Era stato un periodo di forte stress per me: il lavoro aveva richiesto la maggior parte delle mie energie e del mio tempo, andando ad intaccare in modo inevitabile la mia vita privata.Tornavo a casa solo per dormire, litigavo con la mia fidanzata in continuazione e ogni giorno mi sembrava la copia del precedente.Il mio medico mi aveva suggerito di consultare uno psicologo, per cercare un modo per gestire tutto questo stress, ma non mi sentivo a mio agio a parlare di me agli altri e non sapevo da che parte iniziare. Poi, per caso, un giorno avevo visto una targa su di un portone poco distante dal mio appartamento: Dott.ssa Anna, psicologa.Tanto valeva provare, mi ero detto, così avevo preso un appuntamento per la settimana successiva.Quando avevo suonato, la dottoressa mi aveva accolto di persona: lavorava in un piccolo studio nel suo appartamento, cercando così, mi aveva spiegato mentre ci accomodavamo, di creare un ambiente familiare e confortevole per mettere i pazienti a proprio agio.Io mi ero ritrovato subito a valutare la dottoressa: una bella donna, sui quarant'anni, dai lunghi capelli castani, profondi occhi azzurro-verdi, un sorriso coinvolgente sulle labbra carnose e un fisico atletico fasciato in un tailleur scuro con la gonna al ginocchio. Di sicuro una donna che gli uomini come me notavano subito!La dottoressa mi aveva fatto sdraiare su di un divanetto, prendendo quindi posto su di una poltrona dietro la mia testa e invitandomi a parlare di me e di cosa mi portava da lei, per iniziare a conoscermi.Io, poco abituato a parlare di me stesso avevo iniziato a parlare a ruota libera, senza un vero e proprio ordine logico. Dalla psicologa non giungeva un suono, quindi mi ero chiesto se, per caso, si fosse addormentata."Credo di aver individuato l'origine del suo stress." Mi aveva invece detto d'un tratto, "In lei c'è un forte conflitto con le figure femminili autoritarie, il suo capo, la sua fidanzata e altre, che risale a un conflitto non risolto con sua madre."Io avevo sbattuto le palpebre, perplesso: non mi sembrava di aver nemmeno nominato mia madre, quindi come era giunta a quella conclusione? Però lei era una professionista, quindi avevo deciso di fidarmi chiedendo:"E cosa posso fare a riguardo?""Non si preoccupi: possiamo iniziare subito una terapia."La psicologa era rientrata nel mio campo visivo e mi si era mozzano il fiato: si era slacciata la giacca e la camicetta, mettendo in mostra due seni dalla rotondità perfetta, sodi e grandi come coppe di champagne.Mentre osservavo come ipnotizzato lo stacco tra la pelle nivea del seno e i capezzoli scuri, lei si era seduta vicino a me e aveva ripreso:"Ora faremo un esercizio per tornare alla sua infanzia. Cerchi di rilassarsi e di non pensare a nulla di particolare, ascolti le sensazioni." Mi aveva quindi preso dolcemente la testa e me la aveva avvicinata al seno, aggiungendo con voce più bassa e suadente: "Ora fai il bravo . Succhia e non pensare a nulla, ci pensa mammina a te."Ero stato preso in contropiede e non sapevo come agire, ma il mio corpo non sembrava avere dubbi: le mie labbra si erano chiuse sicure sul capezzolo che mi era stato porto e avevano iniziato a poppare in modo delicato.La psicologa aveva continuato ad accarezzarmi la testa e a blandirmi come fossi stato un neonato, cambiando di quando in quando il seno che mi porgeva. Durante l'atto mi guardava fisso con quegli occhi magnetici, io iniziavo a eccitarmi nella situazione e anche lei doveva sentire l'eccitazione salire, perché dalle gambe, sotto la mia testa, iniziavo a sentire spendersi calore e profumo di figa bagnata.Mi stavo perdendo nel suo profumo, nel suo calore, nella morbidezza dei suoi seni e nella dolcezza dei suoi capezzoli, quando l'incantesimo fu interrotto da una sua domanda:"Oh... Cosa abbiamo qui?"Una sua mano si era posata, delicata, sulla mia patta, sotto cui si poteva notare tutta la mia eccitazione, e aveva preso ad accarezzare il mio cazzo attraverso la stoffa."Il vuole fare l'ometto?" Aveva commentato con un accenno di risata nella voce sensuale, "Il vuole diventare grande? Allora mammina lo aiuterà a diventarlo."Si era alzata, aveva recuperato la poltrona dove era seduta all'inizio dell'incontro e l'aveva spostata vicino al divano. Poi si era sollevata la gonna, si era voltata di spalle, lasciandomi ammirare il suo lato b sodo e sexy, si era sfilata il perizoma bianco ormai fradicio, si era inginocchiata sulla poltrona, aveva allargato piano le lunghe gambe e aveva iniziato a stimolarsi con un dito.Mentre osservavo il suo piacere gocciolare come miele sul cuoio scuro, sentendomi quasi mancare per l'improvviso afflusso di sangue al mio sesso, lei mi aveva ordinato:"Vieni, piccolino. Vieni a mangiare quello che mammina sta producendo solo per te. Mangialo tutto e diventa un vero uomo."Io non me lo ero fatto ripetere due volte, ormai troppo preso dalla situazione: mi ero inginocchiato sotto di lei, avevo passato una volta la lingua sulle labbra della sua figa, avvertendo il sapore dolce e acidulo del suo muco, poi mi ero tuffato dentro di lei.Mentre la leccavo come un cane assetato, avevo fatto per slacciarmi i pantaloni, che ormai mi stringevano al cavallo fino a farmi male, ma lei mi aveva bloccato:"No! Non fare il egoista! Te lo dirà mammina, quando potrai godere. Ora impegnati e mangia tutto, da bravo obbediente."Avevo obbedito e ero rimasto così per un tempo che mi sembrò indefinito: le sue natiche sode premevano sul mio viso avvolgendolo con il loro calore, il mio olfatto era stimolato dal lieve effluvio proveniente dal suo ano, le mie orecchie la sentivano gemere di piacere, mentre la mia lingua esplorava senza sosta la sua femminilità raccogliendone il piacere, che inghiottivo beato un colpo di lingua dopo l'altro.Sarei rimasto così, all'infinito, ma il respiro della dottoressa si era fatto corto, si era chinata in avanti e, con un grugnito di soddisfazione, aveva avuto un forte orgasmo. Il suo piacere era spruzzato abbondante dalla sua figa, inondandomi il volto e gocciolando tutto sul mio petto e sul pavimento."Bravo, , bravo." Aveva mormorare lei, la voce impastata dal piacere, mentre mi spingeva indietro per mettersi seduta e sollevare in alto le sue gambe ricoperte di miele luccicante, "Hai mangiato tutto il primo, ora mammina vuole tu mangi anche il secondo, da bravo bimbo quale sei."Dato che ero già in ginocchio, mi ero avvicinato subito, posando le mani sui suoi fianchi e riprendendo a leccarle la figa, ma lei mi aveva interrotto ridacchiando."No, ." Mi aveva spiegato, guardandomi di lato con i suoi occhi da predatrice e un'espressione divertita, "Hai già soddisfatto la figa di mammina e sei stato bravo, ma c'è un altro buco, da provare. Più sotto..."Eccitato dall'ordine, mi ero quindi dedicato con piacere al suo ano: leccavo con gusto, assaporando il sapore più forte e deciso, rispetto a quello della sua figa, mentre il mio naso, immerso nei suoi umori, mi inviava segnali che mi mandavano in estasi.Sotto i colpi ritmici delle mie leccate, il buchino si era rilassato, aprendosi un poco, e io ne avevo approfittato subito per infilarci dentro la lingua, iniziando a muoverla all'interno.La dottoressa Anna aveva gradito la cosa, perché la sentivo muovere per favorire la penetrazione e mugolare di piacere.Stavo giusto iniziando a sentire la lingua stanca, e a pensare a cosa usare in alternativa, se le mie dita o il mio cazzo, quando avevo sentito il suo respiro rompersi e il suo corpo scuotersi in alcuni spasmi pre-orgasmo: stava per venire di nuovo!Le sue cosce si erano spalancate di colpo, mentre una mano mi afferrava urgente i capelli e mi portava a schiacciare la faccia nella sua figa."Apri la bocca, piccolo." Aveva ansimato, "Ora mammina ti farà diventare uomo!"Avevo aperto la bocca il più rapidamente possibile, cercando di coprire al meglio la sua figa fradicia, quando l'orgasmo era esploso e la mia bocca era stata inondata da una serie di spruzzi di piacere, che avevo inghiottito come fossero una prelibatezza.Gli spasmi erano durati ancora diversi secondi, mentre la sua mano mi teneva bloccato tra le sue cosce, poi, poco alla volta, la stretta si era fatta più morbida, consentendomi di respirare."Bravo, . Mammina è fiera di te." Mi ero sentito dire, mentre mi guardava con fare languido, "Ora sdraiati sul divano, vediamo se sei cresciuto abbastanza."Avevo guadagnato di nuovo il divano e la dottoressa Anna si era avvicinata a me, ancheggiando in modo spudorato. Mentre iniziava a slacciarmi i pantaloni, avevo provato un moto di imbarazzo: nonostante l'eccitazione, il fatto di aver trattenuto il mio membro nei pantaloni, senza dargli modo di espandersi in modo completo, aveva influito sull'edizione e ora lo sentivo sì gonfio, ma floscio e senza nerbo; che figura ci avrei fatto?"Non preoccuparti, ." Mi aveva rassicurato lei mentre mi toglieva i boxer e prendeva in mano il mio cazzo con fare sicuro, "Vedrai che mammina saprà prendersi cura di questo bravo soldatino, che presto tornerà sull'attenti."Aveva appoggiato le labbra sulla cappella, passandoci sopra la lingua con piccoli movimenti circolari, poi era scesa, prendendolo tutto in bocca e iniziando a succhiarlo con fare vorace.Avevo sentito la sua lingua percorrere dispettosa il canale sotto al cazzo per stimolarmi, oppure avvolgersi tutto attorno e agire come una mano che faceva una sega; per tutto il tempo mi aveva guardato fisso negli occhi, sorridendo maliziosa con il mio membro in bocca, godendo di ogni mia smorfia di piacere.Non potevo durare a lungo, gli stimoli e l'eccitazione erano stati troppi e subito l'erezione era tornata prepotente nella sua bocca, così mi aveva lasciato andare, passando la lingua lungo tutta l'asta un'ultima volta, prima di dire:"Bravo soldatino, ora sì che mi piaci, bello sull'attenti! Vieni, che mammina ha un posto speciale dove coccolarti."Mi aveva messo le mani sulle gambe, tirandomi per farmi scivolare con il sedere fino al bordo in fondo al divano. Qui si era inginocchiata e aveva catturato il mio cazzo tra i seni, iniziando a massaggiarlo e a stimolarlo. Ero davvero al limite, infatti dalla punta della cappella già stillavano le prime gocce del liquido pre-orgasmo e il membro sussultava nel canale in cui era intrappolato, perciò lei non aveva perso tempo: aveva avvolto il seno con un braccio, per tenere ben fermo il mio cazzo mentre iniziava a fare su e giù più vigorosamente, mentre con la mano libera aveva iniziato a massaggiarmi le palle, per stimolare la produzione di sperma."Vuoi godere, piccolo?" Aveva detto, mentre mi segava con quelle tette da urlo e mi strizzava i testicoli fino a farmi male, "Vuoi venire? Allora godi, porco, godi per la tua mammina! Godi, ORA!"L'orgasmo mi aveva travolto: sotto l'azione della stimolazione della sua mano sul mio scroto gli schizzi di sperma si erano succeduti in rapida sequenza, per un tempo che mi era sembrato infinito.Quando alla fine ero crollato sul divano, prosciugato e ansimante, la dottoressa Anna si era rialzata, spalmandosi la mia venuta su seni e ventre come fosse una crema idratante, e sembrava quasi per lei non esistessi. Aveva infatti ripreso un tono professionale, mentre controllava l'agenda e mi chiedeva:"Come prima seduta credo possa bastare, ma per completare la terapia ne serviranno altre. Vogliamo fissare la data del prossimo appuntamento?"
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Aggiunto: 1 giorno fa
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Commenti · 2
«Era meglio la versione breve»
«la traduzione non è proprio precisissima»