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Sisterhood Romance - Prima parte

Sisterhood Romance - Prima parte

Tra Dora e Camilla ci passano cinque anni e, questi anni, sono scorsi nel momento storico più florido per lo sviluppo della razza umana. Per esempio, intorno al mille dopo Cristo questi cinque anni sarebbero fluiti in maniera lineare, cambiamenti nel modo di vivere delle persone non ce ne sarebbero stati, salvo conquiste da parte di popoli cattivi o disperati che avrebbero sgozzato uomini e e schiavizzato donne e bambine. Tra il milleseicento e il millesettecento il tempo avrebbe potuto dilatarsi o contrarsi già in maniera più sensibile: le mappe nautiche cambiavano a vista d’occhio, gli spazi vuoti venivano riempiti, si studiavano stelle e il Papa non faceva più così paura. Ma dal millenovecento, il discorso cambiò. Radio, Elettrodomestici, aerei di linea, telefoni, computeR, cellulari, Youtube, Spotify, Tinder… E di colpo cinque anni diventano cinquanta, chi è nato nel millenovecentonovantasette è vecchio nel duemilaventi, destinato a non comprendere il nuovo linguaggio di coloro che sono stati concepiti in tempi più recenti, per esempio nel duemilaquattro. Dora era nata nel millenovecentonovantasette e Camilla esattamente nel duemiladue. Dora, mentre andava in prima elementare, vedeva cambiare l’ultima bombola del gas, gli addetti ai lavori, per strada, stavano allacciando il metano e l’intera via sotto casa sua era un cantiere da settimane. Dora, dall’età di tre anni, seduta sul tappeto del salotto, sfilava le videocassette dalle custodie e con velocità impressionante le infilava nel videoregistratore con capacità tali da far invidia a un addetto ai reparti tech delle attuali mediaworld. Dora, terminato l’asilo, sedeva nel sedile di dietro della familiare e con mamma e papà andavano a fare spese in negozi dal nome tipo “Tutto sconto” “Spesa facile” “VeranoMaret” “Maxi Fini”: Non solevano andare al cinema o a cena fuori e i divertimenti più grandi erano i pigiama party con pizza della consegna a domicilio “Speedy Pizza” e le feste di compleanno in ludoteca o in sala giochi (che era comunque ben diversa delle sale giochi di dieci anni prima).Quando nacque Camilla, la familiare c’era ancora, ma il vecchio stereo a cassette aveva smesso di funzionare, o meglio, la radio andava, ma il mangianastri si divorava letteralmente le cassette, vomitando metri di cavo che si attorcigliavano al volante e al cambio. Mamma e papà decisero però di acquistare un’altra auto, più piccola, una city car di un celeste cromato fantastico, che Camilla adorava. Ma non solo, l’auto era nuova fiammante e aveva uno stereo ultima generazione, comprensivo di lettore cd. Alla stessa maniera, il videoregistratore in casa Benedetti era stato soppiantato da un ben più elegante lettore e registratore dvd, completamente argentato, con piccoli tasti (durissimi da pigiare), luci in rilievo e un telecomando piatto molto più piccolo del precedente. Camilla era nata vedendo lo scaffale del salotto colmo di questi libri rigidi e impolverati che nessuno toccava, al cui interno non avevano carta, bensì plastica e nastro, perché in realtà non erano libri, ma custodie di videocassette ormai dimenticate e chissà quale fosse stata l’ultima volta che qualcuno le aveva viste. Per Camilla il divertimento non erano le feste in pigiama a mangiare pizza e saltare sul letto, lei adorava stare con gli amici, ma c’era la sua migliore amica che possedeva una Nintendo Wii e altri avevano addirittura il Nintendo DS. Lei non aveva nulla di tutto ciò, perché i genitori ritenevano fosse ancora presto, ma non era la sola a non possedere questi beni inestimabili, e questo non le pesava più di tanto e inoltre era un modo in più per ritrovarsi a casa di amici e giocare tutto il giorno. Nonostante queste piccole differenze, che poi crescendo alcune di esse si erano appianate, mentre altre divaricate, Dora e Camilla avevano coltivato e cresciuto bel rapporto, molto fraterno e quando la più piccola aveva ormai vent’anni, si può dire che in tutto il tempo trascorso fino a quel momento il legame di amicizia e sorellanza tra le due aveva raggiunto il massimo livello, anche se normali momenti di irrequietezza non erano affatto mancati. Una volta, per esempio, quando Dora frequentava il quarto anno del liceo classico, e quindi Camilla aveva all’incirca tredici anni, le due sorelline avrebbero condiviso ancora per poco la cameretta, poiché il loro genitori stavano per fare dei lavoretti per ampliare la casa e ricavare una stanza e un bagno in più. In quel periodo Dora aveva una cotta per un ragazzo della sua stessa scuola, uno spilungone, o almeno questo sembrava dal momento che l’altezza media di casa Benedetti (sì, il cognome del padre è Benedetti; quello della madre è Zeni ma che ce ne frega?) era circa un metro e settanta, del suo stesso anno, con capelli chiari e occhi da cerbiatto color nocciola. Dopo scuola avevano iniziato a scambiare due parole, poi era capitato loro di studiare nello stesso gruppetto dal momento in cui condividevano alcuni professori, e questo aveva reso più semplice la loro vicinanza. La voglia di vedersi era così cresciuta che lo studio insieme era diventato non più frequente, ma quotidiano e ormai, agli occhi di chi stava loro intorno, era palese che ci fosse del tenero tra i due. Cresceva anche la frequenza con cui i ragazzi si vedevano ciascuno a casa dell’altro e inevitabilmente i rispettivi genitori presero a ben volere l’ospite, tanto che si trattenevano regolarmente a cena e in serata. Per l’ennesima sera, a casa di Dora, i due erano talmente presi dalla passione adolescenziale, che sbatterono, o meglio, Dora sbatté fuori dalla camera la sorellina, la quale, come Fantozzi al trentottesimo “coglionazzo”, non ci stette più e decise di porre fine a quella angheria mettendosi a urlare e insultare la sorella. I genitori sapevano bene che i ragazzi non studiavano tutto il tempo in cui erano in camera, ma una casa con due ragazzette di quell’età può risultare opprimente, e non serve che si mettano a litigare, basta anche solo che una delle due alzi il tono della voce, che poi l’altra ne segua l’andazzo ed ecco che una normale conversazione diventi una pentola a pressione. Per questa ragione, la presenza di Luca, il ragazzo alto con gli occhioni, portava serenità in casa, Dora era più tranquilla e anche Camilla aveva un buon rapporto con lui. Solo che ora il vaso era traboccato. Dentro la camera, Dora aveva appena riconosciuto il tono di voce da battaglia della sorella (Luca non si sarebbe accorto di nulla), così si tirarono su dal letto, si ricomposero appena e Dora fece appena in tempo a presentarsi davanti alla porta che la piccola rompiscatole aveva attirato i genitori e tutti stavano di fronte all’uscio chiuso a chiave. Ne seguì una serata impegnativa, in cui Luca tornò a casa piuttosto imbarazzato, Dora aveva ricevuto l’obbligo di tenere la porta aperta e garantire libero accesso alla sorellina e quest’ultima ricevette una sgridata per le pessime parole lanciate verso la sorella. Con un lungo balzo nel tempo, qualche anno più tardi, Dora aveva esattamente ventisei anni, era ancora fidanzata con Luca e stavano terminando l’università, anzi, lei l’aveva appena terminata e lui l’avrebbe conclusa di lì a poco. Camilla, che di anni ne portava ventuno, era in preda a una piccola crisi di identità, uscita dalle superiori non aveva tutta questa voglia di continuare a studiare, ma non aveva idea di quale fosse la propria strada, così da un lato si iscrisse a scienze delle comunicazioni. Ora che sono tutti ben cresciuti e fisicamente stabilizzati, è giunta l’ora di descrivere meglio almeno le due sorelline.Dora, alta circa un metro e sessantacinque, occhi scuri e capelli castani con un ciuffo che le ricadeva sul davanti e le copriva metà fronte, era una letterata-cliché d’animo e d’aspetto: camicie, cardigan, maglioncini di lana per il sopra, mentre preferiva pantaloni a taglio leggermente ampio o gonne midi o tweed; sicuramente l’unica cosa che stonava nel suo aspetto era l’assenza di occhiali.E poi l’impegno sociale, la massima attenzione e preparazione sui temi caldi di attualità, specialmente ciò che riguardava le minoranze di etnia e genere, nonché la lotta di classe e le disparità di vita tra l’occidente moderno e il sud del mondo. Non era mai stata una persona sportiva, amava camminare e fare passeggiate rigorosamente in pianura, ma non era mai entrata in una palestra, non le piaceva la fatica fisica e nemmeno guardare lo sport in tv, al massimo le olimpiadi e solo insieme a famiglia o amici. Ovviamente questo si rifletteva nella designazione delle vacanze invernali ed estive: Dora era decisamente una tipa da freddo, adorava i maglioni di lana, le coperte e i piumoni, adorava leggere in casa sotto una coperta e con una tazzona di caffè, tè o cioccolata calda rigorosamente sempre piena, possibilmente mentre fuori scrosciava acqua; per questo le piaceva visitare città storiche, possibilmente del centro/nord Europa e rigorosamente d’inverno. Parallelamente, metteva una croce sul mare di luglio e agosto, il sole che brucia, il caldo che appiccica, la sabbia sui capelli. Ma neanche la montagna d’estate, perché ormai era presa d’assalto anche quella e il sole scottava anche lì, anzi, forse di più. Se proprio avesse dovuto, si sarebbe concessa un po’ di mare a inizio giugno, ma senza fare il bagno, poiché l’acqua era troppo fredda, o nel tardo settembre, quando il sole ormai tramontava prima delle venti.Ma l’aspetto più visibile di questa avversione verso lo sport era il proprio fisico. Dora non aveva problemi di estetica, anzi, sebbene il corpo le fosse cambiato varie volte nel corso del tempo, era rimasta sempre relativamente longilinea, con curve accentuate e un addome rilassato, ma mai e poi mai aveva avuto disturbi riguardanti il peso. Quando aveva conosciuto il suo attuale fidanzato Luca, Dora aveva un fisico asciutto, con le spalle particolarmente aguzze che si vedevano leggermente oltre i vestiti che indossava. Essendo al tempo molto giovane, il corpo di Dora subì gli ultimi strascichi della pubertà, un po’ di acne, le si accentuarono le curve, specialmente quelle della parte inferiore, e i peli in determinate zone le crescevano più rapidamente. Il seno, appena cadente, non era mai stato così tonico, ed era quindi costantemente sorretto da un push-up.Se Dora aveva subito leggeri cambiamenti dovuti al passaggio tra l’infanzia e l’età adulta ed era rimasta molto simile anche di carattere lungo il corso della propria vita, lo stesso non poteva dirsi per la sorella. Camilla era decisamente più bassa di Dora, che già non fosse un’amazzone, ma Camilla era proprio minuta e aveva un viso delicato, disegnato, con capelli biondo platino, quasi argentei, eterei. E ancora gli occhi di sabbia e disegnati da sottili pastelli e pelle di seta chiara, velluto soffice; se un angelo e una fata avessero avuto una figlia, avrebbe avuto le sue sembianze. Poi, accadde qualcosa, si può dire, in una notte sola o comunque in un lasso di tempo tale da non sconvolgere i parenti più stretti che la vedevano ogni singolo giorno, ma da destare sorpresa a conoscenti che l’avessero persa di vista per una manciata di giorni o poco più di una settimana. La pubertà arrivò anche per lei e venne di colpo stirata verso l’alto, superando la sorella di quasi dieci centimetri; quei tratti levigati che le caratterizzavano i lineamenti sparirono, non in maniera netta, sono ancora riconoscibili per esempio attorno agli occhi e al naso, sulla fronte, le cingono il collo, ma il viso si sfinò, perse la rotondità che lo contraddistingueva, la mandibola squadrò leggermente l’espressione, allargandole le labbra. I capelli scurirono, passando a un più caldo biondo miele, e con essi anche gli occhi, ora color nocciola, le davano un aspetto istintivo, animalesco e magnetico.Il fisico snello e slanciato di Camilla era ben diverso da quello della sorella, quest’ultima, nonostante repellesse l’attività fisica, aveva curve ben riconoscibili e accentuate, una silhouette chiara e un girovita stretto – almeno fino ai ventiquattro anni – rispetto al fondoschiena più bombato, ma non così tonico. Camilla, all’età di sedici anni, era longilinea, dal fisico tonico, agile, felino, ma dai movimenti sgraziati. Ancora acerba nelle forme, ma con grande attenzione e cura nel vestirsi. Poi l’evoluzione proseguì, complici la pallavolo, la corsa e probabilmente la mancanza di sonno per le frequenti serate a ballare, e Camilla assunze presto l’estetica più matura nella struttura: il seno si era fermato ben prima di quello di Dora, se fosse stato appena più abbondante avrebbe di certo sfidato la forza di gravità, ma così non era e non sarebbe stato mai, poiché anche negli anni a venire, avrebbe indossato top da seconda. Il fisico quadrato, o meglio trapezioidale per le spalle leggermente più larghe del fondo, cambiava se la si osservava di profilo, i glutei davano già segni di una possibile crescita se ben allenati, cosa che avvenne, poiché spesso si sarebbe poi girata a osservare – e fotografare – allo specchio il proprio didietro a forma di cuore che avrebbe piano piano costruito in palestra.Al giorno d’oggi, quando Camilla stava a cavallo dei vent’anni, aveva ormai subito l’ultima grande trasformazione più evidente. I capelli assunsero un tono biondo fragola ancor più caldo, con sopracciglia scure, quasi nere e occhi nocciola da cerbiatto. Il seno, come già detto, era minuto, poco presente, non così armonico come lo si sarebbe atteso da un fisico slanciato come il suo, ma compensavano decisamente due glutei rotondi scolpiti e levigati. Infine, le differenze tra le sorelle era ben evidenti dal punto di vista caratteriale. Camilla odiava stare a casa, o meglio, amava avere ogni singolo momento del proprio tempo occupato, per non ritrovarsi per esempio in casa senza programmi, con genitori e parenti vari tra i piedi. Una giornata tipo di Camilla era: università, pranzo (quasi mai a casa), palestra, pallavolo, cena a casa ma solo perché non aveva ancora abbastanza soldi per mangiare fuori regolarmente, vedersi con amici; nel fine settimana incastrava nella routine il lavoro in un supermercato. Parlando di rapporto con i genitori, entrambe avevano avuto una fase conflittuale, frammentata nel tempo e alternata tra mamma e papà, ma se per Dora era iniziata e terminata in adolescenza – anche se qualche scatto di fastidio e panico non mancavano – per Camilla questo percorso fatto di litigi era cominciato e proseguiva tutt’ora e non si osservava una luce in fondo al tunnel. Tra Dora e Camilla, però, vi erano massima solidarietà e affinità, l’una capiva bene quando c’era qualcosa che non andasse nell’altra e viceversa, anche se non erano solite aprirsi completamente.Avendo spulciato nelle vite delle sorelline, poniamo a disposizione del lettore un piccolo paragrafetto, giusto per non lasciarlo completamente fuori, di Luca, il fidanzato di Dora. I due si conobbero al primo anno di università, entrarono in confidenza e si misero insieme. Fine. Ah, lui era alla sua seconda relazione, mentre per lei sarebbe stata la terza, tuttavia il modo con cui erano precedentemente entrati in contatto con l’amore e più nello specifico con l’amore carnale era decisamente acerbo; questa relazione sarebbe stata perfetta se fosse durata al massimo un paio d’anni, quando il contatto fisico tra i due iniziò a scemare, dapprima silenziosamente, poi in maniera più evidente, ma nascosero, volenti o nolenti, la questione sotto tappeti fatti di amore performativo e affetto consumato. In ogni casi, lui era un ragazzo alto circa un metro e ottanta, forse qualcosina di più, capelli corti, costantemente arruffati, un viso armonico con carnagione piuttosto chiara. Il fisico, analogamente a Dora, rappresentava la propiria personalità, che anch’essa era nettamente affine a quella della fidanzata: era evidente la carenza di attività fisica, e, anche se di adipe non vi era traccia, le membra erano decisamente smunte e delicate, con chiari peli radi in tutto il corpo, appena distinguibili.Luca si trovava a casa Benedetti quel sabato mattina, ma non vi era nessun’altro: Dora si era eccezionalmente recata all’università, poiché il suo dipartimento aveva organizzato un evento che sarebbe durato fino all’ora di pranzo, Camilla aveva dormito fuori, a casa di un’amica – probabilmente, anzi, sicuramente erano andate a ballare e chissà se erano rientrate a casa – e i loro genitori erano partiti per andare a trovare alcuni parenti ad almeno due ore di distanza in auto e vi sarebbero rimasti tutta la giornata. Luca aveva promesso a Dora di “aiutarla” a montare il nuovo armadio di camera sua, sarebbe stato solo e si sarebbe annoiato un po’, certo, il lavoro gli avrebbe portato via l’intera mattinata, avrebbe così terminato il montaggio una volta che Dora sarebbe rincasata. Luca non era un mago del fai-da-té, non era di certo un lavoratore manuale e non possedeva un forte senso di praticità – dopotutto era un umanista –, ma ingranò bene fin da principio, finché non si accorse che mancavano alcune viti. Gli era venuto il dubbio che potesse essersi sbagliato, ma quelle viti, denominate EW13-12 – chissà perché quel codice? – proprio non le trovava, aveva quindi deciso di attendere il ritorno di Dora e di montare l’armadio insieme a lei nel pomeriggio. Nel frattempo avrebbe fatto una cosa che sicuramente gli riusciva meglio: studiare per un esame. Procedette a immergersi nel proprio mondo e a dare inizio a una delle sue alienanti sessioni di studio, tirò fuori i libri e gli appunti dallo zaino, mise tutto sulla scrivania, scelse la playlist da studio, infilò le Airpods alle orecchie isolandosi dal mondo esterno e cominciò sfogliare le pagine del libro. Esattamente quarantacinque minuti dopo aver fatto partire la musica, la porta di casa Benedetti si spalancò e Camilla e un ragazzo mai entrato lì dentro varcarono la soglia sogghignando. «Permesso» Disse a voce alta il ragazzo. «Ma se ti ho detto che non c’è nessuno» Disse sorridendo Camilla. I ragazzi fecero appena due passi in casa quando si strinsero e iniziarono a baciarsi con foga, intrecciando le lingue e sospirando dalla voglia di mangiarsi a vicenda. «Facciamolo qui» Sussurrò Camilla indicando il divano. «E se arriva qualcuno a sorpresa?» Domandò il ragazzo con la lingua tra i denti. «Ci vede che scopiamo» Ansimò Camilla con un sorriso malizioso lasciando spazio alla sua indole esibizionista. Il ragazzo non se lo fece ripetere e con la lingua appiccicata alla bocca di Camilla, la spinse sul divano e spostò le labbra prima su una guancia, poi sul collo, poi sulla clavicola e disse sempre con il sorriso: «Va bene, ma se arriva qualcuno, io non mi fermo»Evidentemente un barlume di ragione pervase la mente di Camilla, scalzendo quella piccola voglia di vouyerismo e, insieme, si diressero verso la stanza di Camilla. La camera si trova prima di quella della sorella e i due non si erano accorti che la porta di quest’ultima fosse semiaperta, figuriamoci se si fossero resi conto che dentro vi era una persona silenziosa intenta a evidenziare parole di un libro, così iniziarono a spogliarsi e, completamente nudi, Camilla si inginocchiò di fronte al letto, dove si era seduto il ragazzo. I due ridevano, parlottavano, giocavano con gli occhi, mentre lei glie lo baciava e succhiava, l’intesa sessuale era fortissima, stavano vivendo quel momento con una maturità sessuale anomala per due appena ventenni. Di colpo, un suono echeggiò nell’aria, quasi un trillo, un piccolo allarme dalla breve melodia calante, di cui però non si accorse nessuno se non Luca. Batterie airpods scariche – Pensò, mentre se le sfilava dalle orecchie.E poi trascorse un solo secondo tra quel suono e una voce. «Quanto mi piace il tuo cazzo»Luca trasalì, non riconobbe immediatamente la voce femminile appena udita, ma sussultò perché era così forte e vicina che gli pareva venisse da appena fuori la camera. «Nessuna me l’ha mai succhiato così» Una voce maschile dal suono strozzato e ansante.La mente di Luca percorse chilometri in un solo secondo - Un video? Qualcuno guarda un video porno col volume alto.. No, no, le finestre sono chiuse, è impossibile, dai. Non sarà.. ma non mi sono accorto di nulla. -L’ultima idea ragionata era che i genitori di Dora fossero tornati e avessero un rapporto nel salotto, anche se non è che sia poi così credibile tutta questa passione a cinquant’anni suonati e poi quel linguaggio.. non ce li vedeva proprio. «Ma è troppo grosso dai, riesco a mettere in bocca solo la punta» Disse ridendo la voce femminile.Con estrema prudenza si alzò dalla sedia della scrivania, si voltò con circospezione e con passo felpato raggiunse la porta chiusa per metà e uscì. «No, no, non ti muovere – continuò la ragazza, mantenendo un tono di ilarità – voglio succhiarlo tutto, cazzo! Tu non ti muovi da qui finché non ci riesco!»Entrambe le voci risero di gusto «Non mi opporrò» Rispose il ragazzo. Ormai Luca aveva riconosciuto Camilla e, dietro la porta semi aperta della ragazza, stava immaginando la scena dalle loro parole. Non aveva mai visto la sorella della sua fidanzata sotto questa veste. Aveva notato certamente la differente personalità tra le due, più libertina, meno ansiosa, ma non credeva che fosse così disinibita. Forse perché Dora non lo era affatto. CONTINUA
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