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Migranti neri mi scopano la mamma

Migranti neri mi scopano la mamma

Mia madre ha sempre avuto un corpo che faceva girare la testa. A quarantadue anni, seno abbondante, fianchi larghi, culo sodo e quella voglia di scopare che non riusciva più a nascondere dopo il divorzio. Io, ventiquattro anni, vivevo ancora con lei in un appartamento al terzo piano di un quartiere misto. La notte sentivo i suoi gemiti quando si masturbava, e a volte mi battevo il cazzo immaginando chi se la stesse scopando nella sua testa.Tutto cambiò un pomeriggio di luglio.Tre ragazzi africani che lavoravano al cantiere vicino chiesero se potevano usare il bagno. Uno alto e muscoloso, pelle scura lucida di sudore, un altro più magro con lo sguardo da predatore, e il terzo con un sorriso largo e un pacco evidente nei pantaloni da lavoro. Mia madre li fece entrare. “Certo, ragazzi, siete stanchi…”Li sentii parlare. Lei rideva troppo. Poi silenzio. Poi un gemito basso, soffocato.Aprii piano la porta della camera.Mia madre era in ginocchio sul tappeto, la gonna sollevata sulle anche, le mutandine strappate da una parte. Il più alto le teneva la testa e se la stava scopando in bocca, lento e profondo. Lei sbavava, gli occhi pieni di lacrime e di eccitazione. Il magro le stava dietro, due dita già dentro la figa bagnata, mentre il terzo si stava sbottonando e tirava fuori un cazzo grosso e nero, già duro.Lei mi vide. Non si fermò. Anzi, strinse lo sguardo e spinse il bacino verso le dita che la scopavano.“Entra… chiudi la porta,” sussurrò con la voce rotta dal cazzo in gola.Non ci pensai due volte.Il più alto le uscì dalla bocca e mi guardò. “Vuoi guardare o vuoi partecipare?”Risposi sedendomi sulla sedia vicino al letto. “Guardare.”Lo spettacolo cominciò sul serio.La misero a quattro zampe sul letto. Il magro le entrò nella figa di un colpo solo. Lei urlò, un suono gutturale, animale. Lui la scopò duro, tenendola per i fianchi, mentre il più alto le riempiva di nuovo la bocca. Il terzo aspettava il suo turno, accarezzandosi lentamente.La stanza puzzava di sesso, di sudore e di figa bagnata. Mia madre gemiva come non l’avevo mai sentita. “Più forte… scopatemi… usatemi…”Quando il magro venne dentro di lei, con un ringhio basso, si ritirò e il terzo gli prese il posto. Il cazzo era ancora più grosso. Lei emise un verso strozzato quando le entrò fino in fondo. Le spinte erano pesanti, profonde, facevano dondolare il letto. Il più alto le teneva i capelli e le veniva in bocca, facendole ingoiare tutto.Poi la girarono sulla schiena. Le alzarono le gambe e uno le entrò di nuovo nella figa mentre l’altro le sfregava il cazzo ancora semi-duro sulle labbra. Io mi stavo masturbando senza nemmeno nascondermi. Lei mi guardava mentre veniva, gli occhi velati, la bocca aperta.“Vieni… vieni a vedere da vicino…” mi disse.Mi alzai. Mi misi accanto al letto. Lei allungò una mano e mi prese il cazzo, lo strinse e cominciò a pomparmi mentre i due continuavano a scoparla. Uno nella figa, uno in bocca. Il terzo le succhiava un seno, mordicchiando il capezzolo.Quando il secondo le venne dentro, il terzo le voltò di nuovo a quattro zampe e le entrò nel culo senza pietà. Lei strillò, ma non disse di fermarsi. Anzi, spinse indietro. “Sì… nel culo… riempitemi…”La scoparono a turni per quasi un’ora. Figa, culo, bocca. La riempirono di sborra. Le colava dalle labbra, dalle cosce, dal buco del culo. Lei era un disastro di piacere, ansimante, sudata, con i capelli appiccicati alla fronte.Alla fine uno di loro mi guardò e sorrise. “Vuoi finire tu?”Mia madre, ancora con un cazzo a metà nella bocca, annuì. “Scopami… figlio… scopami mentre loro mi guardano.”Non resistetti. Entrai nella sua figa ancora piena di sborra altrui. Era calda, scivolosa, stretta. Lei gemette il mio nome. Dietro di me uno le teneva le natiche aperte, un altro le teneva la testa. La scopai forte, guardandola negli occhi mentre veniva di nuovo, contraendosi intorno al mio cazzo.Venni dentro di lei con un grido. Lei mi tenne stretto, le unghie nella mia schiena.I tre ragazzi si rivestirono in silenzio, ci salutarono con un sorriso e uscirono. Mia madre restò sdraiata sul letto, gambe aperte, sborra che le colava. Mi guardò e sussurrò:“Domani tornano. E voglio che tu stia di nuovo a guardare… o a partecipare.”Da quel giorno, ogni volta che sento i passi pesanti sulla scala, so che mia madre sta per essere usata di nuovo. E io sono sempre pronto a guardare. O a entrare.
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