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La dottoressa Anna, psicologa - L'ipnosi

La dottoressa Anna, psicologa - L'ipnosi

Tornai dalla dottoressa Anna la settimana successiva. Memore di quello che era successo nella seduta precedente mi ero preparato con cura ed ero arrivato all'incontro tutto galvanizzato e con già un'erezione parziale, ben visibile grazie ai miei jeans scuri attillati.La psicologa mi aveva accolto con il suo sorriso truffaldino e un completo bordeaux, con una profonda scollatura e una gonna al ginocchio con uno spacco laterale, che lasciava intravedere un filo di pizzo azzurro.Io avevo sorriso come un ebete e mi ero accomodato sul divano al suo invito, mentre lei prendeva posto sulla sua poltrona, al fianco del divano come l'ultima volta. "Dunque." Aveva esordito lei, generando un fremito di piacere nel mio membro solo con la sua voce, "L'ultima volta abbiamo affrontato il rapporto con sua madre e direi che possiamo passare oltre, al suo conflitto subconscio con le donne autoritarie. Dato che parliamo di livello inconscio, per favorire la seduta vorrei provare a ipnotizzarla, se me lo consente.""Va bene." Avevo risposto io, deluso perché mi aspettavo qualcosa di più erotico, "Cosa devo fare: fissare un pendolino?"Lei aveva ridacchiato: "Più o meno... Si stenda per bene e si rilassi. Segua la mia voce e cerchi di lasciar correre liberi pensieri e sensazioni."Io avevo eseguito l'ordine; lei si era alzata, si era sollevata la gonna fino ai fianchi e poi si era messa cavalcioni su di me, chinandosi in avanti e mettendo il suo splendido sedere in bella mostra davanti alla mia faccia.Avevo scoperto che l'intimo azzurro le copriva solo il sesso, per poi dividersi in due fili che le correvano lungo le natiche, lasciando l'ano scoperto.Mentre fissavo quel buchetto invitante, ricordandone sapore e odore, la dottoressa aveva preso a muovere il bacino con movimenti lenti e sinuosi, facendolo danzare davanti ai miei occhi."Ora rilassati e pensa solo al mio ano." Mi aveva raggiunto la voce della psicologa, bassa e sensuale "Il mio buchino caldo e stretto, che si muove lento davanti a te. Segui i suoi movimenti. Senti il suo calore, che ti avvolge piano piano. Tutto attorno a te si fa confuso, svanisce e resta solo quel piccolo buco invitante..."Seguendo quelle istruzioni, mi ero sentito sempre più rilassato e assonnato. L'ano della dottoressa aveva saturato il mio campo visivo, la mia coscienza, fino a che, aprendosi piano piano, mi aveva inglobato in sé, come un piccolo buco nero, e tutto si era fatto buio... Il respiro del paziente sotto di me si era fatto lento e regolare, segno che l'ipnosi aveva avuto effetto.Per procedere alla fase successiva, dovevo capire se fosse del tutto sotto l'effetto della mia influenza, mi ero quindi messa accanto a lui e avevo sussurrato al suo orecchio: "Senti la mia voce?"Lui aveva inspirato profondamente, poi, come un uomo che parlasse nel sonno, aveva risposto: "Sì, ti sento."Assicuratami di avere sotto controllo la sua mente, avevo iniziato a spogliarmi, togliendomi vestito e intimo e piegandoli con cura sulla poltrona, poi mi ero dedicata a spogliare lui.Era stato come scartare un regalo di compleanno: gli avevo aperto la camicia sul petto glabro e dai muscoli ben definiti, non muscoli pompati da palestrato, ma da chi fa un sano lavoro o attività fisica, per poi sbottonargli la patta, aprire la cintura e far scendere pantaloni e boxer fino alle caviglie, mettendo in bella mostra l'oggetto che avrei usato per manipolare il subconscio del mio paziente.O del mio nuovo schiavo, se volevo dirla tutta.L'idea di vincolare a me un altro pezzo di carne, un'altra fonte di sborra e di piacere, mi faceva già bagnare, ma dovevo portare pazienza: i miei umori mi servivano tutti.Anche se fremevo dalla voglia di sottomettere quel maschio che era caduto nella mia tela, sapevo di non dover avere fretta: un errore durante il condizionamento e avrei sprecato l'occasione.Mi accoccolai sulle lunghe gambe del "paziente", afferrai la sua asta con una mano e iniziai a massaggiarla, per darle vigore, mentre l'altra mano iniziava la stimolazione dei testicoli e dell'ano per favorire l'eccitazione e la produzione di sperma."Mi senti?" Avevo chiesto, dopo la sua risposta affermativa, avevo proseguito: "Proverai piacere, eccitazione. Sono io che lo provoco, sono io che lo controllo. Non puoi godere, se non te lo ordino io."Quello aveva mugugnato, ma la mia non era una domanda che voleva una risposta.Mi ero chinata il avanti, la lingua aveva percorso piano tutta l'asta del cazzo, dalle palle alla cappella, prima che le mie labbra si dischiudesseto per prenderlo tutto in bocca.Avevo iniziato a succhiarlo, a stimolarlo con la lingua e con i denti. Il membro era diventato sempre più grande nella mia bocca e la mia figa aveva iniziato a gocciolare nell'attesa di quello che sapevo essere il passaggio successivo.Mi ero infilata due dita in quel buco caldo e gocciolante, ponendo cura di raccogliere con quel gesto quando più miele possibile, mentre davo al membro gli ultimi colpi con la bocca, aspirando forte per fare il vuoto e fare sì che la cappella si espandesse al massimo."Apri la bocca." Avevo quindi ordinato, prima di infilarci le dita che erano state dentro di me, "Ora assapora e ricordati: questo è il sapore della tua padrona, solo lei può farti provare il massimo del piacere."Mentre quello mi succhiava le dita, con la stessa avidità con cui io avevo succhiato il suo cazzo, mi ero portata in posizione, passando veloce la cappella sulle mie labbra prima di farmelo scivolare dentro.Alla penetrazione avevo grugnito di piacere: finalmente un bel cazzo duro dentro di me! La cosa che amavo di più, dopo la sensazione di potere che mi dava crearmi degli schiavi obbedienti, era quella di essere riempita a fondo in quel modo e poter controllare il rapporto per trarne il massimo godimento.Avevo quindi iniziato a cavalcare, con movimenti di bacino ampi e lenti, ideali per far durare a lungo l'erezione e sentire quel bel pezzo di carne dura muoversi tutto dentro la mia figa fradicia, stimolandone ogni sua parte.Il mio primo orgasmo era venuto dopo un paio di minuti: un denso fiotto di piacere che era schizzato forte e aveva bagnato il bacino del ragazzo che mi stava sotto.Dopo aver goduto, mi ero sollevata, avevo raccolto dalla mia figa il piacere con le dita e le avevo ficcate di nuovo nella bocca del mio futuro schiavo, per rinnovare il mio sapore, riprendendo quindi a cavalcare.Avevo ripetuto questo processo più volte, mesmerizzando la sua mente con la mia voce, ripetendogli con frasi di comando che io ero la sua padrona e che da ora in poi avrebbe sempre associato il piacere alla mia sola persona.Quando avevo avvertito che il corpo sotto di me ormai reagiva in modo istintivo ad ogni mio tocco e comando, avevo avuto la garanzia che il mio imprinting era ormai ben radicato, perciò era il momento di concludere l'operazione.Avevo dato gli ultimi colpi con il bacino, per godere in modo egoistico un'ultima volta, poi mi ero sfilata dal suo cazzo pulsante e mi ero girata sopra di lui."Ecco: senti tutto il calore e il piacere della tua padrona." Gli avevo ordinato, spalmando la mia figa sulla sua faccia. Mentre quello reagiva iniziando a leccarmi, chiaro segno che cercava ancora il mio sapore come da condizionamento, avevo iniziato a segarlo sempre più vigorosamente, infilandogli un dito nell'ano per stimolare la prostata.Era il passaggio finale del condizionamento, l'apice del mio godimento: "Vieni, schiavo: la tua padrona ti ordina di GODERE!"Dal cazzo era fuoriuscita una fontana di sborra bianca, che avevo lasciato cadere tutto attorno, mentre il mio nuovo servo gemeva e godeva soffocato dalla mia figa e dal mio culo.Dopo l'orgasmo, avevo ripulito tutto il disastro che avevo combinato, lo avevo rivestito, mi ero rivestita a mia volta, poi mi ero preparata a sciogliere l'ipnosi.Anche se il condizionamento era ormai finito, c'era un piccolo dettaglio, che amavo aggiungere. "Ora ascolta la voce della tua padrona." Avevo sussurrato al suo orecchio, "Quando mi sentirai pronunciare la parola 'seduta' tu..." "Può svegliarsi, ora."Avevo riaperto gli occhi, trovandomi ancora sul divano.La dottoressa Anna era accanto a me, seduta composta sulla sua poltrona, che mi sorrideva e mi chiedeva come stessi.Come stavo? Mi sentivo un po' indolenzito e svuotato, ma in generale bene. L'ultima cosa che ricordavo era lei che mi chiedeva di ipnotizzarmi...Avevo guardato l'orologio, scoprendo che il tempo a mia disposizione era finito. Mi ero alzato a sedere, massaggiandomi il collo, e avevo chiesto: "L'ipnosi ha funzionato?""In parte." Aveva risposto la psicologa, alzandosi per dirigersi all'agenda, pronta per fissare il prossimo appuntamento, "Abbiamo raggiunto il primo livello del subconscio, è un processo lungo, ci vorrà più che una sola sessione di ipnosi. Vuole fissare la prossima seduta?"Io non avevo potuto rispondere, perché, proprio in quel momento, il mio cazzo si era mosso nei miei pantaloni, raggiungendo in pochi secondi una poderosa erezione.
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