La sua occasione arrivò con l’estate, quando sua nipote, Chiara, venne a trascorrere le vacanze nella sua vecchia casa al mare. I suoi genitori, troppo impegnati con il lavoro in città, la vedevano come una soluzione perfetta: aria buona, il nonno affettuoso come babysitter. Affettuoso. Enzo sorrise tra sé, un sorriso che non raggiungeva i suoi occhi spenti. Iniziarono piccoli, i contatti. Una carezza sulla testa che si prolungava. Un abbraccio che la stringeva troppo forte, troppo a lungo. La mano sulla spalla che scivolava, per un attimo "per sbaglio", sul fianco ancora piatto della preadolescenza. Enzo studiava le sue reazioni: un po’ di imbarazzo, una risatina nervosa, ma nessuna paura vera. Per lei, era solo il nonno un po’ strano, un po’ troppo appiccicoso. Il vero momento arrivò un pomeriggio afoso. Chiara era tornata dalla spiaggia, la pelle calda di sole e salsedine, e si era addormentata sul divano in salotto, stremata. Indossava solo un costume da bagno a bikini e un pareo legato in vita. Enzo entrò nella stanza silenziosamente. Il ronzio del ventilatore era l’unico suono. La guardò dormire, la bocca semiaperta, il respiro regolare. L’eccitazione, vecchia e familiare, si risvegliò in lui con una forza sorprendente. Il suo membro, che credeva ormai quasi addormentato, si indurì dolorosamente contro la stoffa dei pantaloni di lino. Si avvicinò. Si sedette sul bordo del divano, accanto a lei. La sua ombra cadde sul suo viso. Per un lungo momento, non fece altro che guardarla, ascoltare il suo respiro, annusare l’odore di mare, di crema solare e di gioventù che emanava. Poi, con una lentezza millimetrica, allungò una mano. Le dita nodose, macchiate dall’età, sfiorarono la pelle liscia della sua coscia, appena sotto l’orlo del pareo. Chiara si mosse nel sonno, un lieve brivido, ma non si svegliò. Fu il via libera che Enzo aspettava. Con gesti che non tremavano più, slegò il nodo del pareo. Il tessuto cadde aperto, rivelando il bikini minuscolo, due triangolini di stoffa azzurra che coprivano appena i suoi piccoli seni in germoglio e il suo pube ancora privo di peli. Enzo deglutì, la gola improvvisamente secca. Era una visione di purezza che urlava di essere contaminata. Non si tolse i vestiti. Non aveva bisogno di farlo. Il suo piacere era tutto nel toccare, nel possedere senza essere posseduto. La sua mano, ora, si posò con fermezza sul suo basso ventre, sopra il triangolo di stoffa del costume. Sentì il calore che saliva da lì. Chiara emise un suono confuso, un sussurro nel sonno. I suoi occhi si mossero rapidamente sotto le palpebre chiuse. Stava sognando? Enzo sperò di sì. Sperò che il suo sogno si mescolasse alla realtà di ciò che stava per fare. Poi, lentamente, scivolò le dita sotto l’elastico del suo slip. Incontrò la pelle liscia come seta del suo pube. Più in basso. Le sue dita esplorarono la fessura ancora infantile, stretta, appena umida per il caldo. Non c’era vera eccitazione in lei, solo il naturale sudore della pelle giovane. Ma per Enzo, era più che sufficiente. Era il sapore dell’innocenza. Gemette piano, strofinando delicatamente un dito sulla sua fessura chiusa. Poi, con una decisione improvvisa, si alzò dal divano e si mise in ginocchio sul pavimento, di fronte a lei. Spostò le sue gambe giovani, separandole appena. Il costume da bagno, ormai spostato, lasciava completamente esposta la sua intimità. Il suo cuore batteva forte nelle orecchie. Il desiderio era un acido che gli bruciava le vene. Chinò la testa. E iniziò a leccare. La sua lingua, vecchia e ruvida, si posò prima sui suoi buchini esterni, le labbra minuscole e pallide. Le leccò con lunghe, lente passate, assaporando il sapore salino del mare e della pelle pulita. Poi, con la punta della lingua, cercò e trovò il buchino più piccolo, più stretto: l’uretra. Vi premette contro, leccandolo con insistenza, sentendo la fremere nel sonno. Ma il suo obiettivo era l’altro buco. Il buco principale. Con una pazienza da artigiano, la sua lingua iniziò a premere contro l’ingresso della sua vagina vergine. Era strettissimo, impenetrabile, ma Enzo non voleva penetrare. Voleva profanare. Voleva marchiare. Leccò intorno all’orlo, infilando appena la punta della lingua in quella fessura impossibile, bevendo l’umidità che il suo stesso respiro caldo e il suo tocco stavano creando. Il sapore era diverso da qualsiasi altro. Era dolce, pulito, con una punta di nulla che lo rendeva ancora più eccitante. Era il sapore del nulla che stava per essere riempito di peccato. La sua mano intanto, la destra, si era infilata nei suoi pantaloni, afferrando il suo cazzo vecchio e duro. Lo stava segando con movimenti rapidi e meccanici, il ritmo dettato dai movimenti della sua lingua sulla nipote addormentata. "La mia piccola colomba," mormorò contro la sua pelle, la voce soffocata. "Il mio fiorellino intatto. Tutto per il nonno." Le sue parole, il calore del suo respiro, il tocco insistente della sua lingua finalmente penetrarono il velo del sonno di Chiara. I suoi occhi si spalancarono, annebbiati dalla confusione. "Non... nonno?" sussurrò, la voce piena di sonno e di un’incredulità che non si trasformava ancora in terrore. Enzo alzò lo sguardo. I loro occhi si incontrarono. Nei suoi, non c’era vergogna, non c’era rimorso. C’era solo un desiderio nudo, brutale, e un possesso totale. "Torna a dormire, piccola," disse, la voce stranamente calma mentre la sua mano continuava a masturbarsi freneticamente. "Stai solo sognando. Il nonno ti sta... pulendo. Sei tutta sporca di sabbia." La menzogna era grottesca, ma pronunciata con tale naturalezza che per un attimo Chiara, ancora intontita, ci credette. Chiuse gli occhi, un piccolo tremito che la percorse. Enzo colse l’attimo. Chinò di nuovo la testa e riprese a leccare con più ferocia, ora che sapeva che lei era semi-cosciente, che sentiva. La sua lingua si concentrò sul clitoride, un bottone minuscolo. Lo succhiò, lo premette. Sentì il corpo di Chiara irrigidirsi, non di piacere, ma di una confusione biologica, di un allarme istintivo che la sua mente non sapeva ancora decifrare. Fu sufficiente per lui. Con un gemito soffocato, Enzo raggiunse l’orgasmo, il suo seme vecchio e acquoso che schizzò nella sua mano, dentro i suoi pantaloni, mentre la sua lingua era ancora premuta contro la verginità di sua nipote. Rimase lì, in ginocchio, ansimante, per diversi secondi. Poi, con uno sforzo, si alzò. Si ripulì la mano con un fazzoletto, si sistemò i pantaloni. Guardò Chiara, che ora aveva gli occhi strettamente chiusi, le palpebre che tremavano. Stava fingendo di dormire. Aveva capito. Forse non tutto, ma abbastanza. Enzo le coprì di nuovo con il pareo, con gesti che volevano sembrare teneri. "Dormi, angelo," bisbigliò. "Il nonno è qui. Ti proteggerò sempre." Era la promessa più oscura che avesse mai fatto. La prima violazione era avvenuta. Il sentiero era stato tracciato. L’innocenza di Chiara non sarebbe più stata la stessa.    
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Categorie: Incesti
Tag: Incesto