Marco lasciò cadere il bicchiere sul tappeto, incurante dello scotch che macchiava il tessuto. Si alzò dalla poltrona con le gambe che quasi non lo reggevano, la mente completamente sopraffatta da ciò a cui aveva appena assistito. Il suo sesso era teso allo spasmo, dolorante per l'attesa e per la privazione.
Si avvicinò al letto come un uomo che si accosta a un altare. Elena lo aspettava, distesa sul dorso, le gambe ancora leggermente divaricate, offrendo alla vista i segni evidenti dell'atto appena consumato. Il liquido seminale di Davide colava lentamente lungo l'interno della sua coscia, lucido sotto la luce della luna. L'odore nella stanza era primordiale: una miscela densa di sesso, sudore e profumo femminile.
"Guardami, Marco," ordinò lei con voce roca, l'affanno che ancora le scuoteva il petto. "Guarda cosa mi ha fatto. Sono piena di lui."
Marco cadde in ginocchio sul bordo del materasso. Non riusciva a staccare gli occhi da quella visione. La gelosia e l'eccitazione si fusero in un unico, violento impulso. Senza dire una parola, chinò la testa. La sua lingua cominciò a raccogliere con bramosia le gocce che rigavano la pelle di Elena, assaporando il fluido dell'altro uomo mescolato ai succhi intimi di sua moglie. Era un atto di sottomissione totale, eppure lo faceva sentire incredibilmente potente.
Elena tese la schiena, infilando le dita nei capelli di Marco, spingendogli il viso con forza contro il proprio sesso. "Sì... ripuliscimi. Voglio che tu senta il sapore di quello che mi ha fatto."
Marco obbedì ciecamente. La sua lingua divenne frenetica, infilandosi profondamente tra le labbra bagnate e gonfie di Elena. Sentiva il calore residuo di Davide dentro di lei, il sapore aspro e intenso del seme dell'intruso che ora si confondeva con il suo. Elena cominciò a gemere di nuovo, i fianchi che sussultavano a quel contatto ruvido e disperato.
Non potendo più resistere, Marco si sollevò su di lei. Il suo sesso premeva contro il ventre di Elena, bagnato dello stesso liquido. La guardò negli occhi: le pupille di lei erano dilatate, lo sguardo felino, privo di qualsiasi traccia di senso di colpa, solo puro godimento.
"Voglio che entri ora," ansimò Elena, afferrandogli il membro con la mano calda e guidandolo contro se stessa. "Prendimi subito, spingi tutto dentro. Mescolati a lui."
Marco si spinse all'interno con un unico, brutale affondo. Elena cacciò un urlo soffocato, le pareti interne ancora irritate e sensibili per la foga di Davide. La sensazione per Marco fu indescrivibile: lo spazio era incredibilmente lubrificato, viscido, saturo dell'essenza dell'altro uomo. Era come possedere sua moglie e, allo stesso tempo, essere posseduto dal ricordo del rivale.
Iniziò a muoversi con colpi rapidi e violenti, abbandonando ogni delicatezza. Le mani di Marco afferrarono i seni di Elena, stringendoli con forza, mentre la baciava sulla bocca con ferocia, cercandovi il sapore dei baci che lei aveva scambiato con Davide pochi minuti prima.
"Sei la mia cagna... la sua cagna," le sussurrò all'orecchio, la voce ridotta a un grugnito animale, spingendo sempre più a fondo, fino a colpire il fondo del suo utero.
"Sì... sì! Sono la vostra troia, Marco! Spingi più forte!" gridò lei, stringendogli le gambe attorno alla vita per farlo penetrare ancora più profondamente. La carne sbatteva contro la carne con un rumore sordo e bagnato che riempiva la stanza buia.
Il ritmo divenne insostenibile. Marco sentiva il piacere accumularsi alla base della colonna vertebrale, un'onda d'urto alimentata dall'umiliazione erotica e dal possesso animalesco. Elena era fuori di sé, la testa che oscillava sul cuscino, gli occhi persi nel vuoto mentre veniva travolta da un secondo, devastante orgasmo che le fece contrarre le pareti vaginali come una morsa attorno al sesso del marito.
"Vengo, Elena! Sto venendo dentro di te, sopra il suo sesso!" urlò Marco, perdendo ogni controllo.
Con tre spinte disperate, quasi dolorose, Marco si svuotò completamente dentro di lei. Grandi fiotti caldi si unirono a quelli lasciati da Davide, sigillando quel triangolo di perversione e complicità. Rimase schiacciato sopra di lei per lunghi istanti, i petti che si alzavano e abbassavano all'unisono, i loro fluidi che colavano mescolati sulle lenzuola sgualcite.


«Ben scritto, potente, emozioni reali. Bravo Mishima. Non fare seppuku.»