La mia vera dannazione estiva è sempre la fidanzata di mio cugino Vittorio che abita nei pressi di Roma e che si chiama Cynthia….Lei è una splendida valkiria 40enne. Sono molto legato a questo mio cugino, sin da piccoli, e gli voglio molto bene. Cynthia è una di quelle donne che mi suscitano sesso violento, desiderio. Cynthia ha sontuose forme giunoniche, classica romanaccia de Roma, alta 1.75, capelli biondi molto corti e notevolmente più alta del suo uomo, mio cugino che è bassino. Lei è vestita sempre in maniera molto generosa e appariscente, iperginnica, come del resto il suo uomo. Non resisto nel vederla, è, fra l’altro il suo culo da sballo marmoreo e un seno debordante che non si può non vedere, non desiderare di toccare mi ha sempre spinto a pensieri molto zozzi. Cinzia credo abbia compreso molte cose e me la ritrovo sempre li davanti o dietro, con la sua voce monotona e il difetto di pronuncia peculiare, il sigmatismo (parla con il pisello in bocca), pronunciando la s in maniera eccitantissima, erotica. Sono molti anni che questa tortura mi accompagna nelle mie vacanze. Era certo che non riuscivo più. Il fatto che per la prima volta ero sceso in Calabria senza le mie ucraine aveva reso tutto in maggiore libertà. Il 10 mattina Cinzia e Vittorio avevano iniziato a venire a nuoto da un altro lido a quello dove faccio il bagno. La donna di mio cugino indossava un bikini scosciatissimo e ridotto, mentre mio cugino rideva e scherzava. Non potevo continuare ad ammirare solamente quella donna. Ogni volta che si muoveva era per me un trauma. Mio cugino rideva sempre, era orgoglioso di quelle bombolone naturali che Cynthia si portava avanti e a giudicare dalla tensione della coppa traboccante e di rinforzo anche all’aureola mammaria, il capezzolone, doveva essere duro e rigido come il batacchio di una campana. Avevo più volte toccato la biondona e più volte ed era tutto irrimediabilmente sodo, sodo il seno, sodo il culo ma i fianchi larghi erano davvero troppo era un monumento al sesso. La mia nerchia era dritta all’inverosimile e io mentre parlavamo mi tuffai con Vittorio che sorrideva e mi prendeva in giro visto che li avevo lasciati sulla battigia nel mezzo di un discorso. Farfugliai qualche cosa sul sole, il caldo un rischio di insolazione e andai a nuoto fino ad un certo punto. Ben presto Vittorio mi raggiunse. Non vi era dubbio continuava ad essere un atleta e lo stesso fece la donna. Anche li in mezzo mare il suo seno sporgeva e l’acqua si insinuava in quelle fantastiche insenature, al che pensai che la mia nerchia sarebbe stata troppo bene li dentro, tra le grosse tettone come riparato pronto ad esplodere. Mi venne, inoltre in mente un fantastico hot dog con il mio cazzo nelle sue tette. No, non riuscivo più a stare no questi pensieri mi distruggevano, iniziai a sentire la tachicardia mentre Cinzia e Vittorio si baciavano a piena lingua. Decisi di ritornare a riva e lo feci nonostante una incessante tachicardia piano, lentamente. Avevo la mazza grossa e dura che usciva prepotentemente dal mio costume-pantaloncino. Mio cugino mi chiese se stavo male, io bofonchiai qualche cosa ma non potevo muovermi visto il turgore del pene. Maledizione, troppi erano in acqua, troppi genitori sulla spiaggia e poi lo sguardo irrisorio di Cynthia che sottolineava come dovessi perdere un bel po’ di pancetta mi costrinsero a rimanere in acqua finché non mi sgonfiai. Quando mi resi conto che il cazzo si era ammosciato a dimensioni regolari andai alla doccia e li venne ancora la donna, la quale mi disse che ci saremmo visti a casa di un mio zio che proprio quella sera aveva deciso di invitare in campagna tutti i suoi nipoti. La doccia fredda mi aiutò ancora e così andai all’ombrellone ma Cinzia mi seguì, rideva e io credetti di notare, in quell’istante, che aveva capito dal mio sguardo che non ero più lo stesso, quindi ad un certo punto seccata e con aria un pochettino snob mi salutò dicendomi che andava da Vittorio e rientrava a nuoto al lido, sottolineando come i muscoli, la forma fisica fossero importanti e come io mi stessi notevolmente appesantendo di anno in anno. Lo diceva per me, mi disse. Andò via ancheggiando in quel suo magnifico modo. Non era vero ma la lasciai dire, sapevo che non poteva non dirlo. Nel periodo che passai sotto l’ombrellone iniziai a fare caso, a ripensare a tutto di lei, per cercarle un difetto fisico, ma l’unico vero grande difetto era che fosse la donna del cugino a cui sono più affezionato. La serata a casa di mio zio iniziò e come al solito io feci di tutto per arrivare in ritardo, riuscendoci pienamente, ma nonostante il ritardo Vittorio e Cinzia ci attendevano, avevano preso i posti per me alla tavola vicino e Cinzia. Io parlavo con mio cugino ma guardavo Cinzia dal seno traboccante che non stava nel top elasticizzato e decisi in quel preciso istante, in cui anche lei mi guardava, che l’avrei fottuta con tutto me stesso senza darle un attimo di tregua in tutti i modi che mi sarebbe stato possibile metterglielo, e riempiendola da capo a piedi del mio seme. Due giorni prima, del resto, aveva raccontato il fatto che prendeva la pillola per non rischiare inconvenienti di alcun genere. Capii subito che Cinzia si era accorta del momento in cui io iniziai a guardarla con l’occhio del desiderio concupiscente ma a accettare l’occasione se fosse arrivata. Non ho avuto mai alcun dubbio nel poter soggiogare ai miei piaceri, ai miei desideri Cynthia, ero certo di dominarla. Come mi accadeva di solito quando avevo chiaro in mente che volevo possedere una donna, divenni improvvisamente tranquillo. Cinzia sembrava quasi avermi sfidato. Nel corso della discussione serale scoprimmo che la coppia ginnica correva circa 5 km al giorno ogni giorno, nuotava, e a sera ballava. Si vedeva come fossero orgogliosi della loro muscolosità. Era davvero un bel vedere. Devo ammettere che mio cugino è sempre stato atletico e muscoloso, ci ha sempre tenuto, tuttavia, rimanendo un po’ bassino era rimasto con il suo soprannome di Big Jim, che un altro nostro cugino gli aveva assegnato, mettendolo in relazione con un famoso bambolotto americano e lui quello è rimasto nonostante abbia superato i 40 anni. Cynthia era ginnica per eccellenza, poteva essere senza altro la Barbie, e così i due ginnici, per la cura del corpo s’erano pigliati. Muscolosi e abbronzati erano perfetti l’uno per l’altra. Lei continuò a sorridermi beffardamente per tutta la serata e anche mio cugino sprecava sorrisi e battute, mentre io sorridevo sicuro anche ad una ulteriore battuta di Cynthia e ad un suo affondo sulla mia pancetta e sul fatto che mi avrebbe fatto bene correre con loro, se per caso ci fossi riuscito”. Solo in macchina, al ritorno dalla campagna ripensai un attimo a mio cugino ad un possibile legame parentale che sarebbe potuto andare in crisi o quanto meno incrinare nel caso in cui mi fossi fatto la sua Cinzia, ma pensai alle tettone della donna, al suo fantastico culone e ai suoi possenti fianchi, scacciando i dubbi in un attimo. Il gioco valeva la candela, io non ero geloso e dove fotteva mio cugino avrei potuto fottere anche io e, soprattutto, dove inculava lui, ammesso e non concesso che Vittorio inculasse la sua donna, avrei certamente potuto incularla anche io. Per non dire di quelle borraccione inaudite che io avrei saputo sfruttare a dovere. Un brivido di piacere mi percorse a pensare come avrei dovuto trombarla, visto che Vittorio e Cinzia erano sempre insieme. La mattina seguente attesi mio cugino e la sua donna sapevo che mai e poi mai avrebbero derogato alla nuotata e così giunsero a bracciate lunghe, quasi pari. La donna dovetti ammettere che nuotava benissimo, di Vittorio lo sapevo era un culturista in miniatura. Vittorio mi disse che avrebbe corso 10 km per recuperare la cena abbondante di ieri, mentre Cinzia mi invitò ad una pizza in serata e io accettai. Io avevo già registrato la corsa di 10 km, a partire dalle 18, chiesi se Cinzia si misurasse sulla stessa distanza, ma mio cugino sorridendo con sufficienza mi disse che era impossibile anche per una donna allenata come la sua compagna. Mi invitò, tuttavia, ad accompagnarlo, ma mi schernii avevo troppa pancia per fare quello che il mio super cugino era in grado di fare, sorrisi io, sorrise mio cugino e sorrise Cynthia, che disse: ‘Amo’ tu cugino te more pe strada co sta panzetta dove voi che vada‘. Misero gli occhialini e ripartirono a nuoto. Alle 18 mi ero appostato di fronte casa di mio cugino e quando vidi che apriva il cancelletto e partiva per l’allenamento aspettai qualche minuto, poi aprii il cancelletto, il portoncino della casa era socchiuso e io bussai, chiesi permesso e entrai. La donna era nuda. Mi disse che Vittorio era uscito e io le dissi che lo sapevo. La abbrancai, era il momento più difficile questo per prendere una donna, era l’inizio, lo sapevo, temevo l’unica cosa le urla ma anche se mi aspettavo delle urla, ciò non avvenne. La casa era piccolissima un bilocale, la spinsi di getto facendole lo sgambetto. La deposi brutalmente sul divano comodo in pelle e mi tuffai sopra, letteralmente. Devo ammettere che era veramente molto forte, profumava di fica, era bagnata, io me ne intendevo avevano da poco finito di chiavare e lei non aveva fatto la doccia, le sue dita odoravano di figa, lo stesso odore, si stava sditalinando quando ero arrivato, certamente vittorio non aveva soddisfatto la sua donna e lei non se lo aspettava che io arrivavo a prendere quello che restava; si avevano fatto l’amore, le aprii le cosce per avere una conferma e lei era calda, troppo calda, liquida aveva orgasmato. C’era l’orgasmo di Vittorio. A quel punto non pensai ad altro che a goderla e sebbene lei si dimenasse con forza e irruenza non gridava, non faceva nulla per chiedere aiuto: si misurava con me da pari a pari. Appena accennò a urlare le infilai la lingua in bocca e la baciai senza tregua. L’odore di femmina era fortissimo, sudava molto la porca, si difendeva e io nonostante le sue contorsioni le avevo aperto le cosce, ero sceso e mi ero imposto con il viso iniziando a lapparla tenendole le grandi labbra apertissime, con lei che ora diceva i suoi no, no, no, sempre più convinta era convintissima. Aveva stretto le cosce è il mio viso era in una morsa. Mi graffiava, anzi aveva infilato le unghie nelle mie spalle, nella schiena e all’altezza della pancia, si dimenava anche con le gambe muscolose forti. Mi usciva sangue ma incurante del dolore che mi provocava iniziai a scavare con la lingua la sua vagina, con violenza come violenta era lei. Ero veloce di lingua. Le sue difese non cessavano non cedevano minimamente. Tentai con tutta la mia forza di spostarmi da quella posizione e progressivamente mi impadronii della parte superiore. Quelle bombolone erano fantastiche con i capezzoloni duri, grossi, spigolosi, pesanti, già ritti dalla scopata precedente. Cynthia era dimezzata nelle sue forze me ne ero subito reso conto, aveva già dato al suo uomo e ora si trovava a dover soddisfare anche me, ma io non ero facile. Iniziai a parlare a dirle che nonostante la panzetta mia i suoi senazzi erano nella mia bocca e la sua lingua rispondeva ai miei intensi baci. Le poppazze iniziavo a suggerle nella maniera migliore, riempiendoli di saliva e sublimando i suoi batacchi marrone chiaro. Succhiavo i capezzoloni e lei diede, finalmente i primi segni di cedimento. Il suo seno era sempre stato la mia passione e fui in grado di fare su quelle tettone di tutto e di più, la lingua strusciava tra le poppe in maniera naturale e lo stesso facevano le mie dita che palpavano in maniera ora più morbida ora più profonda. Curiosamente Cynthia era andata a sditalinare la sua figona depilatissima mentre io le ciucciavo da quelle bombolone tutte le sue essenze e ora la donna gemeva, orgasmava un orgasmo irruento, in cui ad una condivisione di tutto il corpo oramai, corrispondevano dei si. La lasciavo dire ad alta voce. Aveva smesso di torturarmi con le unghie lunghe. Finalmente si iniziava a ragionare e io seppure con fatica iniziavo a farle quello che avevo in mente. Una volta capito che il seno era la zona erogena di cui mi ero impadronito Cynthia si era in parte addomesticata, l’importante era succhiare, spremere, leccare, titillare i capezzoloni. La richiesta di succhiarle i capezzoli era continua assillante e io lo feci con tale forza da farle uscire il sangue. Ero vorace mi beavo di dominare con la mia lingua i suoi senazzi, le tettazzone. Li strizzavo e la porca godeva, godeva e più godeva, più ansimava, più gemeva più io strizzavo, mungevo la vacca. Ora mentre lei si dimenava ripetendo no, e dicendomi:’ oh che sei impazzito sta a scopa’ la donna de tu cugino io mi stancai di sentirla e la schiaffeggiai tre o quattro volte sul viso, duro, poi messala in ginocchio le misi la nerchia vicino alle labbra, mi chiese cosa volevo in romanesco, le dissi che volevo una pompa, doveva succhiare, le diedi due ceffoni e le riproposi il cazzo enorme. Mi disse che era troppo grosso, sorrisi: ‘come è troppo grosso per una donna bionica come te, non esiste un cazzo troppo grosso, ricorda che tu sei l’atleta e io sono quello con la pancetta, facciamo sta maratona, dai”’ e le diedi un altro ceffone, meno forte degli altri ma in modo che capisse chi comandava. Finalmente aveva aperto la bocca e io infilai il cazzo. ‘Dai da brava, su, succhiamelo‘ la trattenevo dalla nuca, tentò brevi proteste, poi lo prese tutto. Ecco brava, e iniziò a spompare con un suo stile, volevo il bocchino, mentre le mungevo a fondo le tettone tanto forte che lei gridava, sentivo il desiderio di farle i lividi. ‘Su vaccona, che sta succedendo che l’uomo con la pancetta ti sta fottendo la bocca….sta fottendo la bocca della donna bionica. Come succhia bene la donna bionica’.. ciuccia proprio bene la vacca. Ero padrone delle tettone e la mungevo come mai avevo munto una donna, riuscivo ad alzarle le tette sino a fargliele arrivare alle sue labbra e quindi mi venne l’idea di farle fare una spagnolona particolare. Tolsi il cazzo insalivato dalla sua bocca con notevole difficoltà visto che Cynthia ci aveva preso gusto e infilai la nerchia bagnata nel decolté stringendo le due poppazze e lasciando a lei il compito di trattenere il bastone nel solco, cosa che fece egregiamente, mentre io la insenai con foga inaudita. Lei ci stette, lasciò fare, questo non l’aveva mai fatto, mi dava del porco, ribadiva che non lo potevo fare, che lei era la donna di mio cugino, che gli avrebbe detto tutto ma io la stavo scopando, la montavo come avevo sempre sognato e quando sentiva che la mia cappella le arrivava in bocca produceva la sua succhiata la porca, ciucciava, ciucciava senza ritegno anche se fingeva di non starci. Avevo trovato la posizione giusta e lei mi sbocchinava ma al contempo faceva lo spagnolone. Voleva che arrivassi, io avevo i miei tempi e quelli seguii, continuai a devastarle il seno e soprattutto la bocca. Quando schizzai la riempii tutta, le irrorai tutto il seno, la bocca e il volto. Si stravolse, riconobbi nel suo sguardo il godimento, si era sditalinata la vagina a dovere mentre io le aravo il petto col mio cazzone. Non aspettai un attimo e Cynthia rimase sorpresa, leccai e feci leccare il mio seme, lei lo sputò mi disse che non ingoiava neanche quello del suo uomo quindi figurarsi il mio. La presi per la gola e lei capì, succhiò il rimanente e lo ingoiò. La lasciai fare soddisfatto e scesi fra le sue gambe all’altezza della vulva. Era pregna di umori dolciastri, appiccicosi, secrezioni su tutte le cavità e pareti, la leccai dentro, nella sua intimità. Lei ebbe una reazione nervosa, sembrava non volere ma non poteva fare nulla. Pensai che forse aveva capito finalmente che io fossi il più forte, la sentii tuttavia che non si dava per vinta, non si arrendeva. Io le infilai il mio naso prominente e soprattutto la mia lingua che raggiunse, finalmente la clitoride, e poi le dita e Cynthia iniziò la sua danza da tarantolata ora urlando e singhiozzando senza tregua, finalmente era fatta pensai, la spennellai senza fretta facendola gemere, orgasmare, dandole tutto lo spazio che voleva, singhiozzava, la sentii finalmente mia, tratteneva la mia nuca tra le cosce, desiderava essere slinguata da me, venne per me, era finalmente mia, cercai, così, la conferma, allontanando il mio volto dalla figa, cessai di lavorarla con la lingua e con le dita e lei mi cercò subito, mi richiese a gran voce, voleva che ricominciassi, che la sbattessi, che la fottessi, senza più ritegno, Le sorrisi beffardamente dicendole: ‘non sei più la donna di mio cugino? Che gli dirai che ti ho violentata e che tu ti sei sbrodata tutta, ma tu lo sai che non ti ho violentato”.’ No, no, ma ora scopami‘ Mi implorò di scoparla, di riempirla, mi voleva, urlava il mio nome, e io la scopai severamente. Ora era davvero pronta tra un mare di effluvi, sensazioni, orgasmi, umori. La sua fica grondava, il liquido tracimava e lei non riusciva ad interrompere di singhiozzare. L’ultimo orgasmo, in particolare era stato troppo duro anche per lei, io continuo ad essere spietato duro, le chiesi perché non rideva più e le feci sentire il cazzo che può avere un uomo con la pancetta: ‘si tratta di una questione di muscoli è vero?, ebbene il muscolo del mio cazzo è grossissimo, duro ed è molto molto allenato, mentre la pompavo dentro inficandola a ritmo indescrivibile, sbattendole il batacchio nell’utero e succhiando a più non posso le tettone, con lei che affannava e non sapeva come bloccarmi, rallentarmi io le spiegavo che la mia maratona era appena iniziata e che la avrei scoperata senza tregua a sangue. Avevo intenzione di prenderle tutto anche quello che lei non voleva donarmi e così feci. Non sapeva cosa rispondermi la povera Cynthia, lei aveva i muscoli, correva nuotava, saltava ma a montarla ero io. Non ebbi dubbi che era in mia balia, la sua figa era oleata a dovere, io entravo ed uscivo senza alcuna difficoltà. Guaì laida la sorcona. Godette senza ritegno e mi implorò a gran voce facendo il mio nome, che le feci ripetere, quattro, cinque volte, implorando proprio il mio cazzo, la mia nerchia in figa, mi chiese di sfondarla e io la sfondai. Lei grondava di umori era impazzita, si muoveva come una dannata, mentre io con calma la inficavo sempre più possente ritmato e sentivo il suo raglio di ritorno era una vera asina. Mi fermai tutto ad un tratto e lei non volle aprì ancora più le gambe, le mise in aria sulle mie spalle in modo che il mio pene aderisse al suo utero ed entrai sempre più dentro. La sformai e la trasformai, la plasmai a mia immagine mentre lei diceva solo si, con il suo difetto, con il pisello in bocca la lingua impastata dal seme, il caldo il sudore ma era finalmente un si convinto. Si a me all’uomo con la pancetta che non sarebbe in grado di fare dieci chilometri ma che l’aveva messa in ginocchio, le arava la miciotta, come lei la chiama, l’utero, e le sfondava la fica per sua ammissione. Da me si aspettava con brama crescente di essere irrigata in vagina ma il mio seme tardò a venire, essendo abituato a resistere, e quindi sottoponendola ad un tour de force incredibile. Cynthia era cotta, anzi stracotta. ‘Tutti sti muscoli, tutto sto fisico, e la resistenza sessuale, le chiesi: che fine hanno fatto?’. Le scavai la sorca, lavorando senza tregua entrando e uscendo e lei subiva, la sentii che aveva una buona tenuta ancora. Sentivo il mio pene e sentivo la mia voglia, il modo di fare della donna aveva centuplicato le mie forze, la gonfiai ancora. Sapevo che prima di fiottare il mio orgasmo ci voleva un altro po’ di tempo. Cynthia mi chiese se volevo distruggerla, io le risposi di no, ma volevo che lei si ricordasse bene, molto bene di me e del mio cazzo, visto che presumibilmente questa sarebbe stata l’unica scopata fra noi. La dona si strinse a me, strinse le gambe e il mio cazzo entrò ed uscì da lei con sempre maggiore difficoltà aveva stretto i muscoli pelvici, voleva iniziare a fare la difficile ora? Le infilai entrambe le mani fra le natiche, le aprii e iniziai un lungo massaggio perianale che mi portò ad inserirle prima un dito, poi un secondo e poi un terzo in ano. Cinzia reagì d’istinto, come una belva, io infilai sempre più forte e lei cedette in vagina emettendo una serie di suoni simili a rantoli intensi. Ora la sbattevo senza ostacoli e lei godeva senza ritegno. Mi sentii vicino alla eiaculazione e lei ormai all’unisono con me aveva capito. Aumentai l’andatura, andai più profondo e via, via, via, mentre lei si inarcava come meglio poteva il suo bacino per agevolare la mia esplosione deliziandosi delle mie ciucciate al seno da cui le mie labbra non si erano quasi mai straccate come la lingua. Le sue mani erano ritte a stringere il mio culo duro e tondo. Ci guardiamo negli occhi, io sopra lei sotto ‘allora sei la mia troiazza, sei la mia troia e così dicendo la inondai mentre lei urlava il suo piacere. Adesso sentivamo ambedue l’esigenza di tirare un po’ di sollievo. Continuai a stare in figa fino all’ammosciamento totale, temevo che una volta svuotato Cynthia riprendesse il suo atteggiamento per cui la tenni sotto costante impegno. Dopo averle dato respiro avevo ricominciato ad impormi spagnoleggiando il suo seno. Già da moscio potevo insenarla viste le dimensioni delle poppazze e la donna ci stette ancora senza fare questioni, neanche quando il suo cellulare squillò. Era il suo uomo. Le porsi il cellulare mentre io continuavo la mi opera: lei rispose, si sentiva la sua voce affannata e quella di mio cugino preoccupata. Cynthia disse che era stanca, sorrisero, poiché Vittorio pensava alla scopata pre allenamento non immaginando che la donna stesse chiavando in quel preciso istante con me. Disse che era arrivato ad un chioschetto, che stava bevendo per non disidratarsi e sarebbe ritornato a casa. Aveva ancora 5 km da fare, mentre io eccitato dal possedere i seni di Cynthia mentre lei parlava con il suo uomo la inondai in piena telefonata e lei lasciò cadere il telefono per prendere senza che gli e lo chiedessi il mio cazzo in bocca. Vittorio rimase con la telefonata in sospeso, senti un sospiro e qualche mugugno chiese cosa succedeva ma la sua donna disse prontamente che dovevano essere interferenze, ‘sento anche io rumori strani disse….. bene allora ci vediamo fra una oretta e ricordati che oggi andiamo alla pizzeria con tuo cugino‘. Chiuse il telefonino. Si stasera andavamo in pizzeria e sorrisi, poi curioso le dissi: Dove ti scopa Vittorio, come ti scopa, alzati e mettiti di fronte al tavolo, ti voglio alla pecorina’. La sistemai a 90 gradi. La sua bocca aveva fatto miracoli, mi aveva resuscitato io ero più tonico della prima volta. Lavorai bene con le dita la vagina, quindi il buchetto che avevo già esplorato. La feci arrivare più volte di vagina con il mio pene che sbatacchiò imperversando dentro di lei. In questa posizione era magnifico le poppazze scampanellavano all’impazzata e più io forzavo il ritmo più loro ondeggiavano erano dei campanacci per le vacche, scampanellavano e io giocavo a trattenerle pur sapendo che la loro grossezza era pari a due cocomeri maturi. Godevo del loro sbattere, del loro scampanare. Cercai a questo punto di incularla senza avvertimento ma lei si ritorse nuovamente come una belva. La mia cappella svettante puntava all’ano, e a contatto, voleva sfondarlo a tutti i costi. Spinsi, mentre lei era rabbiosa ma io mi feci strada a forza, non era molto largo. Lei gridò di no, più volte ma ero io a dire si. La sculacciai cinque sei dieci volte dicendole: Mi senti Cy, mi senti troia, sono anche dentro il tuo culo. L’uomo con la pancetta ti prende anche il culo che facciamo chiamiamo Vittorio tuo? Così sente qualche altro disturbo sulla linea, qualche altra interferenza. Che facciamo lo chiamiamo? Ero entrato ed era un culo sontuoso, la sentii aprirsi, lei si limitava a degli urletti quando affondavo. Sfondai, le volli fare il culo e glielo feci bene mentre le poppe ballonzolano impazzite con lei che cercava di frenarle e io che la spingevo sempre più giù sul tavolo. La mia nerchia tutta dentro fino alle palle stava ritta gioendo dei suoi movimenti non sempre elastici. Lei si era scomposta povera asinazza, cercava di liberare il buchino ma il gioco non funzionava così. Iniziai a sbatterla come si deve e lei capì che era tutta un’altra storia. Entrai ed uscii, entrai ed uscii, sempre più forte, sempre più possente, dai porca dai che abbiamo quasi finito, dai. La sfondai in culo, prolassandole l’ano con lei che mi riempì di improperi in romanesco ma il cazzo era lì dentro. La sentivo guaire ma io la montavo a sangue. La riempii, mi sentiva nell’intestino, mi sentiva nel suo intimo mi sentiva, lo diceva mi sentiva e mi incitava, la lasciai senza fiato con una serie di colpi profondi, buco, buco. Le tette sobbalzavano e lei sembrò cascare per terra il mio pene e le mie mani sui fianchi la sorressero: ‘donna bionica, allora’..? l’uomo con la pancetta ti ha aperto anche il culo. L’ho sfondato a dovere quasi come ha potuto fare un mio predecessore che non è sicuramente il mio cuginetto, cara Cynthia. Chi te lo ha fatto il servizio, prima o poi me lo racconterai vero’?’. Anche analmente si era arresa. Ripartii con l’entra ed esci, su e giù nel culo, in maniera tosta. Selvaggio era il suo culo e più selvaggia è stata la mia monta. L’ho inculata con violenza, mentre lei solo, ansimava, gemeva e godeva. Non mi sono reso conto di quanto stesse godendo finché non l’ho vista succhiarsi i cocomeroni, stringendoseli con le mani e subendo i miei ditalini in fica oppressivi, stancanti, inesauribili. I miei ditalini le marinavano la miciotta, non le davano scampo mentre la nerchia le invadeva l’ano e lei orgasmava a non finire, ancora. Ad un certo punto raggiunse l’apice squirtava e io finalmente l’ho sentita sfranta, frollata, ma continuai a pistonarla in culo senza tregua, senza che lei per un attimo mi abbia chiesto di uscire, anzi mi chiedeva di sfondare ed io sfondavo. Ora Cynthia sapeva veramente di cazzo e ci volle la mia quarta sborrata per finire di montarla a dovere. Quello che segui fu una mia rincorsa all’eruttazione del mio orgasmo. Il culo era largo, la fica straziata sbrodolava toppi di liquidi, e Cinzia non gemette neanche più: ‘Arrivo, arrivo, vengo ti sto venendo in culo bella asinazza mia‘ e svuotai tutto me stesso con lei che ragliò all’unisono, un raglio di sottomissione. Si accasciò sul tavolo e li rimanemmo abbracciati mentre io le stringevo il bacino, i fianchi, che sentivo in mio possesso fino all’ultima goccia. Siamo ritornati tranquilli; la donna intanto si fece passare il cellulare chiamò il suo amore che aveva avuto un contrattempo per cui per il suo ritorno ci sarebbe voluta una mezzora, non ci furono più interferenze Vittorio fu felice, Cinzia mi invitò a fare la doccia insieme, mi accarezzò la pancetta quindi manipolò e succhiò il mio cazzo per tutto il tempo. Siamo rimasti bagnati a toccarci, le ho infilato ancora una volta il cazzo fra le tette, e l’hot dog è stato veloce ho sborrato ancora quelle poppe, me lo aveva chiesto lei, poi l’ho lasciata. La serata è stata splendida, in una pizzeria in collina, un agriturismo. Lei è scesa in uno splendido bagnetto, confortevole e con la chiave. In un attimo sono sceso anche io nel bagnetto e l’ho presa. Cynthia ritornò in sala, io la raggiunsi dopo. La miciotta di Cinzia nel bagno dell’agriturismo presa alla sveltina mi è sembrata ancora più buona”.
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