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Quella lunga Notte di fuococ A ''Ciorani''

Quella lunga Notte di fuococ A ''Ciorani''

Io, ''V'' quarantadue anni, napoletano, sposato, con piccoli. Lei, ''A'' ventotto anni, Salerno. Ci eravamo conosciuti su Facebook grazie a ''P'', un’amica della provincia di SA. Lei sapeva tutto di me: la moglie, i figli, le bugie che dovevo raccontare. Non si era tirata indietro. Anzi.Dopo qualche mese di chat sempre più sporche, ci eravamo dati appuntamento per quella notte. Io avevo inventato la solita scusa del lavoro da DJ. Alle cinque del pomeriggio ero già in stazione a Napoli Centrale.La vidi scendere dal treno. Tutta vestita di bianco, profumata, capelli raccolti, labbra lucide. Camminava con quella coda da troia e lo sguardo da ragazza che sa esattamente cosa vuole. Quando mi vide sorrise, mi si avvicinò e mi baciò subito in bocca, lingua in gola, come se fossimo soli.— Sei ancora più bello di persona — mormorò contro le mie labbra.Andammo a in un pub semi-vuoto di Salerno. Bevemmo, mangiammo qualcosa, ma le mani non stavano ferme. Sotto il tavolo lei mi sfiorava la coscia, io le accarezzavo il ginocchio. A un certo punto ci alzammo e andammo in bagno. La spinsi contro il muro e la baciai come un animale. Lei mi massaggiò il cazzo già duro attraverso i pantaloni.Quando tornammo al tavolo lei mi guardò dritto negli occhi.— Ho le chiavi di casa mia a Ciorani. Vuoi andare?Non risposi. Pagai il conto e la tirai fuori.Durante tutto il tragitto fino a Ciorani il mio cazzo era di ferro. guidavo con una mano sola; l’altra in mezzo alle cosce di lei, strofinando, accarezzando, senza mai arrivare fino in fondo. — Continua così non ti fermare — mi disse.Arrivammo. Casa piccola ma accogliente, silenziosa, odore di figa. Entrati in salotto non ci fu bisogno di parole. Ci buttammo uno contro l’altra. Lingue, baci, mani ovunque. Le strappai la maglietta bianca, le tolsi il reggiseno. Uscirono due tettine da seconda, sode, con i capezzoli già duri come chiodi. Li presi in bocca uno alla volta, li succhiai, li morsicchiai mentre lei gemette e mi apriva i pantaloni.Quando tirò fuori il mio cazzo rimase un attimo ferma, gli occhi spalancati.— Che cazzo che hai… mmm…Lo prese in mano e iniziò a menarlo lentamente, sentendo le gocce di precome che già uscivano. Io le calai la gonna. Al posto del perizoma che mi aspettavo, trovai una mutandina rossa da teenager, con fiorellini bianchi. Innocente e sporca allo stesso tempo. La infilai di lato e le dita sprofondarono in un lago caldo e scivoloso.— Sei già tutta bagnata, troietta.Lei si mise in ginocchio senza che glielo chiedessi due volte. Aprì la bocca e mi prese il cazzo in profondità. Il bocchino fu allucinante: lenta all’inizio, poi sempre più profonda, saliva che colava, gola che si apriva. Mi guardava mentre mi succhiava, occhi lucidi, una mano che si toccava sotto la mutandina rossa. Le tenni i capelli e la guidai, ma lei non aveva bisogno di essere guidata. Sapeva esattamente quanto spingere, quando rallentare, quando succhiare forte.La tirai su e la portai sul divano. Le tolsi completamente la mutandina e la misi a quattro zampe. Entrai in una spinta sola. Era stretta, calda, scivolosa. Gemette forte, la faccia contro i cuscini.La scopai così, poi la girai di schiena, le alzai le gambe sulle spalle, la presi di lato. Ogni posizione. Le leccai la fica e il buco del culo mentre mi masturbavo, poi le rientrai dentro e le parlai sporco all’orecchio:— Ti piace questo cazzo maturo? Ti piace essere la mia puttana di una notte?— Sì… sì… più forte…A un certo punto le posi due dita nel culo mentre la scopavo. Lei ansimò e spinse indietro.— Mettilo… mettimelo nel culo…Spalmai la sua stessa bava e il suo succo intorno al buco stretto e entrai piano. Lei strinse i denti, poi emise un lamento lungo e basso. La presi nel culo lentamente all’inizio, poi più forte, tenendola ferma per i fianchi. Le dita le sfregavano il clitoride. Venì prima lei, stringendosi intorno al mio cazzo, tremando. Io continuai ancora un po’, poi uscii e le sborrai sulla schiena e sul culo, tanti getti caldi.Non finì lì.Ci riposammo cinque minuti, poi ricominciammo. Lei mi montò come un amazzone, poi in bocca di nuovo, poi si fece prendere di nuovo nel culo contro il tavolo della cucina. Parlavamo poco, solo gemiti, insulti dolci, «più forte», «così», «tutto dentro».Andammo avanti fino a notte fonda. Quando finalmente ci fermammo eravamo sudati, appiccicati, il salotto pieno dell’odore di sesso. Lei mi stava ancora con la testa sul petto, le dita che giocavano con il mio cazzo ormai mezzo addormentato.— Non pensavo che un uomo sposato potesse scopare così — mormorò.Io non risposi. Le accarezzai i capelli e pensai che quella notte non l’avrei dimenticata facilmente.Fuori era già quasi alba. Tra poco avrei dovuto tornare a essere il marito e il padre. Ma per quelle ore, in quella casa di Ciorani ero solo l’uomo che aveva scopato ''A'' in tutte le posizioni possibili, e lei la troia che lo aveva voluto fino in fondo.
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