VIDEO FOTO RACCONTI SCOPA ORA

Fissato nei tuoi occhi Parte 1 l'inizio di una ossessione

Fissato nei tuoi occhi Parte 1 l'inizio di una ossessione

Ci tengo a precisare una cosa prima di iniziare questo racconto. Quello che state per leggere è, per quanto incredibile possa sembrare, una storia realmente vissuta. Non ho cambiato i fatti essenziali, né ho cercato di renderli più spettacolari di quanto non fossero. Ho semplicemente deciso di raccontarli così come li ho vissuti, con le stesse sensazioni, gli stessi dubbi e le stesse emozioni che mi hanno accompagnato in quelle ore. Era una mattina come tante altre. Mi trovavo in una città diversa dalla mia per motivi di lavoro. Avevo concluso un appuntamento con un cliente prima del previsto e, con un po' di tempo libero, entrai in un piccolo bar del centro per bere un caffè. Indossavo un completo casual ma curato: jeans scuri dal taglio asciutto che fasciavano con precisione i fianchi e il fondoschiena, una camicia chiara con le maniche leggermente arrotolate sugli avambracci e una giacca nera che avevo appoggiato sullo schienale della sedia. La camicia, lasciata leggermente aperta sul collo, metteva in risalto la struttura delle spalle larghe e un torace atletico e prorompente. Se dovessi dire quale sia il tratto che più mi rappresenta e che attira l'attenzione, sceglierei il mio sguardo: profondo, scuro, il genere di occhi che le donne notano subito. Mentre aspettavo il caffè, il mio sguardo si posò su una donna seduta da sola vicino alla vetrina. Avrà avuto circa 40 anni. Era una di quelle persone che attirano l'attenzione senza fare nulla per ottenerla. Indossava un tailleur color sabbia dal taglio elegante, semplice ma impeccabile. I capelli castani, leggermente mossi, le sfioravano le spalle, incorniciando un viso dai lineamenti delicati. Gli occhi, di un verde intenso, sembravano cambiare sfumatura a seconda della luce che filtrava dalla finestra. Il suo sorriso non era ostentato; compariva appena, solo in alcuni istanti, ed era proprio quella naturalezza a renderlo memorabile. Anche il modo in cui si muoveva aveva qualcosa di particolare. Ogni gesto appariva spontaneo, misurato, quasi inconsapevole. Sollevava la tazzina con eleganza, sistemava una ciocca di capelli dietro l'orecchio con un movimento leggerissimo e osservava la strada oltre il vetro con un'aria assorta. In quel momento la porta del bar si aprì con decisione. Entrò una donna dall'aria elegante e dal portamento sicuro. Si avvicinò al bancone chiedendo un assortimento di pasticcini da portare via. Mentre attendeva il resto, il suo sguardo si posò casualmente su di me, e in quell'istante tutto il resto sembrò sparire. I canceled suoi occhi diventarono quasi infuocati, accesi da un desiderio improvviso e visibile. Mi squadrò da capo a piedi, partendo dalle spalle per poi soffermandosi sul mio pettorale, reso evidente dalla stoffa tesa della camicia. Poi, con una lentezza sfacciata, fece scivolare lo sguardo più in basso, dritto tra le mie gambe. Lì i suoi occhi si dilatarono vistosamente, catturati dal volume e dalla consistenza delle mie parti intime che il taglio asciutto dei jeans metteva chiaramente in risalto. Sul suo volto comparve un'espressione di autentica sorpresa e un sorriso carico di malizia, prima di costringersi a voltarsi di nuovo verso la commessa con il respiro leggermente alterato. Fu una scena esplicita, densa di elettricità, durata pochi secondi ma impossibile da ignorare. La donna seduta vicino alla vetrina aveva seguito l'intera scena. Sollevò lo sguardo dalla sua tazzina, osservò la reazione sbalordita della cliente e poi fissò i suoi occhi verdi direttamente nei miei. Sul suo volto scomparve un sorriso sottile, appena accennato, come se quella palese esibizione di attrazione l'avesse divertita e, in qualche modo, stuzzicata. Non disse nulla, ma il modo in cui mi guardava lasciava intendere che aveva calcolato perfettamente l'effetto che il mio corpo aveva appena fatto su un'altra donna. Pochi istanti dopo, la cliente ritirò il suo sacchetto, mi dedicò un ultimo sguardo intenso e uscì dal locale. Il bar tornò al suo ritmo tranquillo, ma la tensione tra me e lei era ormai palpabile. Quell'episodio aveva spazzato via ogni formalità invisibile. Non fu uno di quegli sguardi da film. Fu rapido, magnetico. Lei distolse gli occhi per un attimo, mentre io mantenni la posizione, sicuro di me. Quando lei mi guardò di nuovo, decisi di cogliere l'attimo. Finita la tazzina di caffè, mi ricordai di aver bisogno di un pacchetto di sigarette. Guardando fuori, non c'erano insegne vicine. Mi mossi con calma, sfruttando il pretesto, e mi avvicinai al suo tavolo. «Mi scusi...» le dissi, con una voce ferma, profonda, che esprimeva tutta la mia sicurezza. «Saprebbe indicarmi se c'è un tabaccaio qui vicino? Non conosco la zona.» Lei alzò la testa. Da quella distanza, il verde delle sue iridi era travolgente. Prima di parlare, mi studiò con un'occhiata rapida ma incredibilmente attenta, che indugiò per un istante sul mio torace prima di risalire ai miei occhi. Fu una valutazione silenziosa. Poi, si pose in maniera gentile ma staccata, quasi disinteressata, mantenendo una distanza aristocratica che la rendeva ancora più provocante nelle movenze. «Sì, ce n'è uno a due minuti da qui. Esce dal bar, gira a destra e poi prende la seconda strada a sinistra. Lo trova subito.» La ringraziai con un cenno del capo, sostenendo il suo sguardo finché non fu lei a spostarlo di nuovo verso la vetrina, come se la conversazione fosse finita lì. Quel contrasto tra la sua apparente indifferenza e l'elettricità che avevamo appena condiviso era micidiale. Mentre mi avviavo verso l'uscita, sentendo ancora il calore dei suoi occhi sulla schiena, ebbi la netta, assoluta sensazione che quella non sarebbe stata l'ultima volta che i nostri sguardi si sarebbero incrociati quel giorno. Uscito dal tabaccaio, mi accesi una sigaretta. La mente era rimasta ferma a quel tavolo vicino alla vetrina: pensavo a lei, alla sua bellezza composta, a quegli occhi verdi e a quel distacco che, pur non rispecchiando i miei gusti abrauali, mi aveva totalmente stregato. Nel primo pomeriggio avevo appuntamento con una nuova cliente, Ilaria (nome inventato per il racconto). Dopo una doccia in albergo, indossai i jeans scuri, la giacca nera e una t-shirt bianca a taglio slim, molto aderente. Quando arrivai, la reazione di Ilaria, splendida trentenne, fu immediata. Il suo sguardo divenne subito malizioso, acceso da un desiderio carnale visibile. Mi squadrò con una sfacciata fame, e i suoi occhi indugiarono subito sulla t-shirt bianca: notò come quella maglia, aderente come una seconda pelle, evidenziasse in modo prorompente la struttura del mio torace, delle spalle e la linea del mio corpo. Ci sedemmo per i documenti, ma la sua concentrazione era altrove. Il desiderio di avermi vibrava nella stanza, e me lo fece capire con accenni carichi di promesse. «Sa... stavo guardando i suoi dati sui documenti», esordì sporgendosi sul tavolo, guardandomi con un'intensità magnetica. «Lei ha 46 anni, giusto? È incredibile. I miei coetanei trentenni non hanno un briciolo del suo portamento o del suo fisico. Ha una presenza destabilizzante, emana un'eroticità pazzesca.» Fece una breve pausa, lasciando che il suo sguardo accarezzasse la linea tesa della mia t-shirt slim, per poi riprendere. «Il suo progetto ha una struttura davvero solida... si vede che dietro c'è un'esperienza profonda, un uomo che sa esattamente dove mettere le mani per ottenere il massimo. Se si trattiene in città, potremmo approfondire questi dettagli in un contesto più privato stasera, davanti a un buon vino. Mi lascia il suo numero personale?» Rimanendo seduto, la fissai negli occhi con assoluta fermezza. Sostenni il suo sguardo spingendola a scoprirsi, forte della mia virilità. «La ringrazio, Ilaria», risposi con la mia voce profonda, assecondando il gioco. «Mi piace andare a fondo nelle cose, non mi fermo mai alla superficie. Se vogliamo completare le cose per bene... chiudi la porta a chiave, Ilaria.» Un brivido visibile le percorse la schiena. Si alzò all'istante, andò alla porta e fece scattare la serratura. Quando si voltò, il suo respiro era già corto. Mi alzai in piedi, togliendo la giacca nera. La mia figura, fasciata dalla t-shirt bianca che evidenziava il torace e le spalle larghe, dominava la stanza. «Il contratto è firmato», disse con la voce sensibilmente più bassa, quasi roca, appoggiando la schiena alla porta. «Ma adesso voglio vedere se sei davvero così solido e deciso come sembri. O se a 46 anni hai solo un bel portamento.» «Non ho mai lasciato un lavoro a metà, Ilaria», risposi, muovendomi verso di lei con un tono profondo, calmo e assertivo. «E se decido di prendere il controllo di qualcosa, mi assicuro che chi ho davanti non lo dimentichi facilmente. Sei sicura di reggere il colpo?» Lei rimase immobile, colta da un'improvvisa e totale sospensione del respiro. Le fui davanti in un istante, sovrastandola. Le presi il mento con le dita, costringendola a reggere il mio sguardo scuro, prima di fiondarmi sulle sue labbra. Fu un bacio profondo, dominato interamente dalla mia bocca che la apriva senza chiederle il permesso, mentre la mia lingua prendeva possesso della sua con una virilità assoluta. La afferrai per i fianchi, attirandola bruscamente contro di me per farle sentire tutta la consistenza dei miei jeans. Con gesti fermi le aprii la camicetta, liberando il seno dal reggiseno di pizzo scuro, e iniziai a baciarla sul collo e sul petto, mentre lei cacciava piccoli gemiti. «Dio, sei un animale... mi stai facendo impazzire di eccitazione», sussurrò lei, con le dita infilate tra i miei capelli corti, completamente sopraffatta dall'energia che emanavo. Feci un passo indietro con calma, mi sganciai la cintura e aprii i jeans scuri. Non ci fu bisogno di parole; la mia attitudine decisa le comunicò esattamente cosa desideravo. Ilaria avvertì tutta la forza della mia iniziativa e ne fu estasiata; si inginocchiò davanti a me sul pavimento dell'ufficio con un'eccitazione incontenibile, gli occhi fissi sul volume generoso che la t-shirt slim e i jeans avevano fino a quel momento custodito. Inizialmente guidò lei l'atto con labbra calde e avvolgenti, assaporando quel momento con intensità. Poco dopo, con calma e totale fermezza, le posai le mani sulla testa, intrecciando le dita tra i suoi capelli. Senza alcuna violenza, ma con una decisione assoluta che non ammetteva repliche, presi la guida del sesso orale. Cominciai a dettare il ritmo, muovendomi con intensità dentro la sua bocca, stabilendo una profonda sintonia erotica. Ilaria provava un'eccitazione immensa nel farsi condurre in quel modo: si lasciava guidare docilmente, abbandonandosi del tutto alla mia iniziativa matura e potente, stringendo le mani sui miei fianchi. Tuttavia, mentre godevo di quella sottomissione, la mia mente continuava a viaggiare altrove. Nel buio dei miei pensieri rivedevo il tailleur color sabbia e la compostezza aristocratica della donna del bar. Quell'ossessione non faceva che alimentare la mia energia erotica. La sollevai con decisione per i fianchi e la feci sedere sul tavolo dell'ufficio, tra le carte sparse. Le sfilai gli slip neri; le sue gambe si aprirono spontaneamente, pronte ad accogliermi. Mi posizionai e, con un movimento fluido e profondo, entrai dentro di lei. Ilaria inarcò la schiena, aggrappandosi alle mie spalle. Cominciai a possederla con affondi decisi e regolari, dominando la scena. La stanza era avvolta dal suono del nostro respiro e della carne. La girai poi di spalle, posizionandola a quattro zampe sul tavolo; le poggiai le mani sui fianchi, guidandola stabilmente da dietro con spinte profonde, mostrando tutta la mia vigoria. Ilaria era totalmente sopraffatta dal piacere di avere un uomo che la prendeva con tanta maestria e passionalità, senza esitazioni. Nel frattempo, ogni suo gemito alimentava il mio pensiero fisso: nella mia mente immaginavo che quel corpo fosse quello della donna dagli occhi verdi incontrata al mattino. Tutta la tensione accumulata davanti a quel tavolo vicino alla vetrina si stava trasformando in quella spinta costante e vigorosa. Sentendo il culmine vicino, la riportai sul dorso. Le tenni le mani ferme sopra la testa con un gesto avvolgente e impresso di totale controllo. Diedi gli ultimi affondi, profondi e intensi; a ogni spinta sentivo le pareti di lei che si contraevano freneticamente attorno alla mia carne, stringendomi in una morsa caldissima. Sentendo quelle contrazioni intime aumentare di intensità, assecondai il suo piacere modulando e guidando con precisione il ritmo dei miei colpi, spingendo sempre più a fondo per assecondare l'apice, fino a farla esplodere in un orgasmo violento e liberatorio. Pochi istanti dopo, venni dentro di lei con un'ultima spinta decisa, liberando tutto il mio calore. Ci prendemmo qualche momento, respirando all'unisono. Mi staccai poi con calma, ricomponendomi con la naturale sicurezza di chi sa di aver dominato la situazione dall'inizio alla fine. Ilaria rimase distesa sul tavolo, spettinata e bellissima, con lo sguardo colmo di un'immensa gratitudine per quell'intensità così travolgente. Mi sistemai i jeans, infilai la giacca nera e le rivolsi un cenno d'intesa. Il dovere era compiuto, ma il mio pensiero era già diretto fuori, verso le strade del centro, pronto a ritrovare gli unici occhi verdi capaci di mettermi davvero alla prova.
Visualizzazioni: 24 Aggiunto: 9 ore fa Utente:
Categorie: Etero
Tag: pelle