Capitolo 6 – Il primo weekend (Foto e immagini fra i miei album)
Era lunedì sera. Mancava poco più di un’ora alla sessione programmata nello studio quando le telefonai.
Carla rispose al secondo squillo. La sua voce era già un po’ ansiosa, come sempre prima di venire da me.
«Pronto?»
«Ho deciso di cambiare gli orari e la frequenza delle sedute» dissi senza preamboli, con tono calmo e autoritario. «Non verrai più nello studio alle 19:30 tre volte a settimana. Da ora in poi verrai a casa mia solo al sabato mattina alle 10:00… e tornerai a casa la domenica sera.»
Dall’altro capo del telefono ci fu un silenzio brevissimo, rotto solo da un respiro improvviso. Sentii chiaramente il brivido che la attraversò. Le pulsazioni che dal cervello le arrivavano direttamente alla vagina. Il suo corpo grasso aveva già capito tutto, anche se la mente cosciente fingeva ancora di non saperlo.
Non chiese “perché”, non chiese “cosa faremo”, non chiese nemmeno se fosse una sessione di coaching o qualcosa di più. Disse solo, con voce bassa e tremante:
«Cosa dico a mio marito?»
Risposi seccamente:
«Una volta dirai che passi il weekend con alcune colleghe. La volta successiva dirai che vai con il gruppo di yoga. Le volte successive inventerai tu qualche altra scusa plausibile.»
Aspettai. Mi aspettavo una resistenza, una preoccupazione sul fatto che Marco avrebbe scoperto presto la bugia. Invece Carla rispose semplicemente, con un tono già sottomesso:
«Va bene, maestro.»
Sorrisi tra me e me.
«Un’ultima cosa. Prima di venire sabato, voglio che tu faccia la depilazione integrale. Tutto. Pube, ascelle, gambe… tutto liscio.»
Un altro piccolo gemito soffocato arrivò attraverso il telefono.
«Va bene, maestro.»
Sabato mattina, alle 10:00 in punto, suonò il campanello del mio appartamento.
Andai ad aprire. Carla era lì, in piedi sul pianerottolo, con una piccola borsa da weekend in mano. Indossava una camicetta di seta nera aderente che tirava sulle sue tette enormi e una gonna larga che nascondeva a malapena il culo grasso e pesante. La pancia morbida e prominente sporgeva chiaramente. I capelli scuri erano mossi, gli occhiali sul naso, il trucco leggero ma curato.
«Chi è?» chiesi attraverso la porta, solo per sentire la sua risposta.
La voce di Carla tremò leggermente.
«Sono io… Carla.»
Aprii la porta e la guardai dritto negli occhi.
«Entra pure, Edoné.»
La parola la colpì come una scarica elettrica.
Il suo corpo enorme sussultò violentemente. Le ginocchia le cedettero per un istante, le cosce grosse si strinsero, un gemito basso e gutturale le sfuggì dalle labbra. Sentii chiaramente l’ondata di eccitazione devastante che le attraversò tutto il corpo: le tette enormi si inturgidirono all’istante sotto la seta, i capezzoli diventarono visibili, una vampata di calore le salì dal ventre fino al viso. Tra le gambe, sotto la gonna, la figa depilata di fresco doveva già essere fradicia.
Entrò barcollando leggermente, chiuse la porta dietro di sé e rimase lì, in piedi nell’ingresso, con il respiro corto e gli occhi lucidi di desiderio.
«Edoné…» ripeté piano, come per assaporare di nuovo il nome. Un altro brivido la percorse.
La guardai dall’alto in basso, osservando il suo corpo grasso e morbido, la pancia che sporgeva, il culo enorme che tendeva la gonna.
«Spogliati» ordinai con voce calma. «Voglio vedere se hai obbedito alla depilazione.»
Carla deglutì, le mani che tremavano mentre iniziava a sbottonare la camicetta. Le tette enormi e pesanti uscirono fuori, libere, con i capezzoli già duri come sassi. Poi fece scivolare giù la gonna.
Rimase nuda davanti a me.
La figa era completamente depilata, liscia, gonfia e già lucida di umori. Le grandi labbra tumide, il clitoride sporgente. Il culo enorme, bianco e morbido, tremava leggermente. La pancia grassa pendeva un po’ sopra il monte di Venere rasato.
Era bellissima nella sua oscenità.
Mi avvicinai, le presi il mento con una mano e le sollevai il viso.
«Da questo momento fino a domani sera, non sei più Carla. Sei Edoné. La mia schiava totale. Il tuo corpo, il tuo piacere, i tuoi orgasmi… tutto appartiene a me.»
Lei annuì, gli occhi velati di eccitazione e sottomissione.
«Sì, maestro…» sussurrò.
Poi, con voce ancora più bassa, quasi supplichevole:
«Per favore… dimmi che posso venire questo weekend.»
Sorrisi lentamente.
«Non ancora, Edoné. Prima devi guadagnartelo.»
Il suo corpo grasso tremò di nuovo, questa volta di frustrazione e desiderio mescolati.
Il primo weekend era appena iniziato.
E Edoné era finalmente a casa.
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Aggiunto: 2 giorni fa
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