Sto vivendo un momento esaltante e il merito è come sempre di Ukra che mi ha fatto un altro dono. Venerdì, infatti, siamo andati in aeroporto a prendere Zoja, la figlia di Zia Toma che come sua madre è una donna senza alcuna inibizione. Certo la guerra in parte ha modificato il suo carattere molto disponibile a godere di tutto ma continua a saper cogliere tutte le opportunità che si incontrano con gioia. Zoja io l’avevo incontrata brevemente lo scorso anno quando era venuta in Italia accompagnata da suo marito, Ruslan ed erano stati ospitati entrambi dalla cugina Svitlana. Devo dire che Ruslan, non mi era piaciuto molto. Io e Zoja, invece, ci eravamo subito piaciuti ed intesi ma non avevamo approfondito la nostra conoscenza, del resto Ruslan era assai geloso di tutto e di tutti mentre Zoja era il classico peperino, ossia un concentrato di vita e di piacere. Devo dire inoltre, che quando ho saputo che sarebbe ritornata da sola, ne sono stato molto felice e mi sono offerto di ospitarla a casa mia, anche visto che sua madre, la famosissima Zia Toma, risiede ormai da tempo nel mio appartamento per la felicità di Ukra. Non appena rividi Zoja capii che era ritornata quell’attrazione che io provavo per lei ed ero sicuro che vivere nella stessa casa per almeno due se non tre mesi sarebbe stato il miglior modo per far ardere desideri che in altro modo non avrebbero mai potuto esplodere. Ovviamente sapevo che Zoja era una donna sposata, una ottima madre di famiglia, ma sapevo anche che covava dentro di lei quel fuoco che aveva sempre avuto e che occorreva spegnerlo, sebbene ero certo che non si spegnesse facilmente, e comunque non era sicuramente suo marito ad essere in grado di spegnerlo. Arrivati a casa lasciai le due cuginotte: Ukra e Zoja parlare mentre io che ero stanco andai a letto e credo di essermi addormentato quasi subito…Era ormai tarda notte quando mi risvegliai, guardai l’ora ed erano le 3. Le sentivo ridere e dalla voce avevo capito che si era aggregata anche Zia Toma. Ebbi la presenza di spirito di vestirmi e di uscire dalla camera. Raggiunsi il soggiorno e le vidi contente e beate sedute sul divano e su una poltrona che bevevano horilka. Zia Toma si avvicinò a me e senza porsi grandi problemi mi diede un bacio a tutta lingua in bocca, con Ukra e Zoja che risero di gusto. Fu la volta di Ukra ad avvicinarsi e a chiedere esplicitamente di farsi palpare il culo mentre Zoja sembrava calamitata dalla mia mano che rovistava dentro il grosso culo di Ukra che dimostrava un grande piacere. Anzi aveva preso la mia mano e ora avidamente la leccava con la lingua e la succhiava. A questo punto mancava solo lei: Zoja, la quale sorridendo chiese a Ukra in ucraino: ma questo tuo uomo così perfetto che sapore ha? E Ukra sorridendo anche lei rispose: se vuoi assaggialo, fu a questo punto Zoja a sorridere dicendo: ma lui accetterà di essere assaporato? Ukra sorrideva ancora… Non c’è altro modo per saperlo che assaggiarlo…per come lo conosco io non si fa certo problemi nell’essere assaggiato. A questo punto Zia Toma si avvicinò… e sorridendomi disse a sua figlia: assaggialo…fai come dice tua cugina. Zoja si avvicinò toccò i miei boxer e il mio pene si inturgidì subito. Fu una reazione a catena la baciai e lei rispose avidamente ai miei baci, continuai a baciarla e scesi verso la bocca essendo lei meno alta... fu facile e lei non fece nulla per bloccare le mie labbra, la mia lingua, le mie mani, le mie dita tanto che la limonai a dovere, anzi a dire la verità mi impadronii della sua bocca infilandole la lingua inequivocabilmente sino in gola quindi dopo un primo imbarazzo la potei lavorare come meritava, mentre Zia Toma e Ukra facevano finta di non accorgersi di nulla. Io intanto continuai a dominarla con fare rapace e vidi in lei un certo disagio ma come spesso mi accadeva quando volevo una donna esternai una sicurezza e una padronanza che la sconvolsero, ero determinato a possederla a tutti i costi. Tentò di sorridere imbarazzata, e lì capii che era più facile del previsto, si vedeva che aveva mille voglie mal represse. Senza eccessivi fronzoli le feci segno di seguirmi, avevo già inviato i miei segnali ad Ukra e a Zia Toma che avevano compreso che avrebbero dormito insieme nella camera di Zia Toma. Zoja fu subito succube e aveva capito che non scherzavo. La mia determinazione era tanta, troppa, raggiungemmo la camera da letto. Ero determinato a possederla e chiusa la porta le infilai con arbitrio la mano destra fra le cosce senza che lei minimamente si potesse ribellare. La guardavo e lei abbassava gli occhi senza proferire parola, le incutei da subito il rispetto che mi sembrava fosse dovuto e questo per il mio atteggiamento sicuro, quasi spavaldo. Sapevo che questo era il comportamento che faceva presa su di lei. La lasciai fare mentre io godevo della vista di quel meraviglioso culo a mandorla tondo e sodo. Le saltai letteralmente addosso mungendola ai seni e succhiandola e leccandola con ardore. Fu un crescere di foga, una carica che scattò in me senza che lei potesse prendere respiro, le insinuai la lingua acuminata come un pene in bocca. la lavorai in maniera sfiancante, tanto che Zoja fu subito in notevole difficoltà. Con baci in bocca e strizzate del seno e toccate del culo la misi in croce. Zoja era impacciata, agile, ma poco abituata ad essere attaccata in modo così sfrontato. Io sapevo cosa fare, per me era tutto in discesa. La spogliai totalmente e mi rivolsi ai suoi seni. Le tolsi tutto quello che era da togliere, le strappai il perizoma e il reggiseno. Il culo era sontuoso molto meglio di come lo avevo immaginato. Lei voleva parlare, aveva anzi accennato una breve protesta. Ma io le misi la lingua in bocca, e subito dopo strizzandole le tette, la lasciai senza fiato. Notai che che aveva un gran capezzolo. La ciurrai a perdifiato, succhiandola, leccandola, mungendole. Alternativamente, le sue tette entravano integralmente nella mia bocca famelica. Lei si fece fare tutto e io la ciucciai sino all'anima mentre con il cazzone le martellavo tra le cosce, in figa, nel culo. Senza pensarci quando volli scesi con la mia lingua a stuzzicarle il clitoride e lei venne subito a fiotti, iniziai a lappare sempre più intensamente e Zoja cadde subito in mia balia, subiva senza scampo e il suo orgasmo iniziò a venire a cascata sempre più frequente umori su umori, era tutto grondante, gocciolava. Io la presi montandola senza sforzo, imponendole il mio cazzo in figa. Zoja non doveva essere convinta ma era facile vittima cosciente e io senza particolari complimenti la possedevo. La sovrastavo, facendola godere, tanto che singhiozzava, strillava. Entravo e uscivo a mio piacimento violandola con il mio pene dentro la calda figa bagnata all'inverosimile. Lei era come un automa. La sua vagina era come un mantice, più forte lo pigliava più si apriva e io affondavo dentro di lei, sempre con maggiore intensità, con ritmo e forza. Zoja trasudava era accaldata, scottava, ma soprattutto allargava le cosce, grazie alla mia prepotente azione, ero compiaciuto dall'ardore che la donna tentava di dimostrare nella sua fragilità, il letto era zuppo, la sua vagina era un lago caldo e avevamo solo iniziato. Già affannava, e a gran voce chiamava l’orgasmo voleva essere presa, ma io ero troppo impegnato a succhiarle i seni a suggerle i capezzoli, adorarli stuzzicarli, morderli. Aveva fame di lei.Spingevo con tutta la forza che avevo e lei sentiva il mio ritmo, la mia voglia di fotterla a oltranza. Arrivavo senza difficoltà sino alla fine della vagina, in profondità a toccare l’utero, le avevo alzato le gambe ad angolo retto, poggiandole sulle mie spalle, così la possedevo in maniera totale, violenta, come ero certo volesse lei. I suoi orgasmi multipli erano lì a testimoniarlo. Intanto le mia dita lavoravano il suo buco anale: le infilai l’indice e il medio e Zoja scattò di un tratto, forse non voleva sentire questa nuova sollecitazione ma non poteva farci niente, io la dominavo. Era splendido sentirla e vederla muoversi su di me in maniera indiavolata continuando a muovere i suoi fianchi, e soprattutto ad offrirmeli come una sacerdotessa del sesso, mentre mi baciava in maniera ardente e si toccava, si mungeva, si dava in una danza del peccato che mi soddisfaceva molto. La sentivo gemere ansimare godere, eravamo arrivati al momento clou quasi per scherzo…. Ma eravamo arrivati. Più godeva e più gemeva e io la sentivo e la volevo in tutta la sua intimità. La potevo prendere, le mungevo i seni pieni sodi che ballonzolavano in un meraviglioso ballo del desiderio che mi eccitava incitandomi, mi incitava a farla godere sempre di più. Ballonzolava saltava su di me in una nenia che non aveva fine dicendo parole che io giudicavo molto eccitanti anche se non le capivo tutte… Zoja era terribilmente erotica. Il suo ritmo era irrefrenabile, aveva voglia di cazzo, una voglia travolgente forse perché il suo uomo non aveva mai saputo soddisfarla come voleva lei. Io le ero dentro e lei custodiva la mia bella nerchia dura dentro di sé senza problemi alternando i suoi splendidi buchi. Ano, figa, figa e ano….sapeva muoversi e prenderlo bene tanto di figa quanto di culo Sapeva muoversi… la sua natura era magnifica e io sentivo la sua figa calda e bagnata mentre lei stringeva il mio cazzo tra le sue gambe. Mi domava la troia come fosse un magnifico rodeo, gemeva ansimava sempre più forte e soprattutto torturava le sue labbra mordendole mentre sollevava le braccia in senso liberatorio. Quando poi calava in picchiata su di me erano baci e morsi roventi, sulle labbra, la lingua il petto, i capezzoli. Zoja iniziava ad urlare. Mi incitava con più forza e iniziò a muoversi con violenza, in maniera più scomposta, in maniera sempre meno sinuosa…io rispondevo al suo incitamento muovendo il bacino, mentre lei saltava. Si accartocciava sempre di più legandosi a me…. erano segni inequivocabili mentre io la prendevo dai fianchi e le torturavo le naticone piene. Aveva un gran bel culo e io la penetravo con foga mentre lei giocava a stringere lo sfintere per godere di più di quell’intruso che la dilaniava…il mio cazzo sapeva come far godere una donna ucraina. Stava per venire, ansimando e parlando la sua lingua, che io comprendevo, gemeva, mi chiedeva di metterlo sempre più dentro… in profondità. Urlava che le piaceva…si le piaceva essere presa forte… e mi diceva di sbatterla dentro, sbattilo, sbatterglielo dentro. Io la sbattevo, la sbattevo forte, con il cazzo massiccio, duro e lei venne bagnando tutto…. In uno squirt improvviso e straordinario che non avevo mai visto così intenso, ed era avvenuto almeno in tre diverse riprese…come fossero stati dei fuochi di artificio senza che il mio cazzo ritto avesse mai abbandonato la sua figa e il suo culo. Il mio sesso era ancora pieno, le palle gonfie e sembrava un monumento alla sua bellezza. Sorrise la porca. Si distese sul letto, mi fece andare dalla parte della bocca. Si fece infilare il pennone fra le sue labbra, sino alla gola cominciando a titillare le mie palle dure e piene, le gambe. Il mio sesso era ormai nella sua gola e lei lo pompava in maniera indescrivibile. Sapeva come prenderlo e io la potevo solo carezzare. Mungere le sue tette era il mio piacere, godere del suo corpo era possesso puro. Io stavo crescendo ancora nella sua gola e lei sentì il bisogno di utilizzare le mani. Lo tolse dalla gola, lo prese tra le mani, favorendo una lenta masturbazione accompagnata dalla lingua e dalle labbra. Ero in paradiso e la lascia fare. Fu ad un tratto che senza che mi rendessi conto di nulla Zoja lasciò la mia nerchiona e iniziò a torturarsi figa e clitoride, fu un attimo e poi una serie di schizzi esplosivi che colsero anche me sul viso, oltre a innaffiare tutta lei sino ai capelli e tutto il letto… squirtava ancora senza ritegno, questa volta solo per la sua tensione eccitata. Chiuse gli occhi ed aspettò che tutto fosse finito poi si abbatte su di me quasi incosciente. Capii che era avvenuto qualche cosa di insolito ed aspettai. Lei continuava a dimenarsi sino a quando rimase ferma su un fianco accartocciata. La guardai. Aveva ancora gli occhi chiusi. Passarono ancora molti minuti poi si mise supina, vidi che aveva aperto gli occhi, si accostò a me e iniziò a baciarmi come se non ci fosse un domani… baci lunghi, profondi, salivosi con la lingua vibrante, che mulinava nella bocca e che lavorava il collo, i miei capezzoli, mentre lei si mungeva prima il seno destro e poi quello sinistro alternativamente. Ora lei sorrideva e si vedeva che era molto soddisfatta, venne di nuovo e sorrise come fosse ubriaca. Ad un tratto si imbronciò alzò lo sguardo e mi disse….tu non sei venuto però… Mi piaceva il suo italiano ucrainizzato…. Mi chiese come poteva farmi venire e io non seppi risponderle. Il letto era zuppo degli umori e degli orgasmi di lei. Zoja era soddisfatta ma non riusciva a pensare che non lo fossi io. Salì sopra di me io la feci cavalcare e lei prese gusto prima davanti poi di dietro, smorza candela pecorina, ce la mise tutta ma ancora una volta fu lei a venire scontrandosi con il mio sesso che era sempre più marmoreo. La vidi esplodere ancora e poi ancora ed ancora…non riusciva a frenarsi mentre io godevo di vedere quella donna così sottomessa a me. Venne ancora. Sapevo che i suoi gemiti, e le sue urla sarebbero state sicuramente ascoltate da qualcuno ma io e Zoja eravamo veramente presi. La abbracciai e le diedi un bacio profondo. Volevo scendere fra le sue cosce ma Zoja mi fermò dicendomi in ucraino che se avessi fatto quello che volevo fare lei sarebbe morta… non poteva resistere a me che la leccavo senza limiti. Mi sorrise… mi disse dopo… va bene dopo? E io la bacia e accettai il suo dopo. Accompagnai Zoja a fare la doccia e anche in quel frangente potetti vedere quanto desiderio vi fosse in quella donna che per la prima volta vedeva un uomo che aveva il cazzo sempre ritto. Mi ricordo che questa mia particolarità le era stara raccontata da Ukra e Zoja non credendoci aveva riso moltissimo di questo. Ora ne era stregata ma rideva lo stesso. Mi aveva detto che non sarebbe andata via sino a quando non mi si sarebbe ammosciato e allora risi di gusto io…Il mio cazzo ritto che io ricordassi era di natura. Sono sempre stato così e anche quando ho avuto la fortuna di venire, rimane sempre ritto anche per le volte successive. Non si ammosciava mai e questo lo dissi a lei che mi rispose con una esclamazione ucraina non proprio elegante. Indossammo gli accappatoi ma io avevo molta voglia ancora. Zoja aveva capito. Vedeva l’irruenza del mio cazzo duro e possente…sorrise e in ucraino mi disse: il mio signore non è soddisfatto. Aveva tolto l’accappatoio e aveva alzato una gamba in una posizione tipica di una cagna che vuole prendere un cazzo troppo grosso. Non dimenticherò mai il suo sorriso erotico, sensuale e soprattutto di sfida. Il suo culotto era magnifico; un invito che lei agevolò prendendo il cazzo e portandolo all’altezza del bucotto. Io la palpavo, distesi le mani entrambe le mani e infilai le dita nella figa già bagnata e nel culetto. Il cazzo sapientemente insalivato da lei entrò miracolosamente nel suo antro anale. Lei appoggio la sua gamba sul marmo e io iniziai a pomparla davanti allo specchio mentre ci guardavamo e ci imploravamo urlando il nostro piacere. Fu ancora una volta Zoja a venire e fu un orgasmo straripante. La trattenni con tutta la mia forza e quando sentii che era pronta a squirtare iniziai a fistarla in figa e li fu il diluvio…. Zoja era sconvolta scivolò e cadde mentre io che le ero ancora in culo venni di un orgasmo mai conosciuto continuai a sbatterla fino all’ultimo schizzo e Zoja impazzi nuovamente. Facemmo nuovamente una doccia e lei poi mi chiese di riposare qualche attimo. Sorridendo le dissi che avremmo potuto riposare insieme ma lei sorridendomi con quel suo sorriso contagioso mi disse che se io fossi stata con lei non le avrei dato tregua. Aveva capito come ero fatto e soprattutto quanta carica sessuale avessi io in corpo con lei che mi istigava a possederla in continuazione. Mi diede un bacio in bocca e chiuse la porta con un sorriso. Attesi che si riposava. Nel frattempo Zia Toma era venuta in soggiorno e subito sorrise….mi disse che aveva sentito tutto e che ora sua figlia Zoja aveva assaporato un buon cazzo italiano. Sorrideva ancora mentre si avvicinava e ad un certo punto mi disse: Zoja riposa ma ha lasciato questo ben di Dio a noi? Ho sempre detto che mia figlia è troppo buona e senza porsi alcun tipo di problema si inginocchiò e togliendomi i pantaloncini si prese con prepotenza il bel nerchione che iniziò subito a gustare come non lo avesse mai preso. Lavorò benissimo di lingua, in maniera languida ed energica smungendo le palle con maestria e il mio cazzo schizzò nella sua bocca, sul viso e sulle sue enormi tettone. Zia Toma aveva saputo accogliere il mio cazzone anche nelle sue poppone enormi, nel migliore dei modi, facendomi iniziare una magnifica spagnolona. Ora sembrava indiavolata, gemeva di piacere e venne stravolta sul divano…sfranta. Vidi Ukra che mi guardava compiaciuta e capii che aveva assistito al rapporto con Zia Toma, ma più in là vi era anche Zoja che evidentemente era stata svegliata dai gemiti selvaggi della madre e che ora voleva il possesso su di me. Zoja e sua cugina Ukra si sorrisero e poi Zoja venne verso di me. Mi disse se avevo goduto con sua madre e mi riportò in camera. Zoja si era subito accucciata nel letto, sul cuscino ma io la presi e la feci distendere a pancia sotto, non voleva, ma io si ero pronto per un'altra carica, quindi presi la donna le rivolsi vigorosamente verso un fianco, iniziai ad affondare nuovamente nella vagina zuppa. Era di nuovo molto grosso il mio cazzone, forse troppo, Zoja protestava, si era resa conto che il mio pene era veramente largo, sembrava priva di energia. Si stupì di questo nuovo attacco, del fatto che non ero ancora soddisfatto nonostante avessi sborrato sua madre. La baciai sulla schiena, la dominai di nuovo e lei subiiIl mio cazzo penetrava e la colpivo in maniera decisa. Zoja solo allora ricominciò a dare timidi segni di un nuovo eccitamento, iniziava a sospirare in maniera irregolare spesso gridando tentava di resistere ma i suoi tentativi erano controllati, ad un certo punto, senza perdere altro tempo, la misi bocconi a faccia in avanti e sollevandole il culo a novanta gradi la preparai per una inculata violenta. Insalivai con la mia lingua puntuta il buco, le infilai le mie due solite dita e Zoja iniziò a indiavolarsi, le ero dietro e la schiaffeggiavo sul culo, si dimenava, si dibatteva ma le avevo aperto il deretano no e spadroneggiavo anche nel suo orifizio, l’ano era aperto e facevo le ultime prove prima di inserirmi in quel momento capì e cercò di sollevarsi ma io l’avevo immobilizzata. Cercò di liberarsi come una cavalla ma fu roba da poco fu subito domata. La naticona non riuscì in nessun modo a divincolarsi. Le tirai altri ceffoni sulle natiche e senza pietà le infilai anche il dito anulare per allargare il buco e più lei si muoveva più le tre dita si inserivano dentro e non la lasciavano più. Quando la donna stanca rallentò i suoi sforzi, le aprii le natiche e con una spinta secca le inserii tutto il cazzo violandola. Zoja allora nitrii, fece un verso acuto e intenso che sembrava quello di una cavalla, ricominciò a tentare di liberarsi e io iniziai a montarla in maniera rude, forte, come in un rodeo. Zoja soffriva il mio bastone del comando che la spaccava nell’ano che mi sembrava vergine e che comunque non era mai stato coltivato a dovere, e di questo ero veramente soddisfatto. Io avevo l’onore di essere stato il primo ad aprirle il suo secondo canale come doveva essere fatto. La donna si sforzava di trattenere le lacrime mentre io gioivo di questa mia potenza. Il dolore che sentiva nel tentare di rompere le resistenze dei muscoli dello sfintere era molto e non ero ancora riuscito a piegarla completamente. Il dolore per lei si faceva sempre più lacerante mi implorava di smettere ma io andavo sempre più forte entravo sempre meglio e con prepotenza in quel magnifico culo. La naticona ora gridava, era il momento più difficile ma io la seppi domare, il dolore l'aveva fatta infuriare, sapevo cosa volevo da lei e lo stavo ottenendo con le buone o con le cattive. Lei faceva in realtà molte storie ma voleva anche lei la medesima cosa un grosso cannone che le dilaniasse l’ano e così fu. La inondai di lì a breve e lei cadde a faccia avanti godendo in maniera irrefrenabile e senza ritegno. Fece uno sguardo ebete, era stanca, si vedeva ma io la volevo ancora. Voleva alzarsi ma non gli e lo permisi, trascinai la sua testa sul mio pene e volevo farglielo leccare, non sembrava propensa, anzi non voleva proprio prenderlo in bocca, io però lo volevo, e così strizzandole le tette, succhiandole il clitoride e lappandole a piena lingua la figa pelosa, riuscii a ricondurla alla ragione, non solo leccò l’asta con la lingua per tutto la sua lunghezza e anche le palle ma su mio ordine lo prese in bocca per quello che poteva succhiò tutto. Il cazzo grande nella bocca piccola le creava rigurgito, non era una gran pompinara, si vedeva, ma succhiò quello che doveva e alla fine mi fece arrivare come volevo. Vomitò l’orgasmo e io ebbi cura che lo facesse su se stessa, ricominciando a succhiarla intensamente in figa. I suoi umori erano vischiosi e con un odore forte, ma godeva in maniera violenta, si dimenava e mentre io la lasciai libera lei questa volta si rialzò con molto sforzo, fece qualche passo ed io le fui subito dietro, la costrinsi a tenersi alla spalliera del letto, aprendole le gambe, inevitabilmente facendole inarcare i glutei, spinse indietro il deretano e io la presi ancora con autorità, impadronendomi ancora di ciò che mi apparteneva. In piedi non ebbi problemi pompai ad un ritmo frenetico: Zoja cedette ancora di botto cadde sulle gambe e a faccia avanti, per terra, mentre io la inseguii e gli e lo reintrodussi con forza. Continuai il forcing per terra, lei sospirava, ansimava, e soprattutto ora mi incitava implorando di non smettere di non arrivare ancora ed io non arrivai, lo tolsi, lo misi, lo ritolsi e lo rimisi come un gioco, lei squittiva, la figa sbrodolava finché esplosi tutto me stesso strizzando le mammelle ciondolanti e aspettando il suo strillo acuto che arrivò a sancire la conclusione. Inavvertitamente alzai lo sguardo e vidi lo specchio sembravamo un tutt’uno io le ero stato dentro fino all’intestino ed il mio fiotto aveva fatto funzione di clistere. Così è iniziata….e ora mentre lei mi bacia e mi desidera ancora mentre sto scrivendo sono certo che sarà una estate di fuoco
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