla corda, e mi misi sotto di lui. Iniziai a succhiargli le palle, una alla volta, leccandole per bene con la lingua e sentendone il turgore aumentare. Potevo immaginare le migliaia di spermatozoi che non vedevano l'ora di uscire e anche io, ora volevo godere fino in fondo.Gli presi il polso destro e lo portai di nuovo dietro la colonna. Non lo legai di nuovo e non gli dissi nulla, ma lo sfidai con lo sguardo a disobbedirmi.Mi voltai, dandogli le spalle, e presi a strofinare il mio sedere contro il suo cazzo ormai pronto ad esplodere. Fenris aveva sempre avuto un debole per il mio culetto e sapevo che, facendo così, lo avrei portato a desiderare fino alla follia di potermi inculare, ma, anche in questo caso, non volevo dargli soddisfazione.Era il mio compleanno, volevo fare qualcosa che avrebbe fatto godere da matti me.Mi chinai in avanti, raccolsi con le dita un po' del piacere che gocciolava senza sosta dalla mia figa vogliosa, passai una mano tra le cosce e lo spalmai sulla sua asta di bull, poi, prendendola saldamente in mano, la guidai dentro di me, scivolando piano all'indietro, godendo di ogni centimetro che mi penetrava.Quando lo sentii tutto dentro, rimasi ferma una manciata di secondi, per godermi la sensazione di essere riempita di carne dura e pulsante, ma presto iniziai a muovermi con il bacino avanti e indietro, cavalcando quel bel cazzo secondo il mio piacimento.Continuai quindi a cavalcarlo, a volte veloce, per farlo eccitare, a volte lentamente, per farlo durare di più. Io godevo e sentivo che anche lui rispondeva ai miei continui cambi di ritmo, muovendosi poco, schiavo del mio piacere, ma quel tanto che bastava per strapparmi un brivido di quando in quando.La mia figa era ora dilatata e fradicia di piacere. Colta da un'ispirazione improvvisa, mi schiacciai contro di lui, facendomi penetrare a fondo, infilai di nuovo la mano tra le mie cosce e, afferrato il suo scroto, me lo tirai nella figa assieme al cazzo.Le sue palle entrarono in me senza sforzo: sentii che Fenris reagiva a questo nuovo stimolo eccitandosi ancora di più, anche se lo avevo ritenuto impossibile, mentre anche Gianni sospendeva il suo lavoro di fotografo, guardandoci senza parole.In quel momento, tuttavia, non avevo modo di dirgli di scattare: la sensazione di essere riempita in quel modo, la sensazione di potere che provavo nell'avere tutto di quel bull dentro di me, mi avevano rapidamente portato sull'orlo dell'orgasmo.Iniziai a muovermi ritmicamente, con movimenti piccoli, per non far scivolare fuori il mio bottino, ma che sentivo stimolavano il sesso di Fenris allo stesso modo in cui l'aveva fatto prima la mia bocca."Sì, vieni!" Ansimai, travolta dal piacere, perdendo il controllo, "Vienimi dentro, sborrami tutto dentro! Sei mio, Fenris, mio! Cazzo, palle... Tutto mio!"Anche Fenris era al limite: appoggiò la mano, che aveva dimenticato di tenere dietro alla colonna, sul fondo della mia schiena e il suo pollice era entrato sicuro nel mio buchetto.Quell'ulteriore stimolo fu la goccia che fece traboccare il vaso: venni, travolta da un potente orgasmo, schizzando piacere come una fontana, ma sempre con la mano ben ferma a tenere quelle palle poderose dentro di me.Fenris, come potei vedere in seguito dai video che Gianni stava registrando, gettò indietro la testa e, con un basso grugnito, simile al ringhio di una creatura selvaggia, venne dentro di me, inondandomi di sborra densa rovente. Venne in usa serie di gettate, quante non saprei dire, poi ci abbandonammo alla sensazione umida che ci legava, ansimanti e senza dire nulla.Non ricordo per quanto rimanemmo in quella posizione, io chinata in avanti e lui legato al palo, il suo cazzo dentro di me che non voleva saperne di allentare l'erezione; dopo un tempo indefinito, mi sfilai da lui, mi voltai per guardarlo negli occhi, lo carezzai sulla guancia e lo baciai teneramente.Lui rispose al bacio, mi sorrise e mi disse, con voce roca: "Buon compleanno, bellissima.""Grazie." Replicai, sorridendo a mia volta, poi, iniziando a liberarlo, proseguii: "Il mio compleanno dura tutto il giorno... Sei pronto a soddisfarmi ancora?"
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Commenti · 2

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Immagine di protezione
fotografie assenti
1 +1 -1 Anonimo 12 ore fa

«Questa donna è una meraviglia del creato che mi fa sognare»

1 +1 -1 Dark_OssianFiamma 15 ore fa

«Molto eccitante 😍»