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La mamma e la palestra con il figlio sotto la doccia ( richiesta di RS_88)

La mamma e la palestra con il figlio sotto la doccia ( richiesta di RS_88)

  Elena non aveva perso l'abitudine di muoversi in silenzio. Anche dopo gli anni delle gare, dei pesi, dei riflettori che le scolpivano addosso ogni curva di muscolo, il suo corpo conservava una disciplina quasi felina. Attraverso il corridoio, sentiva il rumore dell'acqua battere sulle piastrelle del bagno, regolare, caldo, quasi ipnotico. La porta era socchiusa. Paride, suo figlio,  era sotto la doccia, giovane, inconsapevole, la testa piegata all'indietro mentre l'acqua gli correva sul petto e lungo i fianchi. Elena si fermo sulla soglia senza parlare. Per un istante rimase immobile, osservandolo con quella calma intensa che un tempo riservava agli avversari prima di una gara. C'era qualcosa di disarmante in lui: la freschezza, la vulnerabilita, quel modo ancora incerto di occupare il proprio corpo. Quando lui si accorse di non essere piu solo, trasalì appena. Si volto e la vide. Elena non abbasso gli occhi. Il vapore le appannava i contorni, ma non la presenza: ampia nelle spalle, salda nelle gambe, una figura che sembrava scolpita nella pietra eppure attraversata da un calore vivo, umano. "Scusa," mormoro lui, senza sapere bene di cosa si stesse scusando. Lei sorrido appena. Fece un passo avanti. Poi un altro. L'aria del bagno era densa, bagnata, elettrica. Elena entro nel vapore come se attraversasse una tenda invisibile, finche l'acqua non comincio a segnare anche la sua pelle, i capelli, la stoffa sottile della maglietta. Paride trattenne il respiro. Lei gli sollevo il mento con due dita, lentamente, costringendolo a incontrare il suo sguardo. Non c'era fretta. Solo una pressione crescente, un'intimita costruita sul silenzio e sul contrasto tra la solidita di lei e l'esitazione di lui. Elena si avvicino ancora, abbastanza da sentire il calore del suo fiato mescolarsi al vapore. Le sue mani, forti ma controllate, gli sfiorarono le braccia, poi le spalle, quasi a misurarlo, a leggerlo. Paride rabbrividi. Non per il freddo, ma per quella sensazione nuova di essere visto davvero. Il loro desiderio rimase li, sospeso e densissimo, come l'acqua che continuava a cadere su entrambi. E quando finalmente lui cedette alla forza muta di quel momento, fu meno un gesto che una resa. Elena lo accolse con la sicurezza di chi conosce il potere del proprio corpo, ma anche con una dolcezza inattesa, lasciando che la tensione si sciogliesse in un contatto pieno, travolgente, inevitabile. Allora Lei si chniò fino a stringere prima le gambe di lui tra le sue braccia e poi affondare le unghie nelle natiche marmoree del figlio. Le sembrava di abbracciare la statua del David di Michelangelo. Non poté fare a meno di prendere in bocca quel giovane virgulto fiorito ed umido. Aveva un sapore inebriante. Se lo spinse fino alla gola. Lo stuzzicò con la lingua e poi di nuovo giù fino alla gola. Lo sentiva pulsare di vita propria, di una forza erculea che ebbe il suo culmine nello sperma caldo che le inondò la bocca... rimase così per qualche secondo prima di ingoiare tutto e vedere gli occhi languidi di suo figlio gemente di piacere. Per qualche secondo non esistettero che il rumore dell'acqua, il respiro spezzato, e quel silenzio saturo che segue i momenti in cui il desiderio smette di essere immaginato e diventa reale.
Visualizzazioni: 563 Aggiunto: 1 giorno fa Utente:
Categorie: Incesti