Capitolo 5 – La schiava (Foto e Immagini fra i miei album) Il secondo mese di sessioni fu quello della vera trasformazione. Carla arrivava tre volte a settimana, puntuale, con il corpo sempre più esposto al mio sguardo. La camicetta di seta nera tirava sulle tette enormi, la pancia morbida e prominente strabordava dai jeans scuri, il culo grasso e pesante sembrava riempire tutta la poltrona quando si sedeva. Ormai pesava stabilmente oltre i 93 kg e il suo corpo trasudava una sensualità morbida, abbondante, quasi oscena. All’inizio del mese, durante una trance profonda, iniziai a piantare i semi del controllo totale. «Da questo momento in poi, Carla, il tuo corpo non ti appartiene più completamente. Il tuo piacere, i tuoi orgasmi, i tuoi rapporti sessuali dipendono solo da me. Non puoi scopare con tuo marito. Non puoi scopare con nessun altro. Non puoi nemmeno toccarti o masturbarti senza il mio esplicito permesso. Se non te lo concedo, non ti è permesso venire. Il tuo orgasmo è mio. Il tuo corpo è mio.» Vidi il suo corpo grasso reagire violentemente nella trance: un lungo brivido, le cosce grosse che si aprivano istintivamente, un gemito basso e bagnato che le uscì dalla gola. Continuai, con voce calma e ferma: «Ogni aspetto della tua femminilità sarà deciso da me. Se devi raderti il pube, se devi lasciare i peli, come devi truccarti, come devi vestirti, se puoi metterti lo smalto alle unghie, come devi comportarti con tuo marito… tutto passerà attraverso il mio consenso. Tu sei la mia schiava sessuale totale. Il tuo compito è obbedire e godere solo quando io lo permetto.» Seduta dopo seduta rinforzai il comando. La portai sempre più in profondità. Le feci associare il mio permesso al piacere più intenso, e la privazione al desiderio bruciante e frustrante. Verso la fine del secondo mese, durante una delle sessioni più intense, le diedi il comando pratico più importante. «Tu fai l’infermiera. Da ora in poi prenderai il part-time verticale. Avrai quattro giorni liberi alla settimana. Tuo marito non dovrà saperlo. Dirai che hai ridotto le ore per motivi di salute. I soldi non ti mancheranno, te ne occuperò io. Questo tempo libero sarà dedicato a me e alla tua nuova vita.» Carla, in trance profonda, annuì lentamente. La sua voce era un sussurro obbediente: «Sì… maestro.» Quando uscì dalla sessione era ancora stordita, ma già diversa. Il suo sguardo era carico di sottomissione e di una fame oscura. Due settimane dopo mi confermò: «Ho fatto domanda per il part-time verticale. Mi hanno detto che entro un paio di mesi dovrebbe essere approvato. Marco non sa niente.» Alla fine del secondo mese di sessioni, Carla era ormai completamente mia, anche se lei ancora non lo realizzava fino in fondo a livello cosciente. Era diventata la mia schiava sessuale totale. Non poteva più avere rapporti con il marito senza il mio permesso (e io non glielo avevo ancora concesso). Non poteva toccarsi. Non poteva venire. Ogni sua decisione estetica e comportamentale passava attraverso di me. Il suo corpo grasso, le sue tette enormi, il suo culo pesante, la sua figa e il suo culo erano ormai sotto il mio controllo assoluto. Durante l’ultima seduta del mese, mentre la riportavo su dalla trance, le sussurrai piano: «Edoné.» Il nome d’arte le entrò dentro come una scarica elettrica. Vidi i suoi occhi dilatarsi, le labbra aprirsi, il corpo morbido tremare. La macchia umida sui jeans si allargò visibilmente. Quando si alzò per andarsene, si fermò sulla porta, si voltò e mi guardò con quella nuova espressione depravata e sottomessa allo stesso tempo. «Grazie, maestro» disse con voce roca. «Sono tua.» Non era più una semplice affermazione. Era la verità. Carla, la moglie umiliata di Marco, l’infermiera grassa di 50 anni, non esisteva più. Al suo posto c’era Edoné. La mia schiava totale. E il secondo mese era appena finito.
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