Il treno aveva già lasciato da tempo la periferia della città. Ora correva tra campi dorati e piccoli paesi che comparivano e sparivano oltre i finestrini.
Lei sedeva in una carrozza quasi piena, sul lato destro, accanto al finestrino.
Lui era almeno cinque file più avanti.
Non abbastanza vicino da parlarsi. Non abbastanza lontano da ignorarsi.
Il lungo corridoio che attraversava il vagone sembrava un filo invisibile che li teneva collegati. Ogni volta che uno dei due alzava lo sguardo, trovava inevitabilmente quello dell'altro.
All'inizio fu solo un caso.
Poi accadde ancora.
E ancora.
Entrambi fingevano di guardare fuori, di leggere, di controllare il telefono. Ma bastava un movimento impercettibile perché gli occhi tornassero a cercarsi.
Ogni volta si soffermavano un secondo in più.
Ogni volta diventava più difficile fare finta di niente.
Lei cominciò a chiedersi chi fosse. Dove stesse andando. Se viaggiasse spesso. Se anche lui si fosse accorto di quel silenzioso gioco di sguardi che sembrava appartenere solo a loro.
Lui, dal canto suo, sorrideva appena ogni volta che la sorprendeva a osservarlo.
Non era un sorriso sfacciato.
Era quello di chi riconosce una curiosità reciproca e decide di non interromperla.
Il treno oscillò leggermente.
L'altoparlante annunciò la prossima fermata.
Qualcuno si alzò, altri sistemarono i bagagli.
Lui chiuse il libro che teneva sulle ginocchia, si stirò appena e si alzò.
Per un momento rimase fermo nel corridoio, quasi indeciso.
Poi si avviò lentamente verso il fondo della carrozza, dove si trovavano i servizi.
Quando le passò accanto, rallentò appena.
Non disse una parola.
Ma i loro occhi si incontrarono ancora una volta, a una distanza che rendeva impossibile fingere che fosse soltanto una coincidenza.
Lei aspettò qualche secondo.
Abbassò lo sguardo sul libro aperto, senza leggere una sola riga.
Inspirò lentamente.
Poi si alzò.
Con passo tranquillo percorse lo stesso corridoio, mentre il treno continuava a cullare i passeggeri con il suo ritmo costante.
Lui era fermo vicino alla porta del bagno, lo sguardo rivolto al finestrino che mostrava il paesaggio in corsa.
Sentendo dei passi, si voltò.
Per un istante nessuno parlò.
La vicinanza rendeva improvvisamente reali quelle occhiate scambiate da lontano.
«Alla fine hai deciso di alzarti», disse lui con un sorriso discreto.
Lei ricambiò.
«Cominciavo a pensare che gli sguardi attraverso mezzo vagone fossero un modo complicato per conoscersi.»
Lui rise piano.
«Stavo cercando di capire se era solo una mia impressione.»
«Non lo era.»
Il rumore delle rotaie riempì il breve silenzio che seguì.
Erano vicini, ma senza invadere lo spazio dell'altro. Bastava la luce che filtrava dal finestrino della porta, il riflesso dei loro volti sul vetro e quella curiosità condivisa che aveva trasformato un viaggio qualunque in qualcosa di inatteso.
«Io sono Luca.»
Lei esitò solo un istante prima di sorridere.
«Sofia.»
Le porte del bagno si aprirono e un passeggero uscì, interrompendo per un momento quell'equilibrio delicato.
Entrambi fecero un passo indietro e si scambiarono uno sguardo divertito, come due complici sorpresi nel mezzo di una conversazione appena iniziata.
Il viaggio sarebbe finito nel giro di un'ora.
Per la prima volta, a entrambi sembrò un tempo sorprendentemente breve.
Lui si fermò davanti alla porta del bagno, con la mano già sulla maniglia.
Prima di entrare si voltò appena.
I loro occhi si incontrarono ancora una volta.
Per un istante sembrò quasi aspettare qualcosa.
Poi aprì la porta, entrò e la lasciò socchiusa, senza richiuderla del tutto.
Sofia rimase immobile nel corridoio.
Il rumore del treno riempiva quel breve istante, mentre nella sua mente si affollavano mille interpretazioni. Era stata una distrazione? Un gesto casuale? Oppure un invito a rompere finalmente quella distanza che avevano mantenuto per tutto il viaggio?
Sorrise tra sé.
Dopo qualche secondo si avvicinò.
Con un gesto deciso bussò due volte con le nocche sulla porta.
«Tutto bene?» chiese con un tono leggero, quasi divertito.
La porta si aprì subito.
Luca comparve sulla soglia con un'espressione sorpresa che si trasformò rapidamente in un sorriso.
«Pensavo che avresti ignorato la provocazione.»
«Pensavo fosse una dimenticanza.»
«E invece?»
Lei incrociò il suo sguardo e si gettò su di lui per baciarlo.
In un attimo si ritrovarono stretti l'uno all'altra, appoggiati contro la porta del bagno, che Luca richiuse tastandola con una mano, quasi a occhi chiusi, alla ricerca del chiavistello.
Le loro labbra combaciavano perfettamente e le lingue si cercavano con curiosità e trasporto.
Poi, lentamente, Luca iniziò a scoprire il corpo di Sofia, accarezzandole i fianchi e i morbidi seni. Lei non portava il reggiseno e lui poteva sentire i capezzoli tesi sotto i polpastrelli.
Esplorò ogni centimetro di quel corpo che aveva desiderato fin dal primo momento.
Anche Sofia infilò una mano sotto la camicia di lui e iniziò lentamente ad accarezzargli l'addome e il petto, per poi scendere verso i pantaloni, percependo tutta la sua eccitazione.
Luca continuò a scendere lentamente, baciandole il collo e poi il seno soffice, che nel frattempo aveva scoperto sollevandole la maglia.
La sua lingua girava intorno ai capezzoli che alternatamente mordicchiava. Poi ancora la pancia, fino ad arrivare al suo pantalone che, dopo averlo sbottonato, fece cadere lentamente sul pavimento. Dopo aver liberato un piede dalla gamba del jeans, lo alzò e lo appoggio sulla sua spalla per riuscire ad avvicinarsi sempre di più al suo sesso. Poteva accarezzare quella pelle bianca e soffice e iniziò lentamente a cercare con la lingua la sua fessura umida.
In quel momento si accorse che Sofia era completamente bagnata e la sua lingua curiosa iniziò a pennellare lentamente il clitoride e il contorno delle grandi labbra sentendo il suo sapore dolce in bocca. Continuò così diversi minuti alternando improvvise esplorazioni con le dita alla ricerca del buco più stretto. Sofia era in estasi e teneva stretta la testa di Luca tra le mani, spingendola contro il suo sesso.
All'improvviso una contrazione e un brivido l'attraversò completamente e Luca si accorse che Sofia stava per raggiungere l'apice, il suo respiro era sempre più forte.
Improvvisamente spinse la testa di Luca molto forte contro il suo sesso, quasi a voler imprigionare quel momento.
Aveva avuto un orgasmo molto intenso.
Luca iniziò a baciare l’inguine, le sue gambe, la sua pancia, continuando a cercare il contatto con la sua pelle profumata e tornando lentamente verso il seno. Mentre la accarezzava, Sofia lo spinse in direzione del lavabo e lo costrinse ad appoggiare il sedere lì, come a sedersi in piedi, sussurrando nell’orecchio di Luca «ora tocca a me!»
Iniziò a baciarlo intensamente sul collo e nel mentre accarezzava il suo membro ormai duro come la pietra. iniziò a segarlo, la sua cappella pulsava e lo sentiva incredibilmente eccitato.
Inizio a baciarlo sotto l'ombelico alternando dei colpi di lingua sulla sua cappella, fino a che non lo prese improvvisamente tutto in bocca cercando di accoglierlo fino in fondo.
Poteva sentire la sua cappella sbattere contro la gola ma non si accontentava, era troppo eccitata, ne voleva sempre di più.
Luca era stordito e continuava a toccare i seni di Sofia stuzzicando i capezzoli. Sofia alternava mano e bocca e accarezzava le sue palle.
Luca era eccitatissimo, aveva sognato quel momento fin dal primo sguardo ma mai avrebbe immaginato che potesse realizzarsi.
Sofia continuava con eccitazione a spompinarlo fino a quando in maniera inaspettata sentì le contrazioni di Luca e la sua bocca venne inondata del suo seme caldo. I suoi schizzi caldi le riempirono la bocca e iniziò ad ingoiare il suo sperma con grande eccitazione. Continuò a succhiarlo, lentamente, fino a quando non fu completamente pulito.
Poi si alzarono e, guardandosi negli occhi, scoppiarono a ridere entrambi.
Luca si avvicinò a lei, le diede un bacio sul collo e le sussurrò che quello era stato il viaggio in treno più bello che avesse mai fatto.
Sofia sorrise e insieme iniziarono a ricomporsi.
Luca sbloccò la porta e, una volta aperta, si trovarono davanti un signore anziano in attesa del bagno, che li osservò con un'espressione curiosa e vagamente sospettosa.
Rimasero ancora un po' a parlare nel corridoio, immaginando il prossimo viaggio e lasciandosi trasportare dalla leggerezza di quel momento.
A un certo punto sentirono l'annuncio che invitava i passeggeri a prepararsi alla discesa: il treno sarebbe arrivato in stazione da lì a dieci minuti.
Luca accarezzò la schiena di Sofia e si avviò verso il suo posto per raccogliere le proprie cose.
Di tanto in tanto i loro sguardi si incrociavano a distanza, accompagnati da un sorriso complice.
Poi, una volta scesi dal treno, presero strade diverse verso casa, senza voltarsi.
Era stata una giornata speciale.
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Aggiunto: 1 giorno fa
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