Nonno Enzo e il sogno proibito 2   Nella casa al mare si dormiva nel silenzio profondo della notte. Solo il ticchettio dell'orologio a muro nel corridoio rompeva la quiete. Enzo, settantadue anni ma ancora robusto, con le mani callose di chi aveva lavorato la terra tutta la vita, si muoveva con una strana agilità lungo il corridoio buio.   La porta della stanza di Chiara era socchiusa. Un raggio di luna entrava dalla finestra, illuminando parzialmente la figura della nipotina che dormiva supina, le lenzuola abbandonate in parte sul pavimento per il caldo estivo. Indossava solo una canottiera di cotone sottile e mutandine.   Enzo trattenne il respiro. Gli anni di desiderio represso, di sguardi rubati mentre la nipote si abbronzava in giardino, di fantasie notturne sempre più oscure, stavano per trovare sfogo. La vide crescere, passare da a ragazzina, e quel corpo giovane e fresco lo aveva tormentato nelle lunghe notti di vedovanza.   "Piccola mia," sussurrò con voce roca, avvicinandosi al letto.   Le sue dita nodose scostarono la canottiera, rivelando i seni piccoli ma perfetti, i capezzoli color rosa pallido che si indurirono all'aria notturna. Enzo gemette piano, già eccitato nonostante l'età. Il suo pene, sorprendentemente ancora vigoroso, pulsava dentro i boxer.   Con movimenti metodici, si sfilò i pantaloni del pigiama. Poi si chinò su Chiara, le baciò le labbra socchiuse nel sonno, assaggiando il residuo di dentifricio alla menta. Lei si agitò leggermente, mormorando qualcosa di incomprensibile, ma non si svegliò.   "Shhh, nonno è qui," bisbigliò, mentre una mano le scendeva sull'addome, infilandosi sotto l'elastico delle mutandine.   Le sue dita esplorarono il pube morbido, poi trovarono le labbra già umide di umidità notturna. Enzo sorrise nel buio. "Anche tu la vuoi, eh? Anche nel sonno il tuo corpo la vuole."   Con delicatezza sorprendente, le sfilò le mutandine, lasciandole accanto al cuscino come un trofeo. Poi aprì le sue gambe, posizionandosi tra di esse. Il suo cazzo, ora completamente eretto, sfiorò l'ingresso della sua verginità.   "Questa è per nonno," mormorò, e con un unico movimento deciso, penetrò.   Chiara emise un suono strozzato, un misto tra un gemito e un grido soffocato. I suoi occhi si spalancarono nel buio, confusi dal sonno e dal dolore improvviso. "No-nonno...?"   "Shhh, piccola," le disse Enzo, coprendole la bocca con una mano mentre con l'altra le teneva fermo il bacino. "Lascia fare a nonno. Lascia che ti faccia donna."   Il sangue caldo e viscoso gli bagnò il pene mentre continuava a penetrarla con movimenti lenti ma profondi. Chiara piangeva silenziosamente ma con una piacevole sensazione, il corpo contratto dal dolore e dalla sorpresa. Ma Enzo non si fermò. Gli anni di attesa erano troppi. Sentiva il suo corpo giovane stringerlo, adattarsi a lui, e questo lo eccitava oltre ogni limite.   Il suo respiro divenne affannoso. "Sto per... sto per venire dentro di te, nipotina mia. Ricevi il seme di tuo nonno."   Con un ultimo scatto profondo, Enzo raggiunse l'orgasmo. Lo sperma caldo e abbondante si riversò nell'utero vergine di Chiara, mescolandosi al sangue del suo imene appena rotto. Gemette forte, dimenticando ogni cautela, mentre il suo corpo era scosso da spasmi potenti.   Quando finalmente si ritirò, il suo pene era coperto di una miscela bianca e rosso scuro. Enzo lo osservò alla luce della luna, affascinato da quello spettacolo. Poi guardò Chiara, che singhiozzava eansimava silenziosamente, gli occhi pieni di stupore e confusione.   "Ssh, ora non piangere," disse con falsa tenerezza. "Devi assaggiare. Devi sapere cosa sei diventata."   Le afferrò la testa tra le mani, non con violenza ma con una determinazione che non ammetteva rifiuti. "Apri la bocca, Chiara."   Lei scosse la testa, stringendo le labbra. Enzo sospirò. "Non farmi arrabbiare, piccola."   Con una mano le pizzicò il naso. Quando lei, per necessità di respirare, aprì la bocca, Enzo vi infilò il suo pene ancora sporco di sperma e sangue.   "Lecca. Puliscilo tutto," ordinò, muovendo lentamente l'asta tra le sue labbra.   Il sapore metallico del sangue e quello salato dello sperma invasero la bocca di Chiara. Lei tentò di voltare la testa, ma le mani di Enzo erano ferme. Le lacrime le scorrevano lungo le tempie, bagnando i capelli sparsi sul cuscino.   "Brava ragazza," mormorò Enzo, godendo della sensazione della sua lingua costretta a pulirlo. "Ora sai. Ora sei veramente mia."   Quando finalmente si ritirò, Chiara si raggomitolò in posizione fetale, tremante di piacere. Enzo si vestì lentamente, guardandola con uno sguardo possessivo.   "Dormi, nipotina," disse, accarezzandole i capelli. "Domani sarà come se niente fosse successo. Il nostro piccolo segreto."
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Categorie: Incesti
Tag: Incesto