Un mese dopo quel viaggio indimenticabile a Milano, la nostra complicità era sbocciata in qualcosa di ancora più intenso, un legame elettrico che si manifestava in ogni sguardo, ogni sorriso complice, ogni ammiccamento furtivo durante la giornata. Elena, mia moglie, sembrava rinata: i suoi occhi verdi brillavano di una malizia nuova, e nel nostro intimo, il sesso era diventato un'esplorazione vorace, un turbine di desideri che ci consumava entrambi. Non si era mai negata il piacere di farsi leccare la fica – adorava sentire la mia lingua calda scivolare sulle sue labbra umide, stuzzicarle il clitoride gonfio fino a farla tremare e implorare di più – ma da quel pomeriggio con Marco, il suo culo era diventato un'ossessione condivisa, un territorio proibito che ora esploravamo con avidità. Mi concedeva spesso di leccarglielo, di assaporare quel buco stretto e roseo, mentre lei inarcava la schiena e gemeva piano, spingendomi la testa più in fondo con le mani tremanti. "Oh sì, lì... leccami il culo, amore, fammi sentire la tua lingua che mi apre," sussurrava a volte, la voce rotta dal desiderio, il corpo che si contraeva in spasmi di piacere anticipato, facendomi impazzire dall'eccitazione.
Le nostre scopate con lei sopra erano le più intense e selvagge: cavalcava il mio cazzo con un ritmo forsennato, i seni tondi che rimbalzavano ipnotici, la fica bagnata fradicia che si stringeva attorno a me in un abbraccio caldo e pulsante, succhiandomi dentro con contrazioni ritmiche che mi portavano al limite. Culminavano sempre più spesso con massaggi anali – le mie dita che sfioravano quel buchino invitante, lo titillavano piano fino a farla ansimare, il suo ano che si rilassava e contraeva al mio tocco. Un giorno, mentre lei saltava su di me con foga, il sudore che le colava tra i seni rendendoli lucidi e scivolosi, le ho infilato il dito medio per metà nel culo, sentendo il calore stretto avvolgermi. Lei ha sussultato, gli occhi spalancati dal piacere misto a una sorpresa elettrica, il corpo che tremava come se una scarica la percorresse. "Cazzo... sì, spingilo dentro tutto, amore, fammi sentire piena... come se fossero due cazzi che mi scopano insieme," ha gemuto forte, spingendosi contro la mia mano con movimenti convulsi, il suo ano che tirava dentro, contraendo i muscoli in un ritmo sincronizzato con la fica, amplificando ogni sensazione – quel calore doppio, la pienezza assoluta che le toglieva il fiato, facendola urlare di estasi mentre il suo orgasmo montava come un'onda.
Sapevo che era il passo successivo, la mia aspirazione più profonda e oscura, ma non potevo affrettare le cose a crudo. Il suo orifizio anale era ancora vergine, stretto e sensibile come un fiore non sfiorato, e dovevo prepararla con cura meticolosa, renderlo pronto per accogliermi completamente, dilatandolo piano piano fino a farle desiderare di più. Così, per il suo compleanno, ho organizzato una serata speciale: cena fuori in un ristorante romantico, con candele tremolanti che illuminavano il suo viso arrossato dal vino rosso, e io che le sussurravo all'orecchio promesse sporche. "Stasera ti vizio, amore, ma il vero regalo lo avrai in camera... ti aprirò come non hai mai immaginato," le ho detto, baciandole la mano sul tavolo mentre lei arrossiva, gli occhi lucidi di anticipazione. Lei ha sorriso, maliziosa e complice: "Spero che il dessert sia caldo e profondo... fammi tua come vuoi tu." Poi, l'ho portata in una SPA lussuosa per un massaggio di coppia, dove ci siamo rilassati sotto le mani esperte di due massaggiatrici, gli oli aromatici – profumati di lavanda e muschio – che scivolavano sulla nostra pelle nuda, sciogliendo ogni tensione muscolare e accendendo i sensi. "Mmm, che bello... mi fai sentire una dea, ma il tuo tocco mi manca già," ha mormorato Elena, gli occhi chiusi mentre le accarezzavano la schiena e le natiche, il corpo che si inarcava leggermente al contatto.
Un passaggio in sauna, dove il vapore caldo e umido ci avvolgeva come una carezza erotica, facendoci sudare copiosamente, la pelle che diventava scivolosa e sensibile, e uno nel bagno turco, con altre coppie intorno – non eravamo soli, quindi siamo rimasti in costume, ma i nostri sguardi si incrociavano carichi di promessa, le sue cosce che sfregavano contro le mie sotto il vapore. "Non vedo l'ora di essere soli... mi stai facendo bagnare solo con gli occhi," mi ha sussurrato lei, la voce bassa e rauca. Tornati in camera, ci attendevano champagne ghiacciato e frutta fresca: fragole rosse, succose e mature, che le ho offerto direttamente dalle mie labbra, mordicchiandole la lingua mentre bevevamo. Abbiamo brindato, i bicchieri che tintinnavano in un suono cristallino, e ci siamo guardati intensamente, l'aria già elettrica di desiderio. "A noi, e a tutto ciò che ci aspetta... stasera ti prendo il culo, amore," ho detto con voce profonda. Lei ha annuito, gli occhi lucidi e febbrili: "Sì, amore... fammi tua stasera, aprirmi e riempirmi come desideri."
Ci siamo baciati con passione vorace, spogliandoci dell'accappatoio e dei costumi umidi, restando nudi sul letto king size, la pelle ancora calda e profumata dalla SPA, i corpi che si sfregavano in un preliminare lento. Le ho baciato i seni con avidità, massaggiandoli con forza crescente, strizzando i capezzoli turgidi e duri tra le dita fino a farla gemere forte, il suo petto che si alzava e abbassava ansimante. "Ah... sì, stringili forte, pizzicali... mi fai bagnare da morire," ha ansimato lei, le mani nei miei capelli a spingermi giù. Ho lasciato le mani lì, a torturarle i seni sensibili con rotazioni crudeli, e sono sceso con la bocca sul suo pube rasato e liscio, leccandole la fica calda e umida con lingua esperta. La sua vulva era già gonfia di desiderio, bagnata di umori dolci e salati, e la mia lingua ha danzato sul clitoride pulsante, succhiandolo piano ma con insistenza, facendola inarcare dal letto come se una scarica elettrica la percorresse. "Oh Dio... leccami la fica, spingila dentro... sì, succhiami il clito, non fermarti, sto già venendo," ha implorato, le gambe che tremavano attorno alla mia testa.
Ma non era quello il mio obiettivo principale quella sera. L'ho girata delicatamente ma con fermezza, posizionando un cuscino morbido sotto la pancia per sollevarle il culo – quel magnifico, rotondo spettacolo ai miei occhi, le natiche sode e invitanti che si aprivano leggermente, rivelando il buchino roseo e stretto. Non ho resistito: le ho infilato la lingua nel culo con voracità, assaporando il suo sapore muschiato e intimo, mentre con le mani la masturbavo, le dita che scivolavano nella sua fica fradicia e gonfia, sfregando il clitoride con cerchi rapidi. Lei muoveva le natiche avanti e indietro con ansia febbrile, ansimante e sudata: "Sì... leccami il culo profondo, spingila tutta dentro le chiappe... oh cazzo, mi piace da impazzire, fammi sentire aperta!" Il suo ano si contraeva attorno alla mia lingua calda e lubrica, stringendola in un abbraccio ritmico, e lei gemeva sempre più forte, il corpo che vibrava di piacere proibito. Ho preso le bustine di lubrificante che avevo preparato – gel freddo, denso e scivoloso, con un aroma leggero – e ne ho versato abbondante tra le sue natiche, facendolo colare giù come una carezza viscida, lubrificandomi le dita con movimenti lenti. Le ho infilato il medio dentro piano, sentendo la resistenza iniziale cedere in un calore avvolgente e vellutato che mi ha fatto gemere. Ha sussultato, alzando la testa all'indietro, inarcandosi come un arco teso: "Ah! Sì... spingilo dentro, amore... è così bello, mi brucia ma mi eccita da morire." Non era dolore puro, ma un piacere bruciante, un desiderio ardente che le faceva contrarre i muscoli interni attorno al mio dito, stringendolo come se volesse tenerlo lì per sempre.
Ho allargato gli sfinteri con delicatezza ma insistenza, infilando il secondo dito per dilatarglielo meglio, ruotandoli piano in cerchi ampi per farla abituare, sentendo il suo ano rilassarsi e aprirsi sotto il mio tocco, mentre con l'altra mano torturavo i suoi seni e la fica alternativamente – pizzicando i capezzoli duri fino a farla urlare, sfregando il clitoride gonfio con dita bagnate fino a farle colare umori sulle lenzuola. "Oh cazzo... mi stai aprendo il culo... sì, ruota le dita, dilatami... voglio sentirmi piena," ha gemuto lei, spingendosi contro le mie dita con movimenti convulsi, il corpo scosso da tremori. Mi sono alzato sulle ginocchia, il cazzo duro e pulsante, venoso e turgido, all'altezza giusta per penetrarla. Con una mano ho stretto la sua chiappa sinistra con forza, lasciando segni rossi sulla pelle, con l'altra ho allargato il buco lubrificato, avvicinando la cappella gonfia e rossa. Lei ha capito, ha teso i muscoli per un attimo in un misto di paura e eccitazione: "Aspetta... ho paura, è grosso... ma lo voglio," ha sussurrato, la voce tremante. "Calma, rilassa i muscoli, spingi verso fuori come per andare in bagno, non preoccuparti, ti guiderò," le ho detto, la voce rauca dall'eccitazione incontenibile. Ha eseguito, respirando profondo, e ho sentito il suo ano aprirsi lentamente, accogliendomi piano in un calore stretto e vellutato che mi ha fatto gemere forte, la frizione intensa come un guanto di fuoco.
Il cazzo è scivolato dentro, centimetro dopo centimetro, dilatandola ulteriormente, e lei ha ansimato: "Oh... sì, entraci piano... lo sento che mi apre, brucia ma è bello, spingilo tutto." Si è abituata gradualmente, il suo corpo che si rilassava attorno a me, e ho cominciato a muovermi con spinte lente ma profonde, sentendo ogni millimetro del suo canale stretto stringermi in una morsa deliziosa. Ancora si irrigidiva a tratti, ma si rilassava subito dopo con un gemito, e sono entrato fino in fondo, il mio bacino che sbatteva contro le sue natiche morbide. "Tutto dentro... oh sì, scopami il culo forte ora, fammi sentire il tuo cazzo che mi riempie," ha implorato lei, la voce rotta da singhiozzi di piacere, spingendosi indietro per prendermi più a fondo. Mi muovevo all'indietro e avanti con ritmo crescente, il piacere che montava come una marea impetuosa – quel calore avvolgente, la frizione intensa e bagnata che mi portava al limite, ogni spinta che la faceva gemere più forte. Non credevo ai miei sensi: il mio cazzo stretto nel suo buco vergine, la sensazione di possesso totale, il suo ano che pulsava attorno a me come un cuore vivo. "È incredibile... ti sento stringere da morire, il tuo culo mi succhia dentro," ho gemuto, accelerando. Sono venuto in un'esplosione travolgente, riempiendola di sborra calda e abbondante che colava dentro di lei, il corpo scosso da spasmi violenti mentre urlavo il suo nome.
Non so se lei avesse goduto pienamente in quel momento – era la prima volta, forse più un misto di discomfort bruciante e piacere nascente – ma non volevo lasciarla insoddisfatta, frustrata. L'ho rigirata con gentilezza, baciandole la fica gonfia e arrossata, leccandola con voracità assoluta fino a farla venire in un orgasmo forte e intenso, le gambe che tremavano attorno alla mia testa come in preda a convulsioni. "Sì... leccami la fica, succhiami tutto... sto venendo, oh cazzo!" ha urlato, e ho infilato un dito nel suo culo ancora dilatato e lubrificato, amplificando le sensazioni con un doppio stimolo che la faceva inarcare dal letto. Ma qual era l'obiettivo profondo di tutto questo? Non solo il sesso anale con mia moglie – troppo semplice, troppo banale. Il mio desiderio, e credo anche il suo represso e crescente, era farle provare la sensazione di pieno riempimento assoluto, venendo presa e scopata da due uomini nei suoi due canali sessuali contemporaneamente, quel doppio piacere che la faceva vibrare di anticipazione, la pienezza che le toglieva il respiro e la faceva urlare di estasi pura.
Ebbene sì, lei era ormai pronta – il suo corpo addestrato, dilatato, desideroso – e io pure, con l'eccitazione che mi consumava. Deciso come non mai, ho organizzato un altro viaggio a Milano, mascherandolo come una fuga romantica. Elena non conosceva le mie intenzioni esatte, ma lo intuiva dal mio sguardo complice: "Trami qualcosa di sporco, vero? Un altro gioco?" mi ha chiesto in auto, con un sorriso malizioso mentre mi accarezzava la coscia. "Mi fido di te, amore... fammi sorprendere, ma rendilo intenso." Solita routine per non insospettirla: mattina di lavoro per me, con riunioni noiose che mi distraevano a malapena dal piano, mentre lei passeggiava sola per la città, mandandomi foto provocanti di vetrine con lingerie audace e caffè affollati; pomeriggio di shopping insieme, le nostre mani intrecciate mentre provava abiti attillati, sussurrandomi: "Questo mi starebbe bene per stuzzicare qualcuno..."; serata galante al ristorante, con ostriche succose e champagne frizzante che accendevano i sensi, le mie dita che sfioravano la sua coscia sotto il tavolo. "Stasera sei irresistibile, ma domani... domani ti farò urlare," le ho sussurrato all'orecchio, facendola arrossire e bagnare.
Il giorno dopo era il momento giusto, il culmine del mio piano. Giretto alla Rinascente e poi a via Monte Napoleone: la vedevo osservare negozi, vestiti eleganti, persone frettolose, ragazzi attraenti – ma nessuno mi sembrava all'altezza del mio intento, nessuno abbastanza imponente per realizzare la fantasia. Finalmente, entriamo in un negozio di lusso, con vetrine scintillanti. Ci apre un giovane alto e bello, atletico come una statua greca, con la pelle color ebano liscia e muscolosa, muscoli definiti che si intuivano sotto l'uniforme impeccabile, un sorriso bianco e magnetico. Ho visto gli occhi di Elena illuminarsi di un desiderio immediato, le pupille dilatate: era lui, perfetto, esotico, potente. "Buongiorno, benvenuti... posso aiutarvi?" ha detto con voce profonda e accento affascinante. Guardiamo qualcosa distrattamente, provando capi senza interesse reale, ma io faccio l'indifferente e mi avvicino a lui per chiacchierare, sondando il terreno. "Sei cortese, grazie... lavori qui da molto?" chiedo, poi sottovoce, diretto: "Saresti interessato a un'avventura discreta? Con noi, in hotel. Stacchi alle 14:00? Sarebbe... intenso." Lui annuisce, gli occhi che brillano di intrigato stupore: "Va bene, dimmi l'indirizzo... mi piace l'idea." Usciamo, e Elena è raggiante, le guance arrossate: "Era stupendo, vero? Quel corpo... mi ha fatto bagnare solo guardarlo," sussurra felice, stringendomi la mano con forza.
Pranzo leggero in un bistrot, con insalate fresche che non calmavano la fame vera, poi di corsa in camera – un appartamento Airbnb con vista mozzafiato sulla città, letto enorme e luci soffuse pronte per l'azione. Ci facciamo una doccia calda insieme, le nostre pelli che si sfregavano sotto l'acqua bollente, le mie mani che insaponavano i suoi seni e la sua fica già umida. "Sono eccitata solo al pensiero di cosa hai in mente... fammi godere," ammette lei, baciandomi con lingua avida, il suo corpo premuto contro il mio. Alle 14:10, lo incontro giù sul portone e saliamo insieme, il cuore che mi martella. Elena è sul letto in vestaglia di seta trasparente, sensuale e invitante, le curve illuminate dalla luce pomeridiana. Lui, che si chiama Jamal, sorride nervoso ma eccitato: "Ciao... sei bellissima," dice a lei, la voce profonda. "Fatti una doccia, rilassati," gli dico, e Elena lo raggiunge in bagno con un sorriso predatore, lasciando la porta socchiusa. Io resto fuori ma intravedo tutto: gli prende quell'arnese enorme – un cazzo spesso, venoso, nero come l'ebano, lungo almeno 25 cm e grosso come un polso – in mano, accarezzandolo piano mentre l'acqua scorre. "Cazzo... è enorme, non ho mai visto niente del genere... lo voglio sentire," geme lei, provando a succhiarlo con avidità, la bocca che si allarga al limite attorno alla cappella gonfia, la lingua che lecca le vene pulsanti, ma non resiste molto per la dimensione. "Non venire subito, ti voglio dentro dopo," sussurra, aiutandolo a lavarsi con mani tremanti, spalmandogli bagnoschiuma schiumoso sul petto scolpito e largo, la pancia definita con addominali duri come pietra, il pube rasato, il culo muscoloso e sodo che stringe tra le dita. "Sei un dio africano... il tuo corpo mi fa impazzire, toccarti è come fuoco," gli dice, ansimante, mentre lui geme piano al suo tocco.
Escono dal bagno, nudi e gocciolanti, e si asciugano sul letto con asciugamani morbidi, i corpi che si sfregano in un preludio elettrico. Preliminari d’obbligo, ma intensi: lui la bacia con passione selvaggia, la lingua che invade la sua bocca, mentre le lecca dappertutto – i seni turgidi, succhiando i capezzoli duri fino a farla urlare, il collo sensibile, la fica bagnata fradicia dove infila la lingua profonda, assaporandola. "Mmm... leccami la fica, sì, spingila dentro... oh cazzo, la tua lingua è grossa," geme lei, le gambe aperte. Io la bacio sulle labbra con possesso, mordicchiandole la lingua: "Goditelo, amore... ti faremo impazzire insieme," le sussurro, mentre le mie mani strizzano i suoi seni. Lei si gira su richiesta, offrendo il culo pronto e dilatato: lui vede lo spettacolo del suo fiore bagnato e lubrificato, bello e rosa, gonfio di desiderio, e avvicina il cazzo enorme, sfregandolo contro le labbra umide prima di infilarlo dentro con una spinta decisa. "Ah! Mi impali da morire... è così grosso, mi apre la fica in due!" sussulta lei con un grido misto a dolore e piacere, il corpo che trema, ma non si sposta – tutt’altro, si spinge indietro per prenderlo tutto, sentendo ogni centimetro che la dilata, la frizione bruciante che le toglie il fiato. "Sì... scopami forte, riempimi con quel cazzo nero enorme," implora, le unghie che graffiano le lenzuola.
Hanno scopato per qualche minuto in quella posizione, lui che la sbatteva con spinte ritmiche, il suono bagnato della sua fica che accoglieva quel mostro, lei che ansimava: "Oh Dio... lo sento in fondo, mi sfonda... sì, più profondo!" Poi lei si è spostata, lo ha messo giù supino e vi si è messa sopra con fatica, montandolo come una amazzone: "Voglio sentirti tutto dentro la mia fica, dilatami," ansima, saltando piano all'inizio, la vulva che si allarga al limite attorno a quel cazzo spesso, sentendo le vene pulsanti sfregare contro le pareti interne, una sensazione di pienezza assoluta che le fa girare la testa. "Ragazzi, come gliel’ha aperta!!! Sembra che la stia spaccando," penso io, eccitato oltre misura, il mio cazzo duro che pulsa. Capivo cosa lei volesse – il doppio, il threesome completo – e così sono entrato in azione, ma ricordandomi del preservativo: glielo tiro fuori con un gesto rapido, sentendo il calore bagnato della sua fica, e glielo infilo personalmente sul cazzo lubrificato, avvolgendolo stretto. "Ora sei protetto... procediamo," dico con voce rauca.
Poi, mi posiziono dietro di lei e inizio a leccarle il buco del culo con voracità, la lingua che titilla l'ano dilatato mentre lei cavalca Jamal: "Sì... leccami il culo mentre mi scopa, amore... oh cazzo, voglio entrambi i cazzi dentro!" implora lei, sbattendomi il culo in faccia con movimenti convulsi, il suo ano che si contrae al mio tocco. Preso il lubrificante abbondante, ho cominciato a spalmarlo sul suo culo roseo e sul mio cazzo duro come acciaio, sentendo il gel freddo scivolare: infilo due dita dentro di lei, dilatandola ulteriormente. "Ah! Sì, allargami il culo... le dita mi bruciano ma mi eccitano, spingile profondo!" urla lei, di dolore lancinante misto a piacere esplosivo, incitandomi con gemiti sporchi: "Voglio i vostri cazzi che mi riempiono insieme, fatemi vostra puttana!" Allargo con movimenti rotatori e infilo la cappella gonfia nel suo ano: "Oh cazzo... sì, spingilo nel culo tutto, mi state aprendo in due!" geme lei, il corpo che trema violentemente. Quei suoi “SI” erotici e urlati mi spingono avanti, e pian piano infilo tutto dentro, sentendo il suo canale stretto stringermi in una morsa vellutata, mentre sotto Jamal la penetra nella fica.
Mi è facile muovermi perché fa tutto lei col movimento del suo corpo sinuoso, del culo e della fica che si aprono contemporaneamente in un ritmo sincronizzato! È piena, riempita, occupata da due cazzi duri che la scopano all'unisono – il mio nel culo, che sfrega contro le pareti sensibili, amplificato dalla presenza dell'altro; il suo di Jamal nella fica, grosso e pulsante che la dilata al massimo. "Oh Dio... sono piena da scoppiare, i vostri cazzi mi sfondano insieme... sì, più forte, scopatemi come una troia!" gode e urla lei, scopa noi con spinte convulse, ci scopa e si fa scopare, il corpo sudato che trema, i seni che rimbalzano. La sensazione è inebriante: sento il cazzo di Jamal attraverso la parete sottile, sfregare contro il mio, amplificando ogni spinta in un attrito doppio che ci fa gemere tutti. "Cazzo... il tuo culo è stretto, ti sento stringere mentre lui ti apre la fica," gemo io. Jamal ansima: "Sì... è fantastica, la sento pulsare attorno a me... scopiamola forte!" Vado all’attacco con affondi potenti, e la sento che è al culmine, il corpo rigido: "Sto venendo... oh cazzo, i vostri cazzi mi fanno esplodere!" Mi muovo sempre più forte, sbattendo nel suo culo dilatato, e il ragazzone fa lo stesso nella fica, i nostri ritmi che si sincronizzano. Ora lei è ferma e subisce i nostri assalti violenti, impotente e in estasi: la sento sussultare, tremare forte tutto il corpo, pare in preda a convulsioni epilettiche, sta avendo un orgasmo esplosivo, multiplo, che la fa urlare a squarciagola!!! "Sììì... vengo, mi state facendo schizzare... oh Dio, non fermatevi!"
Mai vista in questo stato, mai vista godere così intensamente – il corpo scosso da ondate infinite, la fica che squirta umori caldi attorno al cazzo di Jamal, l'ano che si contrae spasmodicamente attorno al mio. Vengo anch’io dentro di lei in un'esplosione, riempiendole il retto di tanta sborra calda e viscosa che cola fuori, il piacere che mi acceca. Lui si sposta ma non è venuto ancora! Non ci credo: si alza con forza animale, se la prende in braccio come una piuma, le gambe di lei sulle sue braccia muscolose, tutta aperta e esposta, spalle al muro freddo, e comincia a scoparla ancora... forte, con spinte brutali che la fanno rimbalzare. "Scopami forte, Jamal... il tuo cazzo mi sfonda la fica, fammi male!" implora lei, le unghie che gli graffiano la schiena, il corpo leggero tra le sue braccia potenti. Sempre più forte, il suono bagnato delle spinte echeggia nella stanza! Poi lui la scende con gentilezza rude e la gira, faccia al muro piegata all’indietro, col culo in favore di visuale, le natiche aperte, e ritorna alla carica nella fica da dietro. La scopa, la sbatte forte come un martello pneumatico... Lei deve tenersi con le mani al muro per non sbatterci con la testa, urlando: "Ah! Sì, sbattimi come una puttana... il tuo cazzo mi arriva in gola, mi fai male e bene insieme, continua!" Continua sempre più forte, i muscoli tesi, finché con un grugnito animale profondo finalmente viene!!! Riempie quel povero preservativo di caldo liquido bianco giallastro, abbondante, il corpo che trema.
Lei è stremata e si butta sul letto, il corpo sudato e tremante, la fica e il culo dilatati e rossi, umori che colano ovunque. Lui è stravolto, mi guarda con un sorriso esausto e gli faccio un cenno di saluto. Capisce, va in bagno, si riveste alla ben e meglio e se ne va, lasciando un "Grazie... è stato epico." Lei mi guarda dal letto, ha gli occhi lucidi di lacrime di piacere e mi sorride esausta... mi ringrazia con quegli occhi che vogliono dire tutto! “Grazie perché mi hai fatto provare tutto questo. Grazie perché lo so, lo hai fatto con amore e per amore… mi hai fatto sentire piena come mai, i vostri cazzi insieme erano... paradiso." Io volevo farle provare l’ebbrezza dell’essere scopata da due uomini in un threesome totale, e ci sono riuscito – anche se poi lui ha avuto il sopravvento, monopolizzando mia moglie e il suo piacere grazie alle sue dotazioni enormi e alla sua resistenza sovrumana… Siamo tornati a casa felici e carichi, il nostro legame più forte, pronti per affrontare il resto della nostra vita insieme con i migliori propositi, e forse nuove avventure all'orizzonte.
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Aggiunto: 2 giorni fa
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