Vi voglio confidare questo racconto. dalla giovane Lara ricevo un resoconto crudo e senza filtri che esplora desideri proibiti, dinamiche di potere e il confine sottile tra famiglia e attrazione. Parla di un incontro che ribalta completamente le regole del gioco.
Testo corretto e rivisto:
In vita mia ho avuto solo un papà, e avevo già ventun anni. È stato un vero papà: severo, autoritario e, soprattutto, dotato di un cazzone più grosso del mio.
Uscivo con Gemma, una tipetta niente male che mi piaceva parecchio: poche tette, un bel culetto e tanta voglia di porcate. Le avevo dato otto per la dedizione con cui mi faceva i pompini. Per scopare, però, solo sveltine furiose in macchina. Aveva il terrore di farlo in camporella: quando spegnevo le luci dell’auto andava in ansia per guardoni e serial killer. Una paura che le aveva trasmesso la mamma, che non voleva assolutamente che andasse a fare certe cose all’aperto.
«Dai, vieni a dormire da me, mamma mi lascia portare i ragazzi.» «No, non mi va.»
Non ero proprio un ragazzo, anche se dalla mia c’era la faccenda dell’età del consenso. Non mi andava di conoscere i suoi.
«Dai, se fai piano possiamo provare dietro.»
Okay. Ho una fissa per l’anale e l’idea di sverginarle il culetto mi ha spento il cervello. Mi ha spiegato che la sua famiglia era incasinata: mamma e papà divorziati ma ancora in casa, una villetta su due piani. Lei abitava al piano di sopra col fratello e la mamma, che aveva un nuovo compagno; papà invece stava al piano terra, perché la casa era sua.
«Sono separati ma vanno d’accordo, così io e Matteo abbiamo sempre avuto vicino sia mamma che papà.»
Mi fregava poco, volevo solo incularla. Mi sono sorbito le presentazioni. Prima il padre, che mi ha fissato male, poi di sopra la madre che mi ha fatto mille domande su di me, sulla mia famiglia, sugli studi e via dicendo. Venti minuti dopo eravamo finalmente in cameretta.
Abbiamo fatto pianissimo. Per fortuna il fratello non c’era, dormiva nella camera accanto. Una bella ciulata sulle lenzuola con una gattina eccitata. Roba da luna di miele: il mio cazzone era tutto suo. Quando si è sciolta per bene ed era un pulcino bagnato, ho cominciato la terapia anale. Dita e lingua nel culo e Gemma fremeva in mezzo orgasmo. Per toglierle l’ansia ho messo il preservativo; me l’ha bagnato e unto lei. A cucchiaio, un centimetro alla volta, le ho spinto diciotto centimetri di cazzo in culo. Wow!
Gemeva e piangeva appena, le cosce le tremavano, tra i denti bestemmiava. Tutto con la massima calma. Poi ha voluto fare lei: cavalcioni sul mio bacino, se lo prendeva da sola, su e giù, pianissimo, ondeggiando e bagnandomi il volto di baci. La voglia di ribaltarla e violentarla in culo se n’era andata.
È stata comunque una gran bella ciulata. Erano ormai le due, dovevo andarmene. L’ho salutata con un bacio, svegliandola. Lei mi ha lasciato andare dopo un’ultima pompa fino in gola, ma aveva troppo sonno e si è riaddormentata subito.
Io ero ben sveglio e, come mi capita spesso dopo una scopata “normale”, avrei voluto un bel cazzo deciso. Guardo il cellulare e scopro di non aver chiuso l’app gay. Tra i soliti messaggi ce n’è uno che mi colpisce: «Noi due dobbiamo parlare.»
Cazzo. Guardo il profilo: a venti metri, 46 anni, senza foto, solo attivo. Mi viene male. È il papà di Gemma o il compagno della madre?
Esco di casa, scendo le scale. Non c’è nessuno. Devo solo attraversare il cortiletto e poi non mi vedranno più. Ma c’è un’ombra su uno sdraio al buio. È giugno, ma fa freschino. Io sono ancora mezzo sudato, ho addosso il calore di Gemma, non mi sono fatto la doccia.
«Vieni.»
Mi avvicino. È un tipo massiccio, maschio da paura, con un cazzone in mano.
«Leccami i coglioni, frocio.»
Figa. Lecco, bacio e mi snocciolo in bocca due coglioni da toro che odorano di maschio. Li succhio come la fighetta di Gemma, ma è tutta un’altra cosa. Piano comincio a leccargli l’asta, aspettandomi un ceffone. Ho inculato sua figlia, dopotutto. Niente. Allora gli faccio un pompino come nemmeno Gemma sa fare. Papà viene in fretta, schizza secchiate di sborra densa che gli cola sul cazzone venoso. Ingoio dopo averla assaporata in bocca. Era lì seduto da ore, si era caricato i coglioni aspettando che finissi di scopare Gemma.
Mi afferra il ciuffo dei capelli. «Sposta la macchina e torna, ti lascio il cancello aperto.»
Mi stringe le palle e infila la mano dietro, fra le cosce, palpandomi il culo. Mi si tagliano le gambe per l’eccitazione.
«No, scusa, io non potevo sapere che Gemma è…»
Mi tira contro per la nuca e mi ficca la lingua in bocca. Un bacio rabbioso: lui maschio, io femmina; lui uomo, io frocetto. «Togli quella cazzo di macchina da lì davanti. Tu dormi con me.»
Ho una fifa nera, è un casino galattico. Parcheggio due strade più in là e torno indietro a piedi. Strada deserta. Cerco di trovare una soluzione, cosa fare e cosa dire, ma penso solo ai suoi coglioni grossi, a come mi teneva per i capelli, alla mano sul culo, al suo cazzo nodoso, al culetto di Gemma e a come ho limonato con lei e poi baciato suo padre.
Mi aspetta. Chiude il cancello senza far rumore. Cammino davanti a lui al buio, verso la porta di casa. Mi stringe da dietro, le mani mi cercano, sento il cazzo duro contro di me. Mi abbasso i pantaloni della tuta e in un secondo ho il suo manganello su per il culo. Giro il collo per baciarlo in bocca. Mi solleva da terra, mi tiene sotto le cosce, io rannicchiato col cazzo in culo. È forte il mio papà. Mi porta così in camera e mi fa cadere in avanti sul materasso. Atterro a pancia in giù, ho appena il tempo di allargare le gambe che mi violenta in culo con tutto il peso. Un’inculata furiosa che mi devasta. Non allargo abbastanza le gambe, tanto è grosso. È un toro il mio papà e io piango di felicità.
Dormicchio nudo sul suo corpo fino al mattino. Mi vuole fidanzata. Faccio la gattina col suo cazzo come faceva Gemma. È bellissimo dormicchiare col cazzo piantato in culo. Sono sua. Mi prende tutto, mi pesta le palle con manate pesanti mentre mi spinge il cazzone in profondità da scavarmi dentro. Devo raccontargli come ha goduto Gemma, quanto l’ho scopata e come. Si incazza che le ho inculato la figlia, ma in realtà è solo eccitato perso.
Alle otto fa colazione seduto in cucina, caffè e biscotti. Io inginocchiato nudo che gli lecco l’uccello stanco e i coglioni grossi.
«Quando rivedi Gemma?» «È sabato. Stasera credo, ma siamo solo amici, non so se…» «Tu vieni lo stesso. Ti aspetto all’una.»
«Sì, papà.»

