Ormai la nostra vita era cambiata in modo irrevocabile, un'evoluzione sutille ma profonda che infondeva alle nostre giornate un'allegria elettrica, un'energia vivida che si rifletteva nei nostri occhi e nei nostri sguardi complici, carichi di segreti condivisi. Non parlavamo spesso delle esperienze vissute a Milano – un accordo tacito, non scritto, che custodiva quei momenti come tesori proibiti – ma sapevamo entrambi quanto ci avessero eccitato, quanto le sensazioni brucianti di quei pomeriggi avessero lasciato un marchio indelebile sui nostri corpi e sulle nostre menti. Ricordi che affioravano nei momenti più inaspettati: un tocco casuale durante la cena, un sorriso malizioso mentre i ragazzi erano in soggiorno, e il desiderio si riaccendeva come una scintilla.
Inutile nasconderlo, però; ciò che era successo non era la norma, non rientrava nei canoni di una coppia "normale". Era qualcosa di audace, di consensuale, dove entrambi eravamo pienamente consapevoli e complici. Più facile, per molti, che uno dei due intrecciasse storie parallele all'insaputa dell'altro, nascondendo tradimenti dietro bugie e alibi. Ma questo non era il nostro caso. Anna non aveva mai mancato di informarmi sulle avances che riceveva – più o meno esplicite, da colleghi o superiori – raccontandomene con un misto di dispiacere e ingenuità, giurando che non aveva mai dato adito a pensieri del genere. "Amore, mi ha guardato in quel modo strano, ma io non ho fatto niente per incoraggiarlo," mi diceva, gli occhi verdi sinceri. Io le credevo, ma le ripetevo sempre: "Sei ingenua, Anna. Chi ti vede, chi lavora con te, non ti stima solo per la tua professionalità. Ti brama per la tua sensualità, per la tua bellezza matura – quelle curve armoniose, quel sorriso che illumina la stanza. Inutile nasconderlo!"
E lei, fedele ai suoi principi, non avrebbe mai ceduto per interesse, per carriera o denaro. O almeno, così era stato fino a quel momento. Ma ora, con il "Vaso di Pandora" scoperchiato dai nostri giochi a Milano, le cose stavano cambiando. Pandora aveva liberato tutti i mali del mondo: gli spiriti maligni della "gelosia", della "pazzia" e del "vizio", lasciando sul fondo solo una fragile speranza. Non parlo di tradimento vero e proprio, perché ormai ci dicevamo tutto alla luce del sole – i fatti di Milano non erano un inganno, e non mi sentivo un cornuto. Cornuto è chi ignora, chi viene preso in giro. Mia moglie, invece, era caduta nel "vizio" – un desiderio insaziabile di esplorare, di godere oltre i confini del nostro letto. E questo alimentava la mia gelosia, una gelosia perversa che mi faceva salire una sorta di pazzia: bramavo vederla fare sesso con altri, lo desideravo con un'intensità malata, ma al contempo temevo che lo facesse alle mie spalle, senza di me.
Ma qual era il senso profondo di questo racconto? Beh, il fatto che non avevo mai pensato che Anna potesse avere una mentalità da "puttana" – da donna che usa il sesso per denaro, potere o vantaggi. Questo era vero fino ai fatti di Milano. Ora, con il vaso aperto, il sesso era solo sesso, un piacere puro e crudo: se piaceva farlo, perché non trarne qualche tipo di profitto? La linea tra desiderio e opportunismo si era assottigliata, e io oscillavo tra eccitazione e terrore.
Una sera, mi chiama nella stanza da letto con voce suadente: "Amore, vieni qui... ho voglia di te." Entro, e lei si spoglia lentamente, i movimenti fluidi e provocanti, rivelando la pelle liscia, i seni tondi e sodi, la curva dei fianchi che mi fa impazzire. Mi butta sul letto con un sorriso predatore, mi toglie i pantaloni con urgenza, abbassa le mutande e... wow, comincia un pompino inaspettato e fantastico, la bocca calda e umida che avvolge il mio cazzo turgido, la lingua che danza sulla cappella sensibile, succhiando con ritmo esperto. Le sensazioni sono travolgenti: quel calore avvolgente, la frizione delle labbra che scivolano su e giù, i gemiti soffocati che vibrano attorno a me.
"Ti piace?" mi chiede, alzando lo sguardo con occhi maliziosi, la saliva che le cola dal mento.
"Sììì, dai, continua... mi fai impazzire," ansimo, le mani nei suoi capelli castani.
"Allora sono brava?" sussurra, riprendendo a succhiare con più intensità, la gola che si contrae attorno alla punta.
"Sì, amore, sei bravissima... la tua bocca è un paradiso," gemo, il piacere che monta come un'onda.
Continua lei, con voce rauca tra un leccata e l'altra: "Ti piacerebbe se facessi la puttana? Se usassi questa bocca per altri... per trarne vantaggio?"
La domanda mi trafigge, ma l'eccitazione sale: "Sì, amore, sei la mia puttana... la mia troia preferita!"
Poi sale su di me con grazia felina, si infila il mio cazzo nella fica bagnata fradicia, cavalcandomi come un'amazzone selvaggia, i movimenti ritmici che la fanno rimbalzare, la vulva che stringe attorno a me in contrazioni calde e pulsanti. Mi porge i seni, e io li massaggio con forza, baciandoli a bocca piena, infilando un capezzolo turgido tutto dentro e succhiando forte, mordicchiandolo piano. Lei grida di piacere misto a dolore: "Ah! Sì, succhiali forte... mi fai bagnare di più!" Metto le mani sulle sue chiappe sode, le apro il culo con dita possessive, infilando pian piano il medio nell'ano stretto e caldo, sentendo la resistenza cedere in un calore vellutato. Cavalca sempre più forte, porgendomi il culo all’indietro a cercare una penetrazione più profonda: "Oh cazzo... spingilo dentro il culo, amore... riempimi doppio!" Finché veniamo insieme, turbolenti e copiosi, i corpi scossi da spasmi, la sua fica che squirta umori caldi attorno a me, il mio seme che la riempie in ondate pulsanti.
Cosa voleva dire esattamente con "puttana"? La risposta non tarda ad arrivare, il giorno dopo, durante una chiacchierata serale sul divano. "Sai amore, ieri il dirigente generale mi ha portato un pacco di cioccolatini, mi sorrideva e ammiccava in modo strano. Mi ha parlato della famosa promozione a capo dipartimento! Mi ha detto che preferiva che fosse riservato a me e che avrebbe messo una buona parola ai Dirigenti a Roma. Mi ha invitato a seguirlo alla Conferenza annuale per presentarmi. Andremmo giovedì mattina, la conferenza è venerdì e torneremmo sabato. Che ne pensi?"
Ed io, stralunato e arrabbiato, perché so cosa volesse intendere – e certe cose avevamo pattuito che le avremmo fatte sempre e solo insieme: "Mi stai chiedendo quello che ho capito? Di scopartelo per la promozione?"
E lei, candidamente, con un sorriso innocente ma malizioso: "Dai, ormai sai che possiamo fidarci l’uno dell’altra. E farlo tanto per farlo, sempre sesso è. Allora perché non farlo con lo scopo di trarne un po' di profitto? Una promozione, amore... per noi."
"Perché, con un estraneo, uno sconosciuto e con me presente non corriamo alcun rischio e non corriamo il rischio di essere giudicati e scherniti. Come potrei presentarmi agli occhi del Dirigente Generale? Mi guarderebbe con quell’aria da ebete, sentendosi superiore!"
Sto impazzendo dalla rabbia e dalla gelosia, il cuore che martella, ma mi accorgo di avere il cazzo in tiro di nuovo, duro e pulsante nei pantaloni. E lei se n’è accorta, perciò non demorde, accarezzandomi la coscia: "E’ proprio questo il bello, lui non sa che tu sai, ma tu sai! Immagina... io che lo prendo per la carriera, e tu che mi guardi eccitato."
In questi casi puoi solo agire d’impulso e dire sì o no. Se dici no, magari poi te lo fa alle spalle! "Cazzo, lo sai che ti amo e non voglio che tu lo faccia! Lo sai perché… Ma la cosa, inutile nasconderlo, mi eccita da morire! Va pure, ma ad una condizione: io ci voglio essere, e se non di persona, quasi. Voglio che filmi tutto, senza fartene accorgere, voglio vedere cosa ti fa e sentire cosa dice. Ogni dettaglio, amore... per sentirmi parte di te."
Detto fatto. Arriva il giovedì mattina, ci salutiamo calorosamente, un bacio profondo che sa di addio temporaneo e promessa. Arriva il pomeriggio, e dal suo messaggio capisco il programma: scopata giovedì pomeriggio prima della riunione – se non si scopa, niente promozione. Promozione programmata il venerdì mattina, e scopata di ringraziamento del venerdì pomeriggio e notte. Ritorno sabato. Giovedì pomeriggio mi arriva un WhatsApp di conferma arrivo in stanza: "Siamo qui. Inizio." Fremo, tremo, sono ansioso come un animale in gabbia... Esco e vado a correre per due ore, il sudore che mi cola, ma la mente fissa su di lei. Sto impazzendo. A cena sono solo, ancora niente... Ore 23:25, arriva WhatsApp: “Buonanotte, sono stanca, dormo…”. Segue un video. Scarico, ma ci mette tanto, il cuore che batte forte.
Scena: Lei apre la porta della stanza d'hotel, lui – il dirigente sessantenne, grassoccio e arrogante – entra con un sorriso lascivo. Si baciano imbarazzati, lei soprattutto, le labbra che sfiorano le sue con esitazione. Si spogliano come automi, i movimenti meccanici: lei toglie il tailleur, rivelando lingerie nera che esalta le sue curve; lui si sfila la camicia, il ventre flaccido esposto. Lei si mette sul letto, le gambe tremanti, e lui sale, infilando la testa fra le cosce con rudezza. Le lecca la fica con lingua goffa, ma lei si rilassa un po', gode fingendo un po': "Oh... sì, continua," mormora, ma guarda il cellulare che registra di nascosto, un sorriso complice per me. Lui si porta sopra di lei, che apre le gambe con rassegnazione, e si infila dentro senza preliminari, il cazzo medio e flaccido che penetra la sua vulva umida. Vedo quel culo da sessantenne che fa su e giù con spinte egoiste, il suono bagnato che echeggia. Sono incazzato: quel porco che la scopa e neanche la rispetta, non la fa godere minimamente, pensa solo al suo piacere meschino... Vedo lei che ansima, ma sembra finga, i gemiti forzati: "Ah... sì, capo... mi piace." Lui fa pochi colpi e trema tutto, grugnisce come un maiale: "Vengo... prendi tutto!" Eiacula dentro di lei senza preservativo, il seme che cola fuori.
Poco dopo un altro video, ore 22:13. Sono vestiti da cena, lei si spoglia ammiccando con falsa seduzione: "Ti è piaciuta la cena, capo?" Lui la segue, ansimante: "Ora voglio il dessert." Ad un certo punto la gira bruscamente, le abbassa le mutandine con mani possessive, si abbassa le sue e infila il cazzo così, a crudo, senza preliminari, penetrandola da dietro nella fica ancora sensibile. "Ah! Piano... mi fai male," geme lei, ma lui ignora, scopandola con movimenti alternati, colpi e pause per godere a pieno del calore avvolgente della sua vulva stretta. Neanche stavolta indossa il preservativo, il porco arrogante. Continua a scoparla egoisticamente: "Sei stretta... ti apro io," grugnisce, e viene dopo poco, riversando il suo seme dentro di lei senza chiedere: "Prendila tutta, troia!" Che schifo, il capo che si sente padrone, usandola come un oggetto.
La mattina dopo le telefono per salutarla. Non la sento allegra, né soddisfatta – quasi pentita, la voce stanca: "È stato... meccanico, amore. Mi manchi." Ci salutiamo, ha la conferenza. È pomeriggio. Ore 17:25 arriva WhatsApp: “Sono in camera. Fammi gli auguri per la promozione. Riposo un po’ e poi andiamo a cena”. Ore 22:34, tutto tace finora… Arriva: “Siamo in camera. A dopo”. Ore 00:15, arriva video su WhatsApp. Vedo tre persone assieme a lei: il porco del giorno prima, grassoccio e compiaciuto; un altro più distinto e dall’accento toscano, cinquantenne elegante, capelli brizzolati – dev'essere il Direttore Generale Italia; e un terzo dall’accento pugliese, più giovane e atletico, muscoli definiti sotto la camicia. Si spogliano baciandola e girandole intorno come predatori: "Sei stupenda... stasera ti facciamo nostra," dice il Direttore, le mani sul suo seno. Lei è rapita, li guarda con occhi febbrili, mi guarda attraverso il cellulare nascosto e sorride complice: "Grazie per la promozione... ora godiamocela."
La spogliano tutta con mani avide, la guardano, la ammirano: "Quanto è bella, corpo femmineo, statuario, fantastico... seni perfetti, fica rasata e invitante," mormora il giovane, accarezzandole le cosce. Lei prende due cazzi in mano – uno spesso e venoso, l'altro lungo e curvo – e si inginocchia per prendere in bocca quello del cinquantenne, succhiandolo con avidità: "Mmm... grosso, lo sento pulsare," geme, la bocca che si allarga. Dev’essere lui il Direttore, con lo ius primae noctis: la fa alzare e la gira mentre il secondo si mette di fronte per farsi spompinare, il cazzo che le riempie la gola. "Succhia bene, puttana... sei nata per questo," grugnisce lui.
Il Direttore la prende da dietro con una spinta decisa, penetrando la sua fica bagnata: "Ah! Sì, spingilo dentro... mi apri," ansima lei, godendo sul serio stavolta, il ritmo buono che la fa tremare. Il Dirigente sessantenne oggi guarda, fa da spettatore, masturbandosi piano: "Guardatela... è nostra." La buttano sul letto con rudezza. Il Direttore si mette giù supino, e lei sale sopra, prendendo il suo cazzo in fica tutto dentro, sentendo la pienezza che la dilata: "Oh Dio... lo sento in fondo, mi riempie!" Il giovane si mette dietro e le lecca il culo con lingua esperta, mandandola in estasi: "Sì... leccami il buco, spingila dentro... mi fai bagnare da morire!" Le infila due dita nel culo, massaggiandolo con cerchi ampi, sentendola pronta: "Sei dilatata... ora ti sfondo," dice, e le infila il cazzo nell'ano con una spinta lenta ma inesorabile.
Che belli quei due cazzi dentro di lei, uno nella fica calda e pulsante, l'altro nel culo stretto che stringe in contrazioni ritmiche – avrei voluto essere lì, toccarla, unirmi. Il terzo sale sul letto di lato per farsi segare: "Segami forte... fammi venire," implora, e dopo poco eiacula sulle sue mani, schizzando seme caldo. Ha goduto ma ha dato poco a mia moglie, se non la promozione, e allora sì, accettiamo il misfatto. Quei due invece, se la prendono comoda, se la prendono tutta: le strapazzano i seni con mani rudi, pizzicando i capezzoli duri fino a farla urlare: "Ah! Sì, stringeteli... mi fate venire!" Le schiaffeggiano le chiappe rosse, lasciando segni: "Bel culo... prendilo tutto," grugnisce il giovane, spingendo profondo nel suo ano. Le tirano i capelli per vederla meglio, osservarne i movimenti passivi dei seni che rimbalzano mentre viene scopata brutalmente ma piacevolmente, il corpo scosso da ondate di piacere doppio – la frizione simultanea, la pienezza assoluta che le toglie il fiato.
Ora si spostano in una coreografia fluida: il giovane giù supino, lei sopra di lui di spalle, inculata con spinte potenti: "Oh cazzo... nel culo profondo, mi sfondi!" geme lei, le gambe aperte che offrono la sua prelibatezza – il fiore bagnato, roseo e gonfio – al Direttore Generale, che subito ritorna dentro di lei e la fa sua, scopandola forte e bene dalla fica: "Sì... due cazzi che mi riempiono, mi state aprendo in due... più forte, fatemi vostra!" Dopo qualche minuto anche lui è al culmine, e mia moglie in estasi pura, il corpo convulso: "Sto venendo... oh Dio, i vostri cazzi mi fanno esplodere!" Lui le viene dentro la fica senza ritegno, il seme caldo che la riempie in ondate, ma lei accetta, perché le piace: "Sì... riempimi, lo voglio!"
Sono straincazzato. Fino a ieri la sua fica conosceva solo la mia sborra… ora non sono più il suo unico uomo, il territorio condiviso con estranei. Ma ancora è il turno del giovane, che si alza con energia, la mette a pecora sul letto e sempre scopandola nel culo la fa sua forte, con ampi e forti colpi di reni: "Prendilo tutto nel culo, troia... stringi!" Lei inarca goduriosa la schiena, spingendosi indietro: "Ah! Sì, sbattimi... lo sento pulsare, vieni dentro di me!" Finché lui viene con un ruggito, riempiendola di seme caldo che cola fuori dal suo ano dilatato.
Stamazzati e stanchi sul letto, sorridono esausti, le fanno i complimenti per la promozione e per la sua "bravura e competenza": "Sei una professionista in tutto... torneremo a 'collaborare'," dice il Direttore con un ghigno. Bevono un po’ di champagne dalle coppe, brindando alla sua ascesa, e finalmente la salutano e se ne vanno, lasciandola sola con il corpo dolorante ma soddisfatto.
Sabato pomeriggio ritorna da me, cammina ancora dolorante per gli assalti ricevuti – la fica e il culo sensibili, arrossati – ma è tronfia e soddisfatta, un sorriso vittorioso. Il vecchio ha avuto la sua soddisfazione e con lui partita chiusa. Ma con gli altri due, la strada è fatta e credo che sarà ripercorsa… chissà quante altre "conferenze". Ora però, è solo mia e me la godo: la prendo tra le braccia, la bacio con possesso, e facciamo l'amore con intensità rinnovata, reclamando il suo corpo come mio, anche se so che il vaso è aperto per sempre.
Visualizzazioni: 1 133
Aggiunto: 2 settimane fa
Utente:
